Qualcosa su di me

Mi chiamo Andrea Moro, sono un appassionato di informatica da quando avevo 8 anni e da quando mio padre mi regalò il C64.

Qualche anno più tardi, il mio primo pc e nel 1994 la prima esperienza con Internet, di cui mi sono subito innamorato e con cui oggi mando avanti la mia attività di Web Designing e posizionamento nei motori di ricerca.

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Capita ogni tanto di dover fare uno screenshot del proprio video per poter catturare le immagini o parti di testo per commenti o altro.
Sui sistemi Windows, fino ad XP, se non si installavano tool di terze parti, l’unico sistema adottabile era quello di premere il tasto Print Screen della propria tastiera per trovarsi una bella immagine all’interno della clipboard per poi poter riutilizzare a proprio piacere.

Sulla tastiera del Mac questo tasto è praticamente inutile. Parlo sempre di Leopard, ovviamente. Infatti in questo OS è presente nativamente un grabber come quello che è stato introdotto in Windows Vista (che va però scovato nei sotto menu).

Differenza che ho apprezzato di questo grabber Mac è la possibilità anche di poter semplicemente copiare la porzione dello schermo in memoria, e non necessariamente salvarla su disco come invece obbliga quello Windows. Non ho mai approfondito il discorso su Vista, quindi magari potrebbe anche essere possibile, piuttosto che nella prima SP che verrà rilasciata aggiungano questa funzionalità. Ma al momento non ho interesse a cercare questa cosa.

Nel Mac, per poter usare questo grabber si può ricorrere a tre situazioni.

  1. Selezione di tutto lo schermo e salvataggio su file (png). Per accedere a questa funzione si deve premere insieme i tasti Shift+Mela+3,
  2. Selezione di una porzione di schermo e salvataggio su file (png). Per accedere a questa funzione si deve premere insieme i tasti Shift+Mela+4. Il cursore cambierà forma, una croce con un pallino al centro e delle coordinate in basso a destra. Selezionando con il mouse una zona dello schermo, non appena rilasciate il pulsante, il file verrà salvato sul desktop.
  3. Selezione di una porzione di schermo e retenzione dell’immagine in memoria. Si usa la stessa procedura del punto 2, ma prima di rilasciare il tasto del mouse si preme il tasto CTRL e a questo punto l’immagine verrà memorizzata nella clipboard per successivi usi.

Nota del 15 gennaio 2008:

Oggi mi è capitato di riusare lo Snipping Tool incluso in Windows Vista, e ho voluto approfondire circa il fattore immagine salvata in memoria. Ebbene anche Vista prevede che l'immagine catturata venga salvata in memoria, e questo lo fa di default, permettendoti quindi di incollare l'immagine in un documento di Word piuttosto che dentro al Live Writer durante la scrittura di un post senza per questo salvare l'immagine su disco.
Questo comportamento è modificabile attraverso il menù Opzioni, disabilitando il secondo check che in italiano pressapoco dirà così: Disabilita la copia del ritaglio nella clipboard.

 

 


Technorati tags: Print screen Mac

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Un client FTP per il Mac

Pubblicata il 22/11/2007 da in Macintosh

Eccomi alle prese con un nuovo argomento per Macintosh. In questi giorni non sto facendo altro che lavorare su questo nuovo pc per capire cosa davvero ha bisogno un utente Windows per effettuare la transizione verso questo sistema.

Dopo aver scritto del  codice HTML con il Mac, è necessario pubblicarlo su di un server remoto via FTP.
Una delle cose che il Mac non offre di nativo è un client FTP per il trasferimento dei file su di un server remoto. Certo anche Windows non ha un tool nativo, non grafico per lo meno, ma se non altro dal famoso prompt di MS-Dos con il comando ftp è possibile in maniera testuale uploadare i file. Magari si può fare la stessa cosa con il Mac, ma questo per me è ancora un mistero perchè non ho ancora avuto modo di vedere la console (non sò nemmeno dove sia).

Comunque, per non troppo divagare, se si prova a cercare con Google qualcosa del tipo FTP tool Mac scapperanno fuori così tanti risultati da impazzire.
Di client FTP ce ne sono davvero di tutte le salse, dall’italiano all’inglese, dal gratuito a quello a pagamento e ovviamente da quello funzionale e funzionante a quello che è praticamente spazzatura.

Io ne ho provati alcuni, anche perchè avevo necessità di preparare il mio nuovo Mac per un ambiente pronto alla realizzazione di siti internet.
Durante i test ho cercato di esaminare il prodotto sotto gli aspetti praticamente pratici. Certo anche l'efficenza è stata notata, ma non ci ho speso troppe parole su, perchè bene o male tutti i prodotti sono identici sotto questo aspetto.
I fattori principalmente tenuti in considerazione sono: look & feel, semplicità, tipi di connessione supportati, integrazione con il Keychain e con Growl, supporto del remote editing.
Il tutto ovviamente in funzione dello strumento di scrittura usato e sotto il mio personale metro di valutazione che può benissimo non corrispondere con quello di chiunque legga questo blog.

Captain FTP 5.1: Applicazione a pagamento dal costo di $ 25,00 ($37,00 se si opta per l’upgrade protection). E’ prevista una demo di 15 giorni per testare il prodotto che è solo inglese.
Supporta i protocolli FTP (File Transfer Protocol), FTP/TLS (FTP secured over SSL/TLS) e SFTP (SSH Secure File Transfer).
Si integra con il sistema Keychain per la memorizzazione delle password e con Growl per la gestione delle notifiche.
Permette la sincronizzazione delle cartelle locali con quelle remote.
L’inerfaccia è divisa in due zone che consentono di vedere contemporaneamente il server remoto e la cartella locale che possono anche usufruire della sincronizzazione durante la consultazione.
I files possono eventualmente essere uploadati anche mediante il drag & drop oppure utilizzando la sincronizzazione cartelle.
Gli editor sono personalizzabili.
Ottimo prodotto, interfaccia pulita. Sembra soffrire di un bug secondo il quale un file editato da un tool esterno non rispedisce le modifiche effettuate al server, confermato dalla stessa casa madre e che verrà corretto con la prossima versione, la 5.2 che dovrebbe essere rilasciata la settimana prossima.

Classic FTP: Due parole: semplicemente scandaloso. E’ l’unica di questi pacchetti che ha richiesto i permessi di Amministratore per completare l’installazione.
Due tentativi di connessione ... due fallimenti totali. Non vado oltre a spendere tempo sulla recensione.

CuteFTP Mac Pro 3: per tutti coloro che vengono dal mondo Windows, non possono non conoscere il prodotto della GlobalScape. E’ l’eterno nemico del WS_FTP. Tuttavia non potevo esimermi dal non provarlo.
Supporta i protocolli FTP (File Transfer Protocol), FTP/TLS (FTP secured over SSL/TLS) e SFTP (SSH Secure File Transfer).
Applicazione a pagamento, dal costo di $39,99. E’ prevista una demo di 15 giorni per provare il prodotto che è solo in inglese.
Supporta il Keychain ma non si integra con Growl.
E’ finora il prodotto più leggero che ho visto (in termini di download), solo 1,3MB contro gli altri pacchetti che a volte toccano i 9MB di ogni pacchetto sinora descritto.
Graficamente è quello che si presenta con l’interfaccia grafica migliore. Icone belle ed intuibili. Interfaccia divisa nel classico dual pane per permettere la visione della cartella locale e di quella remota. Purtroppo manca la visione sincronizzata delle cartelle.
Supporta l’ordinamento alla Windows, ovvero permette di raggruppare prima tutte le cartelle o poi mostra i files, che in un contesto FTP non è affatto una cosa inutile.
Supporta la sincronizzazione dei file da remoto a locale e viceversa.
Eccezionalmente veloce tanto quanto la versione per Windows. A differenza di tutti gli altri prodotti non si perde in mille tentativi di accesso con diversi protocolli (che il firewall giustamente mi richiede di autenticare ogni volta).
Purtroppo l’editing remoto, benchè permetta di personalizzare l’editor, non salva i file sul server.

Cyberduck 2.8.1: Applicazione gratuita, multilingua. Supporta i protocolli FTP (File Transfer Protocol), FTP/TLS (FTP secured over SSL/TLS) e SFTP (SSH Secure File Transfer).
Si integra con il sistema Keychain per la memorizzazione delle password e con Growl per la gestione delle notifiche.
Permette la sincronizzazione delle cartelle locali con quelle remote. Si può usare solo il drag & drop per l’upload/download dei file.
E' un buon prodotto, l’interfaccia è pulita, ma pecca della mancanza dell’area di visualizzazione locale. Inoltre non è possibile modificare il tipo di editor per la modifica dei file. O si hanno dei prodotti supportati, oppure la richiesta di modifica dei file non è possibile direttamente dall’interno del programma.

Fetch 5.3: Applicazione a pagamento dal costo di $25,00; è prevista una demo per testare il prodotto che è localizzabile e supporta l’italiano.
Supporta i protocolli FTP (File Transfer Protocol), FTP/TLS (FTP secured over SSL/TLS) e SFTP (SSH Secure File Transfer).
Si integra con il sistema Keychain per la memorizzazione delle password ma non con Growl.
Permette la sincronizzazione delle cartelle locali con quelle remote.
Non supporta la doppia visualizzazione, quindi si vede solo la cartella remota e per fare l’upload dei file si deve ricorrere al drag & drop.
Non consente la personalizzazione dell’editor e non ho onestamente capito cosa vada cercando per fare editing dei file quindi non ho potuto verificarne il funzionamento.
E’ la migliore interfaccia che abbia visto al momento, ma ritengo il prodotto inutilizzabile per via della mancanza della possibilità di editare i file con l’applicazione che voglio e perchè non ha a disposizione la doppia visualizzazione.

ForkLift 1.2: Applicazione a pagamento. E’ prevista una demo di 15 giorni per provare il prodotto che è solo in inglese.
Supporta i protocolli FTP (File Transfer Protocol), FTP/TLS (FTP secured over SSL/TLS) e SFTP (SSH Secure File Transfer) e diversi altri che per un software FTP secondo me sono troppi.
Non supporta il Keychain ma si integra con Growl.
Supporta la doppia visualizzazione, quindi si ha sotto controllo il server remoto e la cartella locale, ma purtroppo manca la sincronizzazione delle cartelle durante la visualizzazione.
L’editor esterno si può personalizzare e l’edit remoto funziona bene. Ha un ottimo sistema di caching delle cartelle già visitate.
Non supporta la sincronizzazione di una cartella remota con la cartella locale, quindi per scovare eventuali modifiche di massa si deve ricorrere al classico ordinamento.
L’help va completamente rivisto perchè non c’è praticamente nulla. Sarà per via che è un prodotto estremamente giovane.
L’interfaccia è estremamente compatta e gioca molto a suo favore. E’ un peletto lento rispetto agli altri prodotti perchè durante il recupero dei file fa diverse richieste.

Interarchy 8.5.4: Applicazione a pagamento dal costo di $45,00; è prevista una demo per testare il prodotto che è solo inglese.
Supporta i protocolli FTP (File Transfer Protocol), FTP/TLS (FTP secured over SSL/TLS) e SFTP (SSH Secure File Transfer) e diversi altri che per un software FTP secondo me sono troppi.
Si integra con il sistema Keychain per la memorizzazione delle password e con Growl per la gestione delle notifiche.
Non supporta la doppia visualizzazione, quindi si vede solo la cartella remota e per fare l’upload dei file si deve ricorrere al drag & drop.
Consente la personalizzazione dell’editor esterno ed effettivamente apportando modifiche il file viene aggiornato sul server remoto.
L’interfaccia è estremamente confusionaria. Si aprono troppe finestre e si rischia di non capire più niente. Sembra che il software soffra di un baco, dove editando diverse volte lo stesso file, ad un certo punto dice che l’editazione remota non è più possibile.

Transmit 3.6.2: Applicazione a pagamento che si porta via con $29,95. E’ prevista una demo per provare il prodotto che è solo in inglese.
Supporta i protocolli FTP (File Transfer Protocol), FTP/TLS (FTP secured over SSL/TLS) e SFTP (SSH Secure File Transfer).
Non supporta il Keychain ma si integra bene con Growl. L’interfaccia grafica piuttosto semplice è anche ben compressa. Non si aprono tonnellate di finestre che ti fanno perdere.
La finestra di navigazione è divisa in due e consente quindi di vedere sia la finestra locale che quella remota, ma sfortunatamente non supporta la sincronizzazione durante la visualizzazione dei file. L’editing remoto, che consente di aprire file direttamente sul server con un editor a piacimento, recupera e salva il file correttamente.
E’ prevista invece la sincronizzazione delle cartelle o dei file per mantenere la copia locale aggiornata con quella remota e viceversa.

YummyFTP 1.7: Applicazione a pagamento. E’ prevista una demo di 15 giorni per provare il prodotto che è solo in inglese.
Supporta i protocolli FTP (File Transfer Protocol), FTP/TLS (FTP secured over SSL/TLS) e SFTP (SSH Secure File Transfer) e diversi altri che per un software FTP secondo me sono troppi.
Supporta sia il Keychain che Growl. L’interfaccia grafica è piuttosto spartana, specie le icone che non mi ispirano grande senso di design. E’ presente la doppia visualizzazione dei file, quella locale e quella remota, tuttavia ho notato che sebbene si imposti la cartella locale e quella remota nelle preferenze di collegamento (o anche salvandole nel bookmark)  quando viene aperta la connessione, purtroppo  la cartella remota viene aperta solo su di un lato e quella locale viene completamente ignorata.

Technorati tags: Html con il Macintosh, FTP Tool per Macintosh

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Fare HTML con il Mac

Pubblicata il 17/11/2007 da in Macintosh

Del Mac ne ho sempre sentito parlare relativamente ad un uso in ambito grafico. Non c'è tipografia che non ho visto che non ne ha almeno uno. E del resto c'è da capirli. Performace, stabilità del sistema. Altro che pc. Mi domando come in tutti questi anni ho potuto fare a meno del Macintosh :)

Al di là di questo, anche io intendo usare il Mac in ambiente grafico, ma per la realizzazione di siti internet. E in attesa che Adobe finisca di scolpire il dvd della CS3 e me lo invvi (è un mese che ho ordinato il pacchetto) cerco intanto di capire se posso fare HTML così facilmente come lo facevo sul pc.

A prima vista la risposta è sicuramente positiva.

Provando a cercare per la rete per un buon editor HTML, tutti parlano di BBEdit. Onestamente? L'ho scaricato, provato ... ma a me proprio non piace. Sarà intanto per il codice html scritto con quel font piccolissimo che diventa quasi illeggibile. Ma in generale non sò, sarà per via del fatto che sul Pc ormai facevo html con uno strumento estremamente semplice come il TopStyle 3.12 (che peraltro non è nemmeno progettato per fare HTML, ma dato che è un editor di testo alla fin fine ci si riesce e anche alla grande), ma a me questo BBEdit proprio non piace.
Per carità sembra estremamente completo ... ma forse è questa troppa completezza di funzioni che sò già non usare che non me lo ha fatto piacere.

Ulteriori ricerche sul web con Google, non danno risultati migliori. Si parla di Taco, ma in questo caso mi pare troppo povero, e l'interfaccia grafica onestamente non sembra essere delle più invitanti.
Alla fine dopo tanto perseverare mi sono imbattuto in un software free nella sua versione base che lo posso tranquillamente definire un editor HTML evoluto (fa anche altre cose) che si chiama Komodo Edit della ActiveState.
Semplicemente fantastico e snello (ti permette di ingrandire anche il font con il quale lavori che non sò in questo particolare momento, con tutto un sistema nuovo mi pare una cosa a cui non poter rinunciare).
Esiste anche una versione IDE, per usi più esigenti, che onestamente non ha nulla di così necessario per del semplice HTML.

Ovviamente sul PC usavo HTML Validator ... che sfortunatamente sul Mac non esiste. Alternativa? Virtualizzare il sistema con Fusion della VmWare o Parallel, oppure usare questo simpatico plug-in per Firefox chiamato Html Validator anche lui.
Sull'efficacia dei plug-in di Firefox non c'è nulla da dire, e questo sembra funzionare egregiamente. Per lo meno i primi test che ho fatto hanno risposto bene.

In merito al CSS, parte fondamentale ormai di un buon sito web, sto attualmente provando CSSEdit, ma di questo ve ne parlo in un ulteriore post la prossima volta.

Technorati Tags: Html con il Macintosh, Validare le pagine, CSS

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Quando generalmente un programma non serve, si deve avere il desktop pulito per fare qualche altra cosa (o per evitare che sguardi indiscreti ficchino il naso il quello che stai facendo) è proprio il caso di ridurre ad icona le applicazioni sulle quali si sta lavorando.

Con i sistemi Windows si hanno le famore tre icone sulla title bar che permottono di iconizzare, ripristinare a dimensioni originali e chiudere definitivamente l'applicazione. Il Mac non è da meno.
Tuttavia succede che, mentre con Windows una applicazione minimizzata o iconizzata finisce nella taskbar e semplicemente cliccandoci sopra questa ritorna alle dimensioni alle quali la si era lasciata, con il Mac non esiste una taskbar sulla quale poter cliccare.

A seguito poi anche della diversa combinazione di tasti, mi sono trovato un attimo spaesato, ma pur potendo selezionare l'applicazione da usare con la combinazione del tasto mela e del tab, non riuscivo mai e poi mai a ripristinare a video la finestra sulla quale stavo lavorando. Una rabbia che non vi dico.
Non potevo credere che per una cosa così sciocca la Apple non avesse implementato nulla e che bisognasse ogni volta andrea sul menù in alto e quindi fare finestra e cliccare la finestra che si voleva far riapparire.

Ovviamente lo sciocco ero io che non avevo capito ancora a cosa servisse Exposè. In pratica Exposè è se vogliamo l'antagonista di Aero di Windows Vista. Una visulizzazione - piana - di tutte le finestre delle varie applicazioni aperte sul Mac. Non credo che Exposè sia stato introdotto con Leopard (non possono saperlo), ma casomai esistesse, permettetemi anche di riformulare il pensiero precedente per i Macchisti più datati: Vista Aereo è stato spudoratamente copiato dai sistemi Mac. Così non faccio un torto a nessuno.

Per accedere ad Exposè è sufficiente premere il tasto F9 sulla propria tastiera, quindi cliccare sulla finestra che ci interessa e questa magicamente verrà ripristinata.
Alternativamente, dalle preferenze di sistema, è possibile impostare che la visualizzazione venga mostrata andando in un dato angolo dello schermo. Insomma la flessibilità non è certo una nota dolente in Mac.

Addirittura è possibile utilizzare Exposè in cominazione con Spaces (altra grande feature che consente di avere più desktop a disposizione per caricare magari n applicazioni in diversi ambienti e non affogarsi l'unico desktop disponibile. In questo caso si accede prima a Spaces con il tasto F8 e poi si preme F9 per aprire Exposè.

Ma una cosa che trovo ancora più utile è quest'altro tool denominato Witch (dal medesimo autore di ServiceScrubber che peraltro ha fatto anche altre utility interessanti che trovate qui) che consente in maniera testuale di accedere alla finestra che occorre. Il tool è freeware e vi posso assicurare che ricorda molto l'unica possibilità che si ha di muoversi tra le finestre a cui gli utenti Windows Xp sono tuttora abituati.

Technorati tags: Massimizzare le finestre nel Mac, Exposè, Spaces, Witch


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Il Finder

Pubblicata il 17/11/2007 da Admin in Macintosh Tags: ,

Sono solo due giorni che gioco con il Macintosh, ma credo di imparare abbastanza in fretta. Per esempio il Finder è praticamente equiparabile all'explorer di windows. Attenzione non ad Internet Explorer, ma al processo explorer, che è praticamente il motore che gestisce l'intefaccia grafica video, ti consente di sfogliare cartelle, copiare file e roba simile.

Evito di fare ulteriori comparazioni, perchè con poco tempo è anche difficile dire cose esatte, e prima di dire castronerie ...

Comunque con il Finder si fanno 3/4 delle operazioni sui file; mi lascio l'ultimo quarto per lavori che sicuramente si potranno eseguire via console.

Una cosa simpatica che ha il Findere è un menù servizi, che se vogliamo paragonare sarebbe un pò come il menù start di windows dove ci metti le cose più importanti e lasci il resto al menù programmi, che in questo caso direi si possa paragonare alla Dock bar.

Questo menù servizi non è configurabile con tanta semplicità. Leggevo che per aggiungere e rimuove le cose si deve effettivamente lavorare da console. Questo fintanto che non ho trovato questo tool simpatico che si chiama ServiceScrubber, che consente di poter lavorare su questo menù aggiungendo e rimuovendo servizi a proprio piacimento.
Una mano santa.

Update del 20/03/2008: Il tempo la fa da padrona, ed effettivamente avevo dimenticato di aggiornare questo post. Per rimuovere un servizio dal menù si potrbbe anche utilizzare il Finder e rimuovere i servizi dalla cartella -> Library -> Services, tuttavia rimane un piccolo problema, che pur rimuovendo i serivizi in questo modo, il menà continua a contenere una referenza al servizio rimosso fintanto che il sistema non viene riavviato.
L'utilizzo di ServiceScrubber, oltre a permettere una rimozione visuale, risolve questo problema. Un sentito grazie all'autore.

Technorati tags: Il Finder del Mac


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La dashboard e i widgets

Pubblicata il 17/11/2007 da Admin in Macintosh Tags: ,

Una delle cose che trovo più affascinanti del Macintosh è la presenza di una porzione di schermo nascosta denominata dashboard dove puoi caricare alcuni tool essenziali piuttosto che giochini o cose simpatiche che ti servono a portata di mano.

Per esempio il calendario già presente nel sistema, un convertitore che tra le altre cose ha anche le value e pesca dalla rete i valori di conversione di mercato, gli sticky notes (ma quelli predefiniti non mi piacciono), un orologio che ti mostra l'ora di uno speciico fuso. Insomma ce n'è davvero per tutti i gusti, anche per gli sviluppatori.

Installarli è semplice, come è semplice l'installazione di un qualsiasi applicativo del mondo Mac (compresa la disinstallazione che basta trascinarli nel cestino e finisce la storia in barba al registry di Windows).

Molti widgets aggiuntivi, alcuni a pagamento, ma la maggior parte gratuiti, si trovano direttamente sul sito della Apple.

Per la disinstallazione dei widget, invece, è necessario qualche passaggio. Nulla di trascendetale, anz i, ripeto magari il mondo Windows arrivasse ad una semplicità del genere.

La rimozione del widget può essere temporanea, quindi entrando nella Dashboard si clicca sulla x del wodget che non interessa più e questo viene rimosso, quindi scaricato dalla memoria, ma rimane sempre nel sistema a disposizione per essere ricaricato, oppure si può pensare ad una rimozione totale.

Per quest'ultimo passaggio si deve andare a cancellare manualmente la cartella che viene creata per il widget dentro il path  /Library/Widgets (per quei widget disponibili per tutti gli utenti o /Users/yourAccount/Library/Widgets spostando sempre iil tutto nel cestino. Il gioco è fatto.

Esiste anche un software abastanza simpatico, gratuito anch'esso, chiamato Widget Manager che può aiutare nell'operazione, ma vista la grande semplicità, non credo che davvero serve installare un tool di questo tipo. Questo senza contare che al momento il softwarino non sembra essere compatibie con Leopard.

Technorati Tags: Dashboard per Mac, Widgets


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Dove sono i tasti sulla tastiera

Pubblicata il 15/11/2007 da in Macintosh

Detta così sembra proprio di essere deficenti. Tuttavia posso immaginare - anche perchè lo sto vivendo - il primo panico che un utente PC-Windows possa provare nell'utilizzare un Mac.

Ci sono molti tasti nuovi (leggasi il tasto eject per aprire lo sportello del lettore dvd) piuttosto che alcuni che ne mancano.

Dopo 14 anni di Pc e di Windows non ho potuto fare a meno di notare l'assenza del tasto fine, ad esempio o del tasto home.
Non ci sono davvero, ma le loro funzionalità sono emulate da alcuni shortcut key come del resto esistono nel mondo Windows. E' solo una questione di abitudine.

Cerco di riassumere i basilari shortcut che ho verificato sul sistema attualmente in uso, un Mac Pro con Leopard che ruggisce. Non me ne vogliate pertanto se queste combinazione non funzioneranno sul vosto iMac.

Da premettere una cosa. Molte funzioni sul Mac vengono fatte tramite il tasto Mela, che credo sia quello che spesso si intende come tasto funzione o fn. Ma non tutto è lasciato a lui. Altre cose le si ottengono con il tasto ctrl. Ovviamente questa lista non è completa.

Selezione di tutto il testo: fn+a
Tasto fine: fn+freccia dx
Tasto inizio: fn+freccia sx
Selezione di una parola: fn+shift+freccia dx o sx a seconda di dove si trova la parola da selezionare
Cancellazione di una parola: tasto alt + backspace o delete a seconda dei casi
Taglia, copia, incolla: fn + X per il tasgli, V per l'incolla e C per il copia
Attivazione del menù contestuale: quello che in Windows si apre con il tasto destro del mouse, sul Mac si apre mantenendo premuto il tasto ctrl e click sull'icona dell'oggetto interessata, sia che sia nella Dashboard che sulla scrivania, piuttosto che sulla casella di testo, ecc. ecc.

Vi rimando poi a questo primo link che ho trovato in rete sugli shortcut di tastiera per Mac o quest'altro link che decisamente è meno confusionario.. Non li ho ovviamente provati e non sò se funzionano o meno, ma almeno si può prendere spunto o imparare qualcosa.

Technorati Tags: Keyboard shortcut per Mac

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Killare una applicazione su Mac

Pubblicata il 14/11/2007 da in Macintosh

Non tutto è perfetto ... mi sono già beccato nonostante 2GB di ram un errore di memoria esaurita lanciando GarageBand, aperto più che altro per pure curiosità.
Forse dipende dal fatto che non ho seguito il consiglio di aggiornare il prodotto. Al di là di questo, per killare una applicazione sul Mac è sufficiente utilizzare il Force Quit che equivale al Task Manager di Windows.

Semplicemente però è più intelligente, perchè al primo colpo sdraia l'applicazione senza pensarci su due volte.

Fonte: Killing Programs / Processes Under Mac OS X

Technorati Tags: Killare un'applicazione sul Mac

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Il mio primo Machintosh

Pubblicata il 14/11/2007 da in Macintosh

Pochi giorni fa è stato il mio compleanno, e per regalo quest'anno ho esagerato. Un bel Mac Pro con suite Adobe CS3 Production Premium.

Ora mentre il Mac è arrivato oggi, alla Adobe sembra stiano scolpendo il DVD di Premium su un disco di Pietra, visto che dopo 15gg dall'ordine il prodotto è stimato in arrivo per il prossimo 26 novembre.

Considerazioni a parte, dato che questo è per l'appunto il mio primo Mac, mai visto in faccia nemmeno uno sin d'ora, vorrei inziare questa serie di post (perchè immagino che nei prossimi giorni ne seguiranno altri) attribuendo un titolo simpatico: Esperienze di uno windows' user con il mac.

Orsu dunque. In realtà l'acquisto del Mac era progettato già alcuni mesi addietro, poi però, leggendo che era in uscita Leopard ho preferito pazientare qualche istante per prendere il nuovo OS di mamma Apple.
Speravo che l'OS fosse già installato, invece dentro c'era Leopard, la versione precedente. Al che, mentre il SuperDrive del Mac qui accanto a me sta frullando per l'installazione io scrivo.

Prima chicca. Per chi viene dal mondo Windows, o più in generale dal mondo PC, si è soliti aprire il lettore del DVD, CD o masterizzatore di turno con un bel pulsantino sullo chassy del lettore. Bene io andavo cercando questo pulsantino anche sul Mac. Insomma ho perso 10 minuti a capire dove si potesse aprire e ho anche smontato il drive bay per vedere se non fosse rotto il lettore, visto che non vedevo nemmeno l'icona del drive nelle proprietà del sistema.

Alla fine rassegnato cerco su internet ... e con estrema vergona imparo che per aprire il lettore del Mac bisogna premere il tasto di Eject sulla tastiera di cui le tastiere per pc sono ovviamente sprovviste.

Ora io un solo lettore, quindi mi pare logico che il Mac abbia aperto l'unico lettore disponibile. Chissà cosa sarebbe successo con due lettori.

Altra cosa che ho trovato ostica è stata la puliza del cestino, che ancora dopo 15 minuti di uso non ho capito come si fa ... magari ci riprovo dopo con Leopard installato. Non sia mai che ci mettono un qualche cosa di più chiaro.

Sento già la mancanza del menù a tendina che mi compare con il click del tasto destro del mouse in ambiente windows. Possibile che non ci siano menù contestuali negli OS di Apple?

Concludo perchè sembrano mancare solo 12 minuti al termine di Leopard, sperando che il tempo richiesto per l'installazione sia degno di una stabilità del sistema, visto che a parer mio su un doppio Xeon 2.6 onestamente trovo l'installazione più lenta di un Vista su di un C2D 2.0 Ghz.

Technorati Tags: Aprire l'alloggiamento del lettore DVD del Mac


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La penalizzazione o il ban di un dominio ricoprono un ruolo fondamentale nel contesto del posizionamento nei motori di ricerca.
Come ormai dovrebbe essere chiaro Internet è una grossa rete composta di collegamenti che quotidianamente (e a volte anche con maggior frequenza) vengono percorsi dagli spider dei motori di ricerca per catalogare ed indicizzare pagine nuove.

 

Penalizzazioni dei motore di ricerca Un collegamente può essere seguito in via del tutto naturale, per semplice sottomissione di una pagina nelle form di richiesta inserimento, piuttosto che per la sottomissione delle sitemap (ove previsto), piusttosto che con l'ausilio di tecniche poco corrette.
 

Con collegamento si intendono anche gli outbound link, ovvero i link che dal mio sito (dominio) vanno verso di un altro.
Linkare infatti risorse già penalizzate (dove per penalizzate intendo anche il ban) può risultare in una penalizzazione anche il nostro dominio. Non avviene invece il contrario, perchè è impossibile poter controllare chi ci linka (e sarebbe anche assurda una pretesa del genere).

Al di là di questa premessa, in parte necessaria, come faccio a riconoscere se il mio dominio o il mio sito sono stati bannati o semplicemente penalizzati?

Esiste un comando denominato site: a cui si fa seguire il nome del dominio che ci interessa con o senza il www (che in alcuni casi gioca un ruolo fondamentale). Questo comando è allo stato implementato sui motori di ricerca di maggior rilievo come Google, Yahoo, Msn, Lycos, Exalead. Non funziona su Abacho e altri motori di rilievo decisamente minore.

La penalizzazione di un sito la si ha quando, dato quel comando (esempio site:www.teleios-ing.it) il motore di ricerca esaminato mostra almeno un risultato. Se si hanno dei valori precedenti, confrontarli numericamente parlando, aiuta anche il quel caso a capire se c'è stata o meno la penalizzazione.
Si parla di ban di un sito, quando al suddetto comando, non ritorna nemmeno un risultato.

La ricerca sopra menzionata può essere ulteriormente raffinata ricercando una specifica pagina; questo solitamente è necessario per capire se la risorsa che si sta analizzando è caduta in uno dei due problemi sopra esposti, oppure – leggermente più complicato – cercando il sito aggiungendo una parola chiave certa utilizzata per il posizionamento (piuttosto che una frase particolare).

Altri due metodi di verifica riferiti a Google questa volta, sono l’analisi della toolbar di Google e del colore della barra che indica il valore di PageRank. Il colore grigio indica che Google non ha più informazioni sulla pagina in questione e tale segnale, in coppia con quello illustrato nel paragrafo precedente, determina la certezza che il sito non è più presente nel database del motore.

Ulteriore metodo, utilizzabile solo se si è i proprietari o si gestisce il sito web in questione, è quello di aggiungerlo alla lista dei siti tramite il Webmaster Central (a meno che non lo si sia già fatto).
In entrambe i casi, per un sito bannato, Google non fornirà alcune indicazioni sulla motivazione del ban, a cui – dopo opportune motifiche – il webmaster potrà far seguire una richiesta di reinclusione negli indici.
 

Come si arriva alla penalizzazione o al ban?

Per quanto assurdo questo paragrafo, è bene scriverlo solo per questioni di completezza. Il ban o la penalizzazione arrivano solo quando si gioca sporco, quando cioè si fa ricorso a tecniche scorrette di diversa natura le cui linee guida generali dei motori di ricerca dichiarano come illecite. Rientrano tra queste:

·  Utilizzo di tecniche SPAM semplici (es. parole o link nascosti)

·  Utilizzo di tecniche di SPAM Avanzate (cloaking, doorways page, etc.)

·  Backlink ad un sito Bannato (se il sito linka un sito già bannato, è probabile il ban ricada anche sul sito contenente il link)

·  Creazione di un network SPAM

 

Effetti collaterali del ban

La scomparsa di un sito dal database di Google non procura problemi esclusivamente al sito web rimosso, ma rischia di causare inconvenienti anche ai siti web da cui quello bannato dipendono.

I siti web che ricevevano link dal sito rimosso, perderanno a seguito della rimozione una percentuale del proprio valore di PageRank. Questo effetto è una conseguenza del tutto normale e inevitabile, in quanto il PageRank di una pagina diminuisce col diminuire dei link che puntano ad essa.

Un secondo e più grave effetto collaterale si manifesta a quei siti che invece avevano degli outbound link verso il sito rimosso. Google è molto chiaro al riguardo e dice testualmente: In particolare, evitate link verso siti web che usano trucchi di posizionamento in quanto ciò potrebbe influire negativamente sulla vostra posizione..

La ragione di questo va ricercata nel significato che Google dà ad un link. Per Google, un link è equivalente ad un consiglio dato agli utenti: il sito web che offre il link consiglia agli utenti la visita del sito web che riceve il link. E, come si può intuire facilmente, consigliare un sito che fa uso di trucchi e tecniche poco ortodosse significa dirottare gli utenti su siti che potrebbero anche carpire la buona fede degli utenti in loro vantaggio. E su questo ultimo paragrafo non mi addentro di più perchè ci si potrebbe scrivere anche un altro post.

Technorati Tags: Penalizzazione di un sito web, Ban di un sito web


 


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