Giusto qualche giorno fa stavo andando veramente ai pazzi con la stampante multifunzione HP 1312nfi. Ogni volta che si accedeva all'utility HP Director per scannerizzare i documenti via rete, HP Director ne trovava una nuova e puntualmente mi toccava cancellare la stampante e rinstallarla.

Insomma, un vero panico. Se non chè ieri mi decido a chiamare il supporto tecnico di HP, ma tutti i numeri che avevo del canale rivenditori sono stati abilmente chiusi e passati su numeri a pagamento 848 (grazie HP, ne sentivo veramente il bisogno di un ulteriore balzello da pagare).

Dato che ho un centralino telefonico che oscura chiamate a numeri a tariffazione speciale, ovviamente non sono riuscito a chiamare, ma nel mentre che ho lasciato il tool HP Assistant aperto per qualche secondo, lo stesso mi segnala la disponibilità di un nuovo firmware che sembrerebbe aver risolto questi odiosissimi problemi.

Speriamo sia la volta buona.

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Calcolatrice in Mac, l'alternativa alla Google

29 giu 2009 In: Macintosh, Tips
200903242304.jpg

Tempo fa ho parlato di una alternativa per la calcolatrice sul Mac. Oggi, leggendo un vecchio post, scopro che lo Spotlight di Mac incorpora una funzione di calcolatrice a "linea di comando" stile google. Metti l'operazione da eseguire e - nel caso di Mac - ti ritrovo il risultato dell'operazione bello e pronto nella stessa finestra.

Inserite 2+10 e il risultato apparirà come prima voce dell’elenco. Oltre all’addizione, sottrazione, moltiplicazione e divisione, è possibile calcolare la radice quadrata (scrivendo “sqrt(x)”), elevare a potenza (scrivendo “pow (2,2)” in cui il secondo numero è l’esponente). E’ supportata anche la costante pi greco.

Un complimenti all'autore del post per aver portato alla luce questa interessante e comoda funzione.

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Realizzando siti web, stando a contatto con i clienti, fare del brainstorming, ovvero fargli esprimere le loro necessità, è qualcosa di assolutamente indispensabile, ma al tempo stesso un momento dove mettere i puntini sulle i. Già, perché spesso e volentieri i clienti partono da delle assunzioni quanto mai errate con le quali poi vanno in giro, credendo che tutto sia possibile e tutto funzioni come loro pensano.

Nulla di più sbagliato. Ho riassunto allora quelle che sono le più comuni assunzioni che in questi anni mi sono capitate.

Tutti sanno che io ho fatto un sito internet, ovvero sanno come raggiungerlo!

Questa forse è quella più comune di tutti, ma è anche la più sbagliata. Fatto il vostro sito internet, voi siete nel limbo più assoluto. Parafrasando, immaginate il vostro sito internet come ad numero di telefono appena installato. Quanti lo conoscono? Nessuno, non fintanto che siete voi a dare questo nuovo numero di telefono (direct marketing) oppure il vostro numero verrà inserito nell'elenco telefonico alla prima ristampa. Ma attenzione, l'essere inserito nell'elenco (motore di ricerca) non vi assicura certo visibilità, non per lo meno quella di cui un sito internet ha bisogno per iniziare a trasformarsi da una spesa in un vero investimento che ritorni del ROI.
Questo ci collega alla seconda affermazione.

Ma io ho aperto il negozio x (o la struttura y) è chiaro che capiscano quello che vendo!

Siete davvero sicuri che un sito internet funzioni allo stesso modo di una vetrina di un negozio? Un sito internet, magari progettato con un pò troppa fretta, può non lasciare margini di comprensione al visitatore in quei famosi 10/20 secondi (quelli fatidici in cui l'utente medio decide se continuare la visita sul vostro sito).
Un esempio abbastanza lampante mi è capitato un paio di mesi fa, quando si presenta un possibile cliente che mi interpella per un nuovo sito internet. Si trattava di una nuova azienda, quindi uno dei lavori più complicati se vogliamo perché si deve ancora costruire una identità, e fatto salvo il logo, e un modesto payoff, questo personaggio non aveva nulla.

Il suo payoff recitava "progettazione e realizzazione di locali commerciali", che per colui che legge lascia un messaggio abbastanza chiaro in mente e ci si aspetta di trovare delle belle foto di locali realizzati (per esempio), mentre il personaggio, avrebbe - a suo gusto - aperto il sito con due o tre foto di articoli di arredo del locale tipo sedie e tavoli, che sono invece articoli di complemento d'arredo.
Un messaggio fotografico sbagliato, non c'è che dire, perché entrando nel sito e trovando un messaggio abbinato a delle foto che non sono immediatamente rappresentative rispetto alla vera natura del business, può portare il visitatore a pensare di essere atterrato sul sito sbagliato.

Tanto è evidente che...

Sul web nulla è evidente! Gli utenti sono variegati, dai più avvezzi ai meno portati per l'uso del computer, quindi non diamo nulla per scontato, specie se si considera che un sito web non è come un libro che (solitamente) si inizia a leggere dalla prima pagina.
Questo per dire che ogni singola pagina deve essere chiara, parlare di un singolo argomento ed invitare a quella che si chiama la call-to-action, cioè fare qualcosa. Inserire un prodotto nel carrello se si tratta di un e-commerce, iscriversi ad una newsletter o molto più semplicemente andare nel form dei contatti e mandarvi una mail o telefonarvi.

Se però manca l'elemento chiave, l'evidenza del messaggio, sarà altrettanto evidente che il vostro sito avrà fallito nel suo obiettivo: la conversione.

Un menù chiaro e cristallino come l'acqua

Il vostro menù di navigazione dovrebbe essere semplice e cristallino, nonchè sempre presente per permettere al visitatore di "girare" il vostro sito senza per questo perdersi. Offire poi una breadcrumb toolbar, cioè delle molliche di pane come per Pollicino, è senza dubbio una buona scelta per grandi siti, o in alternativa lasciare "accesi" dei pulsanti per far capire immediatamente ad un primo impatto visivo dove ci si trova, anche se si sta all'interno di una sotto-sezione.

Quanto al tasto home. C'è chi sostiene sia meglio specificarlo, con un pulsante aggiuntivo, chi invece preferisce il logo come punto di ritorno. Non ho una personale opinione in merito, piuttosto lascio che sia il design del sito a guidarmi verso la scelta migliore.

Io voglio sapere nome, cognome, indirizzo e numero di telefono di chi mi visita

Benissimo! Voi sareste disposti a fornire i vostri dati? No? E' perchè mai un utente dovrebbe farlo? Che cosa gli offrite in cambio? Niente? E allora? Con questo cliente sono stato un'ora a discutere sul fatto che fintanto che non offre un servizio - gratuito - in contropartita, non potrà mai sperare di ricevere informazioni preziose come l'e-mail con le quali poi tu cliente lo tampinerai di e-mail a più non posso offrendogli i tuoi prodotti e i tuoi servizi dei quali al povero malcapitato magari non gliene frega nulla.

Internet è bello, nel contesto del marketing, perchè sono io cliente che vengo in cerca di te fornitore quando ne ho bisogno, non il contrario. Cercare di equiparare il digital marketing al marketing tradizionale, è quasi spesso il primo errore che si fa e con il quale si sottovalutano i vari vantaggi che il canale offre.

Nella progettazione di un form di raccolta dati, cercate quindi di essere il più stringati possibile, richiedendo solamente quello di cui avete bisogno per la vostra specifica campagna. Ogni informazione da raccogliere in più, non necessaria, per quanto bella perchè vi fornirebbe un database estremamente ricco ed eterogeneo con il quale magari ipotizzare mille usi, può spaventare l'utente e farlo scappare ancora prima di aver riempito il secondo campo.

Pubblicalo così, tanto se poi non va bene lo aggiustiamo e chi è interessato ritorna

Anche questa è una delle più forti che ho sentito. Se sono interessato, ma trovo una incongruenza in quello che si dice, come lo si propone, se trovo foto scopiazzate a destra e a manca, testi ripetuti, e incollati senza nemmeno un controllo grammaticale e via dicendo, quanto veramente pensate che l'utente sia disposto a ritornare sul vostro sito?

Gli scenari sono due, o veramente siete l'unico fornitore della terra per quel dato prodotto / servizio, oppure voi quel visitatore non lo rivedrete più. Del resto perchè perdere tempo, quando la fuori, sul web, nascono ogni giorno 100 mila nuovi siti (tra siti personali, aziendali, blog ... )?

Alla luce di queste mie esperienze, concludo lasciando un link di un post che ho scritto qualche mese fa, circa dei consigli utili per un sito web.

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Viaggiare nello spazio è per molti qualcosa di utopistico nel vero senso della parola. Se non si è piloti di professione, e se non si lavora per la NASA o per l'EISA, con tanto di lauee e fisico pressochè perfetto, lo spazio - inteso come il vedere la terra così come la vede un satellite che immortala foto - è praticamente impossibile.

Ci si può accontentare di qualche film, per i più videoludici ci sono delle simulazioni 3D e 4D, ma nulla potrà mai sostituire l'esperienza dal vivo.

Tuttavia, qualcosa è cambiato. Già lo scorso anno si parlò di apposite agenzie di viaggi che, in sinergia con grandi multinazionali (Virgin Galactic) dall'ampio portafoglio, stavano organizzando di crociere "fuori dalla terra". Un'esperienza unica, in tutti i sensi, perchè se è vero che si potrà vedere la Terra a 100km fuori dall'atmosfera (Karman Line), è anche vero che una crociera del genere è per tutti.

Potrai anche essere il tipo più atletico di questo pianeta, ma se il tuo portafoglio non è abbastanza elastico da contenere anche 200 mila dollari, questa esperienza non fa per te.

Allora cosa fare? Nulla, ci si può solo accontentare guardando magari questo video della partenza di uno shuttle

o magari qualche foto dal satellite in tempo reale, che mostrano da una angolazione fissa il nostro bel pianeta con un refresh di due ore circa.

Le foto sono molto suggestive, specialmente quando si vedono gli States illuminati di notte.

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L'affidabilità delle macchine Apple è dimostrata da tempo, la stabilità anche, il livello tecnologico pure. Insomma tutto verte a favore del Mac e della casa di Cupertino, ma credetemi se vi dico che anche loro non sono perfetti.

Il loro livello tecnologico è così alto a volte che non tutto sembra essere stato controllato alla perfezione, sebbene per carità, in caso di problematiche a Cupertino certo non stanno con le mani in mano.

Il problema di quest'oggi, che ho avuto (al passato perchè questo è un future post), ancora scritto a maggio prima che partissi per le ferie, fa riferimento agli internal speaker che sembravano avessero smesso di funzionare sul mio Mac Pro. All'epoca il sistema operativo era Leopard 10.5.6, in attesa dell'uscita del 10.5.7, non mi riuscivo a capacitare perchè di punto in bianco i miei internal speaker sul Mac. La cosa buffa era che i suoni di sistema venivano riprodotti correttamente, mentre tutto il resto no.
Certo, gli internal speaker (o forse lo speaker, perchè credo ve ne sia uno solo) non sono certo un sistema audio Bose, però quando qualcosa non funziona, non sò a voi, ma a me sta terribilmente sulle scatole.

Cercando qualche possibile soluzione, ovviamente dopo aver riavviato il sistema operativo, mi sono imbattuto in una potenziale soluzione che però non ha dato i suoi risultati. In sostanza si diceva di provare a rimuovere tutti i connettori dagli spinotti audio, perchè anche un solo connettore, leggermente piegato poteva creare problemi. Non vedo come si fosse potuto piegare il connettore, ma si sà che con i bimbi piccoli per casa, tutto è possibile. Nulla, il connettore era perfettamente diritto e il problema era ancora li.

Alla fine provo a pensare, ma se i miei parametri di configurazione ci sono, ma da qualche parte sono "saltati". Allora cerco di capire come e dove il Mac salvi questi suoi parametri e scopro che esiste una sorta di ROM nella quale il Mac alloca i dati di configurazione del sistema operativo, tra cui anche i parametri audio. Resettare questa memoria chiamata Parameter Ram, è possibile semplicemente premendo la combinazione di tasti mela-alt-p-r subito dopo il suono di avvio.

Il sistema si riavvia di nuovo, per poi ripartire, impiegando qualche secondo di più del normale. Ma alla fine tutto è tornato a funzionare.

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Recentemente (due anni fa) Yahoo ha depositato un nuovo brevetto con il quale intende legiferare circa l'errore server 404 soft.

Dell'errore 404 ne ho parlato anche in passato, e quando ho letto di questo brevetto, onestamente ho fatto un peletto di fatica a stargli dietro, ma con una seconda - più attenta - lettura, alla fine ho compreso (spero) dove il motore antagonista di Google volesse arrivare.

Il brevetto in questione è:

Unsupervised Detection of Web Pages Corresponding to a Similarity Class
US Patent Application 20090157607
Published June 18, 2009
Filed December 12, 2007

Se mi avete seguito nell'articolo precedente o comunque sapete cosa sia un errore 404, non vi suonerà nuovo che ad una pagina inesistente, il server web quando interpellato, invece di restituire un codice di errore 200 (Tutto ok) deve restituire un codice di errore 404 (Pagina non trovata) per indicare per l'appunto che il contenuto richiesto non esiste.
Alla vista di tale codice i motori di ricerca sono così intelligenti da capire che l'eventuale pagina indicizzata e presente negli archivi può anche essere rimossa proprio perchè non più esistente.

Cosa succede quanto il motore di ricerca incontra il 404

Una volta che il motore di ricerca riceve questo codice, parte normalmente dal presupposto di abbandonare il sito web; questo con gravi conseguenze. Infatti una navigazione interrotta, equivale ad una scansione a metà (nel migliore dei casi), e comunque a dover attendere nuovamente che lo spider decida di passare per il nostro sito.

In una condizione come questa, artifici come la modifica del file delle pagine di errore con relativo codice d'errore ha preso via via sempre più piede.
Questo di fatto ha innescato una nuova condizione dove il server pur restituendo visivamente una pagina d'errore - per far capire all'utente che il contenuto richiesto non esiste - al contempo rimanda indietro un errore http con codice 200, di fatto falsando il normale processo d'esecuzione. Infatti, il motore vedendosi arrivare uno status di ok, prosegue nell'interpretazione della pagina e solamente inserendo qualche link all'interno della stessa, si può far si che il motore continui il suo giro di turno.

In uno scenario ideale, questi artifici non dovrebbero esistere ...

ma dato che ci sono e che vengono usati, con il brevetto in questione, Yahoo si prefigge di combatterli.

Il brevetto che per l'appunto verte a scovare pagine web per classe di similarità, immagino prevederà la creazione di una sorta di indice alternativo interrogato in date circostanze per scovare pagine che sono molto simili tra loro.

Ma cosa se ne farà Yahoo di questa nuova forma di identificazione?

La prima e più ovvia risposta è: ennesima pagina identica, se non è già presente non la indicizzo, se è presente e supera magari una certa soglia limite, il motore inizia con il pensare di rimuoverle tutte.
Questo varrà quindi anche per tutte quelle landing pages per domini parcheggiati, o pagine fatte con il solo scopo di pubblicare bannerini pubblicitari o collegamenti sponsorizzati.

La seconda possibilità è quella di ridurre il trust di una pagina che linka una risorsa non più presente. Questa cosa, se lontanamente fosse vera, creerà non pochi problemi a quei siti lasciati all'abbandono.

La terza ipotesi che mi viene in mente è quella di creare un più moderno ed efficiente sistema tipo CopyScape, con il quale mostrare chi copia chi e dove.

Quanto al fattore identificazione, il documento denominato Syntactic Clustering of the Web viene indicato come uno dei possibili sistemi atti a scovare pagine simili.

E tu che tipo di 404 sei?

Personalmente ritengo opportuno rispettare il web e restituire sempre il codice d'errore corretto. Se del resto una pagina non esiste, è perché durante le attività di modifica del sito ho ritenuto opportuno cancellarla.
E, fermo restando condizioni particolari, è giusto che a risorsa non trovata informi il motore e l'utente in modo opportuno.
Questo non significa non poter non personalizzare la pagina d'errore, ma semplicemente farlo ritornando il giusto codice.

Esiste tuttavia una condizione dove si può venir meno a questo concetto, ed è quando la pagina in questione genera discreto traffico per qualsiasi motivi o ha un discreto numero di link in ingresso.
In questo caso, posso cancellare la pagina e magari preoccuparmi di recuperare quel traffico reindirizzandolo verso una nuova risorsa grazie al redirect 301.
Il motore sarà comunque informato del cambiamento e il sito web non perderà nulla.

E' solo questione di saper usare lo strumento giusto al posto giusto nel momento giusto.

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Limitare le capacita' d'ascolto di IIS

18 giu 2009 In: IIS

IIS, sia nella obsoleta versione 6 che nella 7, ha un brutto vizio, quello di mettersi in ascolto su tutti gli indirizzi IP della macchina sulla quale è installato. Non ha importanza se il server abbia più schede di rete oppure diversi indirizzi IP su una sola, all'avvio del server, IIS da solo farà un binding su questi indirizzi per intercettare eventuali chiamate sulla porta 80, 21 o tutte quelle che avrete configurato.

Questo comportamento non è il massimo delle performance, specie se la macchina non deve offrire solo servizi web. Fortunatamente questo aspetto è configurabile tramite dei comandi impartiti da un prompt con permessi amministrativi.

Per IIS 6:

  1. net stop http /y, così che fermiamo tutti i servizi web senza richiesta di conferma
  2. httpcfg delete iplisten -i 0.0.0.0, così che cancelliamo questo binding universale
  3. httpcfg set iplisten –i , per limitare le capacità di ascolto
  4. httpcfg query iplisten, per una rapida verifica
  5. net start http e iisreset, per ripristinare il normale ordine delle cose. Se la cosa non funziona, bisogna riavviare il server.

Per IIS 7 è più o meno la stessa cosa, solo che le funzionalità di httpcfg.exe sono state spostate all’interno del comando netsh,

  1. netsh http add iplisten
  2. netsh http show iplisten
  3. iisreset
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Fermare l'auto-switching in Spaces

15 giu 2009 In: Macintosh, Tips

Spaces, è l'applicazione del sistema operativo della Mela che consente di avere una migliore e più efficente organizzazione degli spazi finestre, organizzando l'apertura delle applicazioni negli spazi a proprio piacimento. Si possono avere da 2 a 16 differenti spazi di lavoro. E' possibile muoversi tra gli spaves mediante diverse combinanzioni di tasti (impostabili all'interno dell'apposito pannello di combinazione), attivarlo utilizzando il predefinito tasto F8, oppure semplicemente quando con il Mela-Tab ci si muove tra le varie applicazione aperte (a meno che non abbiate comprato Witch).

Il bello di spaces è poi che le applicazioni si possono spostare da uno spazio all'altro, offrendo una gestione praticamente personalizzata del proprio modo di vivere il computer. Tuttavia non è tutto oro quello che luccica.

Applicazioni come Microsoft Office per Mac per esempio (e già sò cosa state pensando - NDR) non gestiscono correttamente questa feature. Nello specifico Word per Mac "lega" la barra degli strumenti allo space preimpostato, anzichè la finestra del documento. Sicchè, se avete assegnato magari Word per essere caricato di default dentro lo space 1, ma poi lo spostate nello space due, o vi ricordate a chiudere la barra della formattazione (che solitamente è quella che viene di più utilizzata) per poi riaprirla dentro lo space dove avete spostato la finestra, o quando switchate da una applicazione all'altra, selezionando Word (o un altro applicativo della suite Office), Spaces continuerà a riportarvi sullo spazio dove si trova la finestra con la toolbar della formattazione.

Non sò se questo dipenda da Mac o da Microsoft. Passate esperienze di poca usabilità, quasi mi farebbero propendere per la seconda, ma ad ogni modo non voglio accusare nessuno. Piuttosto questo post voleva vertere sulla possibilità di rendere ogni spazio una sorta di computer a se stante, fermando per l'appunto l'auto-switching.

Come fare per fermare l'auto-switching di Mac?

Aprendo una finestra di terminale, con questa semplice istruzione qui sotto si potrà fermare l'auto switching.

defaults write com.apple.dock
workspaces-auto-swoosh -bool NO

A questo punto non dobbiamo far altro che riavviare il Dock con il seguente comando:

killall Dock

Se ora provate a spostarvi in uno spazio differente e provate ad utilizzare il Mela-Tab, vedrete che non vi sarà nessuna applicazione attiva. Come è possibile? Dove sono i documenti sui quali stavo lavorando? Niente paura. Non avete perso nulla, semplicemente è come se aveste iniziato a lavorare su di un mac appena acceso. Difficile dire quale tra le due opzioni sia la più comoda. Bisognerebbe fare un periodo di test per poi commentare. Nel frattempo se questa nuova visione del vostro Mac vi spaventa, potete fare il rollback utilizzando gli stessi comandi sopra, modificando quel NO con un bel YES.

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Qualcosa di me

Mi chiamo Andrea Moro, sono un appassionato di informatica da quando avevo 8 anni e da quando mio padre mi regalò il C64.

Qualche anno più tardi, il mio primo pc e nel 1994 la prima esperienza con Internet, di cui mi sono subito innamorato e con cui oggi mando avanti la mia attività di Web Designing e posizionamento nei motori di ricerca.

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