Identità multiple dentro Mail.app

8 feb 2010 In: Macintosh

Il problema che avevo quest'oggi è essenzialmente legato all'attività di link building che è parte integrante del SEM che svolgo come lavoro; tuttavia il mio caso specifico non vuole cerco circoscrivere la soluzione esclusivamente al mio comparto lavorativo.

Il problema:

Fare link building significa inviare email a potenziali partner sparsi per il globo, richiedendo loro di instaurare una qualche forma di fattiva collaborazione mirata alla visibilità reciproca. Sono fermamente convinto che nel fare questa attività bisogni necessariamente presentarsi nei panni del cliente. Agire quindi per suo conto, e presentarsi con un indirizzo gmail, tanto per citare un caso di un grosso cliente con il quale ho recentemente collaborato, mi sà veramente di ridicolo.

Ecco che il farsi creare una casella di posta elettronica con il dominio del cliente si rileva assolutamente necessario. Ancora meglio è un alias, che dirotta le mail di quella casella sulla vostra email principale, permettendovi di non avere decine di password da ricordare, ma di poter agire da un solo account.

Cosa succede a questo punto? Se si lavora con un alias, Mail.app di default associa un nome (e cognome) e un indirizzo di posta elettronica per casella. Come fare quindi per rispondere al mittente che ha scritto sul nostro alias?

La soluzione:

Fortunatamente Mail.app ha una specie di trucco nascosto di cui ho trovato traccia dentro al forum Apple, il quale suggeriva di aggiungere tanti indirizzi di posta quanti sono quelli ai quali siamo interessati, in coda a quello principale sul quale solitamente si riceve la posta. L'immagine qui sotto dovrebbe togliere ogni ombra di dubbio.


mailapp-accountproperties.jpg

Una volta salvate le vostre impostazioni, andando a scrivere un nuovo messaggio, noterete che nel vostro elenco a discesa, quello dove erano eventualmente presenti altri indirizzi di posta per altri account configurati (ammesso che li avevate), ci sarà questo nuovo indirizzo.
Se la casella prima non c'era, state pur certi che ora la noterete. Guardate comunque l'immagine per capire ciò di cui sto parlando.

mailapp-newmessage.jpg

A questo punto potrete rispondere ai messaggi impersonando direttamente l'alias che ha ricevuto la posta.

Attenzione

A seconda della configurazione del server di posta in uscita utilizzato dall'account alias, questo potrebbe non essere sufficiente. Ormai è raro trovare server in uscita che accettano il relaying senza forme di protezione, di conseguenza potreste dover configurare un account SMTP per poter spedire, ma ovviamente questo argomento esula dal post in questione.

Technorati Tags: mail.app, identità multiple

Stamattina, nello spulciare i twitter quotidiani, mi imbatto in uno di FortuneCat che commenta negativamente l'ultima trovata del Min. Zaia e del McItaly. Li per li non capivo, e sono stato tanto curioso da chiedere il link dell'articolo originale, il quale mi trova assolutissimamente d'accordo con Matthew Fort e con la versione originale del suo articolo pubblicato sul Guardian.


Mc Italy un prodotto che di Italiano ha veramente poco

Se non hai av uto modo di leggere l'articolo, in poche parole è successo che il Ministro Zaia ha avuto la - malsana - idea di "difendere" l'italianità di un panino del McDonald's, tal Mc Italy, dicendo che è un vanto per il nostro paese e per il nostro buon gusto, solamente perché tal panino conterrà "sani e genuini" prodotti italiani.

Probabilmente, come già in passato ho avuto modo da ridire con mia moglie, il Ministro Zaia non ha capito un fico secco delle nostre tradizioni e della nostra cucina. Ma quand'anche fosse possibile ritenerlo un esperto, quello su cui mi vorrei focalizzare in questo mio post, non è certo la sua conoscenza gastronomica, ma proprio il modo in cui ha esordito contro la testata britannica. Smentirò una ad una le sue affermazioni.

..ciò consentirà ai clienti di McDonald's di mangiare un panino sano fatto con soli prodotti italiani.

Un panino dal McDonald's, per quanto composto da soli prodotti italiani, non può essere considerato affatto sano per alcuni semplici motivi nutrizionalistici.

Il pane utilizzato, pieno di sostanze conservanti e strutto (per mantenerlo morbido) così come gli oli utilizzati in cottura (oli vegetali normalmente di basso profilo nutritivo) fanno si che la miscellanea complessiva, per quanto contenga ortaggi e prodotti italiani in genere, si allontani molto dai sani principi nutritivi tanto decantati dal Ministro.

Il ministro poi ha elencato le difficoltà che gli agricoltori europei stanno vivendo...

Frena, non ha detto Zaia che il panino sarà fatto di soli prodotti italiani? Cosa c'entrano allora i produttori agricoli europei? Semplice, perché la domanda del panino, indipendentemente da tutto, sarà comunque elevata e gli approvvigionamenti che un normale consorzio italiano sarà in grado di fare, sicuramente non basteranno a sopperire le richieste che la burger chain farà.

E il consorzio ci riconduce alla terza e ultima affermazione.

McItaly porterà ogni mese nelle tasche dei contadini italiani 3.488.000 euro di nuove entrate. Un conteggio così preciso, devo dire è strabiliante, così tanto certosino che quasi mi spaventa. Come avrà fatto il Ministro a calcolare già gli introiti che i nostri contadini percepiranno?

Ironia a parte, dato che McDonald's non tratta in prima persona con i contadini (come potrebbe?), sicuramente ci sarà un consorzio o qualche anello in mezzo alla catena che ai contadini farà arrivare un decimo di quello che potrebbero veramente ricavare con una trattativa diretta. Basti pensare a quello che succede quotidianamente quando si va al mercato e si comprano i generi di prima necessità direttamente dal contadino che produce e vende in prima persona e i normali banchi che invece passano per i nostri "mercati generali", o ancora - se vogliamo - alle cooperative di produttori diretti che stanno letteralmente invadendo le città italiane con un ottimo successo visto un ragionevole costo dei beni ceduti per un'equipoll ente qualità.

Come sempre quindi ci sarà sotto il magheggio italiano, che, ancora una volta mi sento di denunciare in quanto non più tollerabile per un paese ormai allo sbando come il nostro.

Le dimissioni mi sembrano una cosa opportuna

Vista l'alta incompetenza dimostrata, senza voler entrare nei meriti specifici delle altre vicende che in passato mi hanno lasciato di stucco, mi sento nel dovere di consigliare al Ministro di dimettersi, perché di italiano la sua presa di posizione ha veramente poco e anche con la lettera di risposta inviata al giornale ne sono una piena conferma (leggete i commenti che seguono, scritti da non italiani e non che si sono associati a Forst in questa sua GIUSTA manifestazione di sdegno. tanto per capirci).

Se lavori con i siti web a livello professionale forse avrai sentito parlare più di una volta del file Sitemap.xml e della loro importanza per poter fornire in un'unica comoda risorsa tutte (entro certi limiti) le pagine che un sito web dispone.


Isometric sitemap by alfonso bozzelli

Se vuoi imparare come si scrive un file sitemap, puoi dare un occhio al sito "ufficiale", sebbene oggi quasi nessuno è così coriaceo da prendere tutte le pagine del sito e scriverle a mano una dopo l'altra; piuttosto si cercano le facili vie attraverso tools online e script appicciati dietro pluri-testati sistemi di blogging come WordPress e compagni.

Questo non significa tuttavia dover ignorare alcuni semplici regole sebbene queste vengano riportate come facoltative. In particolare mi sto riferendo agli attributi ChangeFreq e Priority.
Come lo stesso sito indica, i due parametri laddove inseriti, vengono presi come una indicazione piuttosto che come una direttiva. Esattamente quello che succede con il tag canonical. Tuttavia esperienza mi insegna che se qualcosa non è citato o detto ufficialmente, non vuol dire che non esista, e in soli 8 anni che mi occupo di questo settore qualche fenomeno strano e contro tendenda l'ho notato anceh io. Tra questi anche quello della sitemap e dei suoi parametri facoltativi.

L'attributo ChangeFreq

Questo parametro permette di indicare con che frequenza le pagine dovrebbero essere scansionate. I valori disponibili sono “never”, “yearly”, “monthly”, “weekly”, “daily”, “hourly”, or “always”, ma il sito non accenna certo ad un possibile utilizzo, cosa che voglio azzardare a fare io:

  • always: come dice la parola stessa, sempre. Generalmente questo valore si sposa con la home page di un sito che è quella quasi sempre sotto costante aggiornamento, piuttosto che con tutte quelle pagine che contengono informazioni il cui cambiamento risulta essere repentino.
  • hourly: una volta all'ora. Mi viene da pensare a delle informazioni di natura commerciale distribuite a carattere ridotto, come ad esempio siti come Yahoo! Finanza che aggiorna le quotazioni di cambio.
  • daily: una volta al giorno. Questa ben si sposa con le pagine che contengono gli indici dei blog o con gli aggregatori (a seconda della frequenza di aggiornamento), o per esempio lo stato di avanzamento di una riparazione, nel caso di un customer service.
  • weekly: aggiornamenti più latenti, utili ad esempio per le schede prodotto o per quelle pagine che parlano di eventi in cui gli utenti contribuiscono saltuariamente alla loro organizzazione.
  • monthly: aggiornamenti occasionali. Le FAQ sono il classico esempio, piuttosto che manuali di istruzione in prima stesura
  • yearly: quasi mai aggiornato, ovvero quelle pagine istituzionali come chi siamo e dove siamo. A meno che non cambiate sede una volta al giorno, questo è il caso tipico.
  • never: aggiornamenti zero. Questo può essere l'ultimo stadio per contenuti vecchi, pubblicati ancora sul sito, quindi che hanno un valore in termini di visibilità e links, ma che non necessitano di essere ispezionati una volta al giorno.

Nella stragrande maggioranza dei casi, per un sito di piccole - medie dimensioni, i tag da utilizzare dovrebbero essere weekly, monthly, yearly e never, ma è palese che ognuno deve trovarsi il caso più adatto alle proprie esigenze.

L'attributo Priority

Anche questo parametro è facoltativo e permette di attribuire un peso alla pagina specificata con un valore che oscilla tra lo 0.0 e 1.0. Questo valore non influisce sul modo in cui le tue pagine vengono considerate dallo spider, ma ti consente di indicare ai motori di ricerca le pagine che reputi più importanti. Il suo valore predefinito è 0.5.

Nella mia modesta esperienza ho sempre utilizzato questo attributo con il seguente schema:

  • 0.8-1.0: per la homepage o le pagine principali, come per esempio le pagine prodotto o quelle che descrivono i servizi principali di una azienda.
  • 0.4-0.7: pagine secondarie, landig pages, articoli, FAQs.
  • 0.0-0.3: pagine di scarso interesse per il visitatore con informazioni irrilevanti in storicamente parlando (pagine non più aggiornate)

Perchè mantenere aggiornata la sitemap conviene?

Come detto sopra impostare questi parametri può non avere alcuna efficacia, e anzi solitamente non ce l'ha; tuttavia va notato che quando lo spider passa per un sito, lo stesso registra tutte le informazioni possibili su una pagina, quindi non solo i cambiamenti a livello di fattori on-page, ma anche informazioni strettamente correlate come i server-header e le informazioni dentro la sitemap per esempio.

Un uso efficiente di questi due fattori non farà altro che comunicare ogni quanto vogliamo la nostra pagina scansionata e quanto per noi è importante. Se solo per un attimo ipotizziamo che Google e gli altri motori aderenti allo standard seguano alla lettera quello che gli abbiamo detto, ben presto capirete come l'evitare anche solo un passaggio da parte del crawler per una pagina del sito che non merita attenzione, si trasforma in un risparmio di banda e in una maggiore efficenza dei tempi di risposta del server web sul quale il nostro sito è ospitato. Ovvero, in poche parole, contribuiremo a migliorare l'efficacia e la velocità globale del sito, fattore su cui Google ultimamente sta puntanto parecchio.

Technorati Tags: sitemap, ottimizzazione delle pagine

Un titolo forse emblematico quello che ho scritto sopra, ma del resto è la verità. Lasciamo perdere gli "esperti" del settore che fanno a gara a chi si rincorre di più, iscrivendosi a pagine fan di Facebook, followando un account twitter o leggendo i feed RSS.


Facebook, Twitter, LinkedIn ...

Passiamo per un momento nella realtà di una azienda, negli uffici della segretaria poliedrica che tra il rispondere alle telefonate e controllare la posta, ha ora anche questo nuovo ardito compito, quello di capire chi parla della azienda per la quale lavora. Quante segretarie pensate che facciano questo lavoro? Su una scala da 1 a 10, mi sbilancerei con 2. Questo per quanto riguarda le piccole e medie aziende, che in Italia sono la stragrande maggioranza.

Nelle grandi aziende, se siamo più fortunati, e la dirigenza ha iniziato a comprendere che fuori le loro mura vi è qualcosa di più che la carta stampata e la televisione alla quale sono soliti rivolgersi, forse potremmo trovare un ufficio marketing che potenzialmente in parte sarà stato riconvertito in digital marketing.

Ma ciò nonostante, più di una volta mi sono sentito dire, si ma tanto che cosa mi ci iscrivo a fare a questo o a quel canale?

Nessuno perde tempo a parlare di me!

Questo pregiudizio può esservi fatale. La straordinaria semplicità nel poter oggi innescare una conversazione grazie alla molteplicità di questi strumenti sociali è qualche cosa che sta sconfinando ogni oltre più rosea aspettativa. E il potenziale timore che avete pensando "si ma poi qualcuno scriverà commenti negativi" è ancora una volta una castroneria. Perchè?

Semplice, con o senza pagina di Facebook o account di Twitter (o quello che vi pare) i vostri clienti stanno già parlando di voi e della vostra azienda. Se siete una società di considerevoli dimensioni quasi certamente, qualcuno da qualche parte ha parlato di voi e dei vostri prodotti dicendo cose scioccanti oppure elogiandovi e lavorando al posto vostro.

La domanda da porsi a questo punto è, non sarebbe meglio canalizzare queste discussioni in qualche cosa di più costruttivo?

La risposta è ovviamente si, ma bisogna iniziare a fare delle considerazioni di fondo sula sfera sociale in generale e capire veramente se i social media sono fatti apposta per voi.

In primo luogo, vi è una differenza tra le critiche isolate che una società può ricevere qua e là sul web da parte di persone di diversa influenza, questo senza considerare la loro veridicità.
In secondo luogo, e cosa più importante, bisogna capire quando una società sia disposta ad investire in questi mezzi di comunicazione sociale, ovvero monitorando il canale e recependo tutto quello che può essere andato storto, ma al contempo instaurando un rapporto diretto con queste critiche e i loro autori.

Se non siete disposti a prendere in considerazione il primo fattore e ritenete di non avere sufficiente tempo e persone per il secondo, allora operare forse potreste esimervi dall'operare - non senza danni futuri - nei social media.

Technorati Tags: SMOTwitter, Social Media

Cinguettando per la rete

23 gen 2010 In: SEO, SEM, Digital Marketing

Dovrebbe essere chiaro a tutti oramai che fare SEO - Search Engine Optimization - non è fare SMO - Social Media Optimization. Le due cose sono per lungo tempo andate a braccetto, spesso venendo confuse le une con le altre, perchè in fin dei conti si tratta sempre di convertire traffico.

Del resto la SEO è veramente una attività statica: una volta che la pagina è stata ottimizzata, nella stragrande maggioranza dei casi non vi è più nulla che si possa fare per migliorarne il posizionamento se non operare su fattori esterni come i Social Media per l'appunto, che permettono di instaurare una relazione ... un flusso ... tra il vostro sito e i visitatori.

Così, senza nemmeno rendersene conto, il solo creare una pagina di Facebook o un account Twitter permette al web marketer di creare un marketing mix migliore supportando a 360° la propria strategia e con essa migliori possibilità per il brand trattato di aumentare le vostre possibilità di vendita.

E' per questo che da tempo io ho smesso di parlare di SEO come figura professionale, utilizzando al suo posto la parola SEM e ancora meglio sarebbe parlare contemporaneamente di SEM / SMO, questo per dare al nostro interlocutore un'idea chiara della nostra sfera di competenza.

Ma tutto questo per arrivare dove? Oggi vi volevo parlare un pò di Social Media, in particolare di Twitter che ogni giorno che passa incalza sempre di più con i suoi micro messaggini e che quindi è un'ottima fonte di web marketing, dove si può iniziare un dialogo che si può trasformare velocemente in un passaparola.

Non voglio però fare il solito post, quello dove si dice che Twitter è bello e buono per cercar clienti, o per essere informati su quello che gli altri dicono. Questo lo si è letto e riletto nel corso di decine di post nei mesi scorsi.

Voglio parlare degli innumerevoli siti web, che basandosi sulle API di Twitter, hanno rilasciato in rete nuovi servizi, segno inequivocabile che la celebre micro piattaforma sta occupando un ruolo predominante nella reste di cui anche lo stesso Google ha compreso l'importanza.

Da dove Twitti?

Per chi ha un iPhone o un altro device evoluto sul quale ha installato un client per Twittare anche quando non ha sotto mano il proprio computer, esistono diversi tool (quello che preferisco è Tweetie) che permettono di conoscere anche chi sta twittando nei paraggi. Questa caratteristica è stata possible da quando Twitter ha implementato il servizio di geo localizzazione; tuttavia, nonostante a dicembre scorso qualcosa si è mosso con l'acquisto di Labs Mixer per una possibile integrazione di questo servizio, nell'attesa che un supporto ufficiale venga reso disponibile per ottenere questo genere di informazioni, dobbiamo accontentarci di qualcosa di meno preciso attraverso un Twitterholic.com, il quale si rivela comodo per avere una idea di quanto un utente sia attivo.

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Per cercare persone che twittano da un determinato posto è necessario che nelle vostre impostazioni il luogo sia stato specificato, e molti questo non lo fanno, quindi utilizzareTwitterholic.com con un URL come questo: http://twitterholic.com/top100/followers/bylocation/Roma/, cambiando magari il nome della città con quello più pertinente a voi (Non vi è nulla di strano e magico nell'URL; è lo stesso che potreste recuperare voi mentre analizzate i vostri followers).

Quanto e con chi interagisco?

Un aspetto importante della nostra vita sociale è quello di capire con chi si sta interagendo. Informazioni che può avere senso conoscere per farci un'idea delle relazioni (più attive) strette nel tempo e come il nostro tempo sul canale viene ripartito. Abbastanza completo in questo senso è TwitterStats oppure Xefer (per il quale non stravedo)201001231236.jpg.

Pareri degli utenti, si sempre!

Un'importante sistema di comunicazione è sempre stato il sondaggio. Esisteva quando ancora non c'era il computer, con carta e penna, per passare al telefono fino a giungere a quello elettronico con StrawPoll.

Voi domandate, gli altri rispondono. Voi domandate, gli altri interagiscono con voi e immediatamente il vostro sondaggio diventa un vero sistema di comunicazione a 360°.

Il bello di mostrare qualcosa.

Da sempre integrare il testo scritto con delle immagini è considerato un sistema per leggere la lettura più piacevole. Twitter dal canto suo non permette questo, ma tra i vari servizi provati, quello che veramente mi piace è TwitPic, che sfruttando le stesse credenziali di Twitter ti permette di postare foto on line e associarle ai propri cinguettii.

Altri servizi minori.

Come dicevo poco sopra le API di Twitter hanno permesso innumerevoli applicazioni. Alcune di queste, a mio avviso sono prive di utilità, ma i gusti sono gusti.
Giusto per citarne qualcuno HappyTweets, il cui nome dovrebbe essere abbastanza esplicativo, o Tweetree che espande tutto il contenuto postato su twitter, che personalmente non apprezzo in quanto la semplicità è il punto forte di Twitter e se voglio vedere qualcosa proseguo oltre da solo piuttosto che essere annoiato con tutto quanto viene pubblicato - come succede per Facebook.

Nella lista potrei aggiungere Hashtags, che ho provato ad usare indirettamente più di una volta, ma sono più i tentativi persi che quelli andati a buon fine. Forse sarà per via della nostra lingua raramente utilizzata nel web, o TweetSnap utile per creare badge ... la cui utilità effettiva ancora non mi è chiara.

Concludo con un servizio a mezza via volto a capire quanto tempo avete perso su Twitter, da utilizzare solo se pensate veramente che Twitter non serva a nulla.

Technorati Tags: SMO, Twitter

Una delle teorie SEO che ho letto spesso durante le mie ricerche è quella che Google consideri i link testuali - non attivi - e li consideri come una sorta di segnale.

Suona strano ed incredibile al punto che Matt Cutts, il Google Search Engineer, ci ha dedicato un video a proposito (anche se è vecchio, notate che ha ancora i capelli in questo video)..

Allora perchè questo post? Perchè starsi ad annoiarsi con una cosa del genere se lo stesso Matt Cutts dice che questo genere di link non sono interprerati come inbound link validi?

Questa è la mia piccola esperienza in merito, che magari potrà non essere affatto interessante, ma potrebbe aprire le porte ad un certo numero di discussioni in merito.

Lavorando con la rete tutto il giorno, con i social media, e gli UGC (contenuti generati dagli utenti) per capire cosa succede la fuori è necessario utilizzare dei sistemi per monitorare anche in modo automatico la rete.

Uno dei sistemi che preferisco è Google Alert che periodicamente invia una email (o più di una, a seconda del numero di SERP controllate) con tutti i link che il motore di ricerca ha trovato nell'arco del timeframe specificato.
Questo è il punto. In più di una occasione ho ricevuto degli alert impostati per ritornarmi eventuali link scoperti per la rete, ma andando a verificare veramente il link non sono stato capace di trovare un link attivo, ma solo una menzione. Per capirci, invece di trovare qualcosa tipo <a href="http://www.andreamoro.eu/"> (immaginando di leggere il codice html), ho trovato solo la referenza scritta in questo modo http://www.andreamoro.eu/

A questo punto un paio di domande mi sono balzate in mente. Vengono i link non attivi considerati come quelli attivi? Possono questi link contribuire alla cosidetta link authority?

Ritengo che questo al momento non possa succedere, ma il fatto è che non si può mai essere troppo confidenti delle dichiarazioni che Google rilascia perchè in più di una occasione ho avuto modo di verificare il contrario delle loro dichiarazioni. Qualche volta queste teorie sono parzialmente vere, ma loro stessi non le confermano perchè non hanno mai avuto modo di validarle.

Technorati Tags: google, link, html

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Qualcosa di me

Mi chiamo Andrea Moro, sono un appassionato di informatica da quando avevo 8 anni e da quando mio padre mi regalò il C64.

Qualche anno più tardi, il mio primo pc e nel 1994 la prima esperienza con Internet, di cui mi sono subito innamorato e con cui oggi mando avanti la mia attività di Web Designing e posizionamento nei motori di ricerca.

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