Qualcosa su di me

Mi chiamo Andrea Moro, sono un appassionato di informatica da quando avevo 8 anni e da quando mio padre mi regalò il C64.

Qualche anno più tardi, il mio primo pc e nel 1994 la prima esperienza con Internet, di cui mi sono subito innamorato e con cui oggi mando avanti la mia attività di Web Designing e posizionamento nei motori di ricerca.

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Questo è il dilemma ... come potrebbe dire Amleto se oggi si trovasse di fronte a questo quesito.

Per anni abbiamo visto le query dei motori di ricerca affollate da tonnellate di pagine che spesso mostravano gli stessi risultati, o comunque riconducevano sempre allo stesso sito web, di fatto scalzando via risultati che spesso e volentieri potevano essere più attendibili rispetto a quelli proposti, sovraffollando le SERP o come potrebbe direbbe Matt Cutts crowded results.

Fatto sta che per molto tempo lo scegliere il sottodominio per promuovere pagine specifiche del proprio sito web, piuttosto che per creare delle doorway pages ha generato tonnellate di risultati inattendibili falsando di fatto le SERPs e di conseguenza le aspettative degli utenti ricercatori.
Questo anche a totale svantaggio di coloro che - in buona fede - usavano lo strumento in maniera corretta.

Mi ricordo ancora di un sito web che rispondeva a tutti gli oltre ottomila comuni italiani, mostrando il medesimo contenuto, semplicemente cambiando qualche alt tag, il title e la description del sito. Ora immaginatevi un sito praticamente omnipresente a livello geografico, e poi dei contenuti scadenti se non addirittura inutili.
Risultato ... tempo perso e dopo poco anche un certo scetticismo da parte degli utenti stessi nei confronti del motore di ricerca, che in un era di ipertecnlogia come quella alla quale siamo abituati, senza dubbio può suscitare qualche critica.

Questo fattore, unitamente al concetto di Spam nel senso più lato della parola e alla recente campagna di abbattimento del concetto di Link Selling o Link Buying che recentemente Google ha iniziato a contrastare ha portato inevitabilmente a fare le pulizie di Natale.

Se oggi, infatti, facciamo delle ricerche con BigG ci accorgeremo sicuramente che per la maggior parte delle combinazioni di parole chiave restituisce ora soltanto una parte dei risultati. Dopo alcuni test, direi che addirittura ne restituisce 1/10.
Cosa è successo? Google è stata vittima di un attacco di hackers che hanno intaccato il loro database? O semplicemente Google ha fatto la pulizia richiesta e ha rimosso un pò di siti?

In parte, l’ultima affermazione è vera. Google ha eliminato si parte dei risultati contenuti nei suoi indici, e principalmente pagine che portavano a 404 piuttosto che pagine che violavano le policy del motore. Ma soprattutto Google ha iniziato a considerare i sottodomini come delle sottodirectory, introducendo una nuova policy nell’algoritmo e limitando il numero di visualizzazioni di un sito web ad un massimo di due, quindi sito e sottopagina.

Ne consegue che se prima potevano saltare fuori SERP dove per 10-15 risultati di fila veniva fuori sempre lo stesso dominio, questo oggi non sarà più possibile. Il tutto ovviamente condito dalla solita salsa alle eccezioni, ovvero - come per stessa ammissione di Cutts - se a particular domain is really relevant, we may still return several results from that domain, ovvero se un dominio (e io aggiungerei anche sottodominio) è particolarmente rilevante, Google ritornerà più dei due canonici risultati annunciati.

Questo significa, nella stragrande maggioranza dei piccoli siti, assolutamente nulla. Cioè se prima siti con 30-50 pagine erano abituati ad avere 1 o 2 pagine, queste pagine continueranno ad essere viste ne più ne meno come prima.
Le cose saranno invece diverse per directory e portali di settore che dovranno ora scontrarsi con questo nuovo modo di ragionare di Google, fermo restando l’ipotesi della rilevanza.

Ecco allora spiegato perchè da un mesetto a questa parte trovavo SERP decisamente meno nutrite e non riuscivo a capacitarmi, sicchè oggi ho deciso di rileggermi tutti gli ultimi post sull’argomento finchè non mi sono soffermato sulla frase di Cutts (che evidentemente in un primo tempo mi era sfuggita): Note that this is a pretty subtle change, and it doesn’t affect a majority of our queries. In fact, this change has been live for a couple weeks or so now and no one noticed, tratto dal suo post.
Quindi vero che non si poteva far caso, perchè detta modifica era difficile da cogliere, al fatto che i risultati restituiti ora erano circoscritti per i singoli domini, ma è anche vero che tale circoscrizione inevitabilmente ha significato la riduzione del numero dei risultati nelle SERPs.

A questo punto è lecito domandarsi quale sistema possa essere meglio utilizzare per promuovere il proprio sito, dove per promozione in questo caso mi riferisco ad un concetto puramente pubblicitario, quindi creo il sito e lo pubblico per farmi conoscere.

Ovviamente il tutto dipende dal tipo di hosting prescelto, della registrazione del dominio piuttosto che si sta adoperando un motore di blogging.
Per stessa ammissione di Cutts, il sottodominio o la sottodirectory non avranno vantaggio l’uno rispetto all’altro. Ne nasce però un evidente problema che si trasla in particolar modo sulle piattaforme di blogging o sugli hosting provider che offrono spazio web ai propri utenti (tanto che usino il sistema del sottodominio che quello delle sottodirectory).
Infatti inevitabilmente, se è vero che due e solo due risultati verranno restituiti, prima o poi spariranno milioni di pagine web dalle SERPs.
Non credo che Google abbia sottovalutato questo aspetto, anche perchè il suo stesso sistema di blogging - BlogSpot, alias Blogger - ne risentirebbe.
Credo che in casi come questi vi saranno delle eccezioni e comunque sarà il tempo e gli aggiustamenti fatti dagli ingegneri nel corso dei prossimi mesi ci mostreranno eventuali reazioni.

A questo punto concludo con quelle che sono - e che sono sempre state - le mie personali convinzioni sul modo di gestire un sito web rispetto a questa storia del dominio, sottodominio o directory.

In primis, qualora il sito rappresenti una entità (o cliente se preferite) che ha anche sedi all’estero, visto che non sempre è possibile acqustare domini in tutte le nazioni (vedasi i domini tedeschi o i domini cinesi per esempio) è bene procedere all’acquisto del TLD (Top Level Domain) per la singola nazione (es. .it, .co.uk, .de, .fr, .au, ecc).
Se il cliente è locale, ma se ne fa una questione di branding, quindi a tutela del marchio, anche qui, dove possibile, preferisco accaparrarmi tutti i domini specifici registrandoli con lo stesso alias in tutte le possibili combinazioni.

Passando poi al contenuto. Qui il discorso è vincolato in funzione della scelta di cui sopra, ma soprattutto dell’organizzazione logica e delle future espansioni del sito web, un aspetto che spesso viene sottovalutato.

Ipotizziamo la scelta del mono dominio, qualora vi sia un contenuto modesto, nell’ordine delle 10 pagine circa, senza suddivisioni che richiedano troppe sottocartelle per suddividere gli argomenti o le sezioni del sito, si può procedere anche ad un discorso del tipo dominio.tld/lingua/pagine-o-sottocartella, regola che vale come già detto se si è in presenza di un solo dominio, perchè diversamente si deve procedere (per un maggior effetto) alla pubblicazione dei contenuti in lingua negli specifici domini, quindi di fatto avere  diversi spazi web o un piano hosting frazionabile (a seconda del provider).

Qualora però il numero delle pagine sia di un numero superiore, ho sempre preferito creare un sottodominio in modo da avere una intera gerarchia dedicata ad una specifica lingua (facilitandomi anche la gestione dei links interni). Tuttavia la gestione del sottodominio non è una cosa da webmaster novizi e che comunque richiede l’accesso al DNS del dominio registrato, piuttosto che la possibilità di configurare il server web come meglio si ritiene opportuno o quantomeno di usare script di redirect.

E’ consigliabile pertanto approfondire bene con il Cliente quali siano le aspettative che intende ottenere dal suo sito web, ma soprattutto cercare di ipotizzare quali siano le evoluzioni che detto sito potrà avere nel corso del tempo.

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Cosa sono i Sitelinks

Pubblicata il 27/12/2007 da Admin in SEOIng Tags: ,

In un precedente post ho parlato dell’espansione dei Sitelinks, ma giusto oggi mi sono reso conto che a furia di parlarne su vari post, non ho mai approfondito in questo blog cosa questi Sitelinks possano essere.

Se utilizzate di frequente i motori di ricerca, Google sitelinksanzi il motore di ricerca per antonomasia (posso tranquillamente sbilanciarmi con questa affermazione) Google, vi sarà senz'altro capitato di trovarvi almeno una volta di fronte ad un risultato simile a quello seguente:

 
Sto parlando di quei particolari link aggiuntivi sotto al primo risultato della ricerca. Quelli che state vedendo si chiamano Google Sitelinks: una funzionalità particolare e per certi versi misteriosa agli occhi di quanti non si siano mai trovati a doverne approfondire il significato e il funzionamento.
 
Non è raro che nel forum o in giro per la rete si trovino discussioni e domande su come ottenere i Google Sitelinks, ma anche sui criteri in base ai quali vengono assegnati.

 

Che cosa sono i Google Sitelinks

Il primo accenno ai Google Sitelinks risale a circa un anno fa, agosto 2006, quando Matt Cutts mostrò per la prima volta un miglioramento dell'interfaccia di Google chiamato snippets. All'epoca erano visibili solo i titoli dei link e si trattava esclusivamente di una funzione in fase di test.

La prima conferma ufficiale di questo nuovo servizio arrivò poco dopo, nel settembre 2006, da Vanessa Fox in un suo intervento nel Google Webmaster Central, che confermò l’espansione del test e la sua trasformazione in una caratteristica operativa, definendo quindi il loro nome e fornendo alcune vaghe, superficiali informazioni a riguardo e il desiderio di Google di continuare a lavorare sul servizio con eventuali spunti anche da parte dei webmaster: “Over time, we may look for ways to incorporate input from webmasters too.”

 

I Google Sitelinks oggi

Google Sitelinks è il nome ufficiale dei link aggiuntivi che vengono mostrati sotto alcuni siti nei risultati delle ricerche.

Lo scopo primario di questi link, comunica Google, è quello di favorire l'accesso al sito da parte dell'utente fornendogli una navigazione agevolata e, in alcuni casi, consigliata. In effetti la loro funzionalità è duplice. Innanzitutto rappresentano una scorciatoia per individuare determinate aree del sito normalmente più rilevanti. In secondo luogo, forniscono un'idea sul sito prima ancora che l'utente navighi all'interno delle pagine, rappresentando una ricerca potenziata rispetto ai risultati restituiti normalmente. Google sitelinks

Attenzione, parlo di alcuni siti, e quindi non necessariamente del primo. Perchè se, infatti, per il primo sito appaiono come per l’immagine sopra riportata, non è detto che questi non siano attivi anche per siti web che non necessariamente appaiono per primi nelle SERP.
Il concetto del resto è sempre lo stesso. Quando Google ritiene che la user experience del visitatore, navigando un certo sito, possa essere migliore rispetto ad un altro, Google premia il sito.
E il premio non necessariamente coincide con un innalzamento della posizione del sito stesso all’interno della SERP, ma talvolta può coincidere con l’attivazione dei sitelinks che non vengono direttamente mostrati a video, bensì proposti con un link addizionale che compare al di sotto dei risultati raggruppati.

Se date uno sguardo all'immagine qui accanto, potrete notare che nel risultato raggruppato per il mio sito web - con la voce Realizzazione siti web Abruzzo -  viene mostrato un link addizionale che (semplicemente) lancia una seconda query su Google con il parametro site, ma che fino a pochi giorni fa non c'era. A riprova di questo aggiungo il fatto che anche fino a qualche giorno fa nel mio account Google, nel Webmaster Central, non avevo a disposizione i sitelinks, mentre oggi essi sono presente con l'immagine sotto mostrata.

Google sitelinks
 

Come vengono assegnati i SiteLinks

I Google Sitelinks vengono assegnati in automatico da Google e non sono pilotabili dall’utente o dal webmaster; questo per ovvie ragioni che non sto qui a rispiegare per l’ennesima volta.

Alla base dell'assegnazione è presente un algoritmo specifico che non è influenzabile con alcun intervento manuale diretto. Quindi per capirci, il fatto di avere un account nel Google Webmastrer Central non permette nè di modificare i sitelinks, ne di aggiungerne di nuovi, ma solo di bloccare eventuali sitelinks presumibilmente errati o non corretti che comunque Google ha ritenuto opportuno proporvi.

Tuttavia, come per gli altri algoritmi, anche per i Google Sitelinks vige la regola dell’indicizzazione e della scansione della pagina. Cioè Google, prima di parlarvi di SiteLinks deve da qualche parte pescare questi risultati, e lo fa analizzando le vostre pagine e catturando quello che a suo giudizio sono i link più importanti con delle descrizioni che non coincidono con Meta Tag o roba varia, ma il più delle volte con degli abstract degli anchor tag.

 

Come fare per ottenere i Sitelinks

E’ una domanda a cui dare una risposta non è assolutamente facile, anzi direi impossibile, visto che non esiste la regola certa. Come già detto i Sitelinks sono un premio e come tale bisogna partire dall’assunto che qualche azione positiva è stata compiuta dal webmaster del sito per fare in modo che una o più condizioni di quelle sotto elencate si siano avverate.

 

  • Sito facilmente navigabile dal crawler di Google che trova una organizzazione logica e ben strutturata; rimandi alla home o alle sezioni principali, piuttosto che link di approfondimento interni
  • Elevato numero di inbound link di qualità, in particolare verso le aree poi identificate dai sitelinks
  • Rank elevato, di norma prima posizione o posizioni immediatamente successive su Google, per la keyword o le keyword che generarano i sitelinks
  • Volume di traffico dai risultati "naturali" sufficientemente elevato in considerazione del tema/target del sito
  • Alta percentuale di accessi dalle ricerche su Google, quindi alto tasso di conversione ricerca/click


Applicare i consigli sopra elencati non significa ottenere i sitelinks in meno di un giorno, ma senz’altro offrire un sito migliore tanto al motore di ricerca quanto ai vostri utenti. Nel caso peggiore, quindi niente sitelinks, avrete sicuramente migliorato il vostro sito e questo sicuramente non vi farà male.

Nota del 02/01/2008: Non sempre l'attivazione del link "Mostra altri risultati" coincide con l'attivazione dei sitelinks. Questo perchè i sitelink compaiono solamente quando l'algoritmo è stato in grado di crearne almeno 4. Se quindi l'algoritmo ne ha potuti creare solo tre, nel webmaster tool di google, i sitelinks risulteranno disattivati.

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Quando si parla di sicurezza essere zelanti non è un'offesa, tutt'altro. Ecco un paio di plug-in niente male che secondo me dovrebbero stare nella collezione degli utenti della Volpe di Fuoco.

L’ottimo NoScript, che si occupa nello specifico di bloccare i JavaScript provenienti da fonti non sicure o che non abbiano ricevuto il nostro esplicito consenso all’esecuzione. Utile anche contro attacchi di cross-site scripting, detti XSS.

Molti (probabilmente) controllano (sempre) nella Barra di Stato quale indirizzo stanno per cliccare. Ma come esaminare i domini a cui inviamo le password immesse o le informazioni di tutti i campi testuali che riempiamo? FormFox fa esattamente questo, aiutandoci così a testare l’affidabilità di siti a rischio.

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Questo post non vuole essere l'ennesima guida su come creare un blog di successo, su come si scrive un post su di un blog, su cosa è un blog o su come si guadagna con un blog.
Parto dall'assunto che voi tutti sappiate già di cosa sto parlando, anche se non è ho parlato in uno dei miei post precedenti.

Diversamente voglio soffermarmi su un micro aspetto della blogosfera legato in particolare alla piattaforma di blogging che sto usando, SubText, e ad AsSense.

AdSense, non ci metto la mano sul fuoco, credo sia il sistema più diffuso tra gli utenti internet per ricavare dal proprio blog o dal proprio sito Internet qualcosina in termini di dindi ($) semplicemente ospitando degli annunci pubblicitari tramite banner, annunci di testo e referral. Vi è poi un altro sistema dello stesso AdSense, che è l'AdSense per la ricerca, cioè la possibilità di ospitare il form di Google tramite il quale i vostri visitatori possono interrogare il motore di ricerca per trovare qualcosa nel Big Motore o focalizzando la ricerca solo per il vostro sito.

Ecco il fulcro di questo post.

Google ha fatto (e continuerà a fare) un ottimo lavoro prevedendo che alla fine di ogni configurazione si possa copiare il codice HTML da inserire all'interno delle proprie pagine per essere pronti da subito.
Tuttavia il codice HTML proposto non sempre funziona, ma non per una carenza del codice proposto, quanto per delle impossibilità di integrazione.

Nella fattispecie se si volesse rimpiazzare il search box di SubText con quello di Google, la cosa non è del tutto immediata. Vediamo il perchè, scendendo anche un pò sul lato tecnico.

Per funzionare il form di ricerca, è previsto per l'appunto l'uso del tag form con un metodo get che punta alla pagina di google. Un utente normale, con la piattaforma SubText, avrebbe come unica possibilità quella di mettere questo codice all'interno dell'area Opzioni -> Configurazione -> Annunci statici.
L'aggiunta del codice però, se qualcuno ha provato, non funziona, perchè da un punto di vista di output il form di Google verrebbe inserito all'interno di un ulteriore altro form generato dalla piattaforma di blogging, il cui metodo post fa un postback su stesso e che - senza entrare troppo nel merito - non permette al form con metodo get di Google di indirizzare correttamente la richiesta.

Come fare? Rinunciare all'AdSense per la ricerca. La risposta è no. Tuttavia requisiti fondamentali sono:

  1. Avere accesso alla macchina che ospita la piattaforma di blogging, e quindi al codice apsx
  2. Saper lavorare sia in HTML che in ASP.Net

Vediamo in maniera semplice come si può ovviare al problema.

Si deve lavorare esclusivamente su di un file, contenuto per ciascuno skin, nell'apposita cartella controls. Il file in questione è il controllo ASPX SubtextSearch.ascx.
Questo file è quello del controllo utilizzato per il rendering del box di ricerca del blog. La zona di nostro interesse è quella dove c'è scrito:

< Text="Search" CausesValidation="False" />

Per prima cosa si deve procedere ad un commento HTML dei due controlli ASP.Net. Il commento HTML consentirà al motore ASP.Net di effettuare correttametne il rendering dei due controlli che hanno comunque delle dipendenze all'interno delle classi richiamate, ma di non venire visualizzati nell'output finale, ottenendo quello che vogliamo cioè che il form standard non venga mostrato. A questo punto dobbiamo aggiungere il form di Google. Si dovrà allora prendere il codice generato dall'AdSense per la ricerca e metterlo immediatamente sotto i due tag appena commentati, aggiustando l'HTML come più si ritiene opportuno, ma senza andare a togliere i campi input necessari.

Nel mio caso ho proceduto così:

< input type="text" name="q" size="31" maxlength="255" value="" id="sbi" class="searchterm">< /input> < input type="submit" name="sa" value="Cerca" id="sbb" onclick="noPostBack()" class="searchButton">< /input>

Se notate ho aggiunto al pulsante di Submit della form di ricerca un evento onclick - onclick="noPostBack()" - che si scatena per l'appunto quando la form viene sottomessa. 

A che pro? Dentro a quell'evento il cui semplice codice Javascript è quello qui sotto riportato, non faccio altro che catturare il post della form, trasformare il metodo generale della form inserita dal motore di blogging dal metodo post in get, cambiare l'action passando l'indirizzo fornitomi da google e cancellando parametri che a Google non servono, tipo il ViewState.

< script language=""javascript""> function noPostBack() {     document.forms[0].method = "get";     document.forms[0].action = "http://www.google.it/custom";     document.forms[0].__VIEWSTATE.name = '';     document.forms[0].__EVENTVALIDATION.name = ''; } < /script>

 

Risultato? Adesso anche AdSense per i contenuti può lavorare con Subtext. Certo a Google verrà inviato qualche parametro di troppo (dovuto al fatto che si usa il metodo get) ma questo non inficia sul funzionamento, permettendo anche a voi di monetizzare il vostro blog tramite l'AdSense per la ricerca.

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L'altro girono ho installato SQL Server 2005, ma non l'ho usato subito perchè stavo finendo di preparare la macchina appena formattata. Solo oggi ho realizzato che il Setup era stato fatto, ma parzialmente, nonostante avessi specificatamente richiesto la sua installazione.

Allora ho aperto di nuovo il setup per verificare, e SQL Management Studio non c'era. Nemmeno la cartella Tools presenteva tracce del software.

Allora ho preso il DVD di SQL Server e fatto partire una nuova installazione (in modo da selezionare il componente mancante), ma uno strano errore diceva di non poter proseguire perchè il Management Studio risultava già installato. Dove, onestamente non saprei.

La soluzione (di un problema che nulla ha a che vedere con la SP2 che non avevo ancora installato, quindi escludo potenziali problemi legati al DVD che contiene lo strumento senza SP)

  1. Pannello di controllo, Installa applicazione, SQL Server 2005 e scegliere di rimuovere i workstation components
  2. Rinominare la cartella tools in C:\Program Files\Microsoft SQL Server\90
  3. Andare nel DVD di SQL Server (es. D:\ENGLISH\SQL2005\DEVELOPER\SQL Server x86\Tools) e lanciare il setup.exe, scegliere i componenti che vi occorrono e concludere l'installazione


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The other day I installed SQL Server 2005, but I didn't used because I was preparing the PC formatted to work again. Just today I realized that the installation has not installed Management Studio, but I was sure to have asked setup to install it.

So I opened the setup again to verify the configuration, and really the Management Studio wasn't there. The Tools directory too was empty.

I then inserted the SQL Server disk into the DVD bay and asked for a reinstall, but I got strange error saying Management Studio was there. Where I really don't know.

So the solution is (and I didn't install SP2 yet, in order to rule out problems like different version)

  1. Run the installer and ask to remove workstation components
  2. Rename the tools folder in C:\Program Files\Microsoft SQL Server\90
  3. Go to into the Microsoft SQL Server DVD (i.e. D:\ENGLISH\SQL2005\DEVELOPER\SQL Server x86\Tools) and run the setup.exe, select the component you need and proceed with the installation.


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Orion è fra noi

Pubblicata il 19/12/2007 da in SEOIng Tags: , ,

Non è una stella cometa, ne tantomeno un nuovo videogioco, ma un bel pezzo di software che BigG (alias Google) ha (forse) finalmente rilasciato.

Ok, diciamo che forse potrei prendere anche un granchio, ma leggendo sul Google Webmaster Central Blog una frase del tipo “Supplemental result are eliminated few months ago ... rather than searching some part of our index in more depth for obscure queries, we're now searching the whole index for every query”, lascia molto presupporre che Orion sia finalmente arrivato.

Ok, Orion in realtà farebbe dell’altro. Si dovrebbe preoccupare della scansione totale del documento, ma c’è anche da dire che una scansione totale del documento non può avvenire in tempo reale (sarebbe troppo dispendioso in termini di cicli macchina), quindi presuppongo che una scansione totale viene fatta in late binding e vengono creati dei meta indici per ciascun documento e che quindi il fatto una ricerca totale intesa nel senso più ampio della parola come credo di intuire non possa che indicare questa nuova capacità del motore di essere ora full text based.

Maggiori dettagli, sicuramente, scapperanno fuori nei prossimi giorni.

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Oggi parlo del lettore DVD portatie Toshiba DS-P1901. Da premettere che non sono un fanatico di questi lettori DVD, anzi al contrario, preferisco di gran lunga appollaiarmi sul divano e vedermi un film sul 16:9 con impianto 5.1 e voci in DTS se il film prevede tale codifica.

Tuttavia il mio piccolo angelo quest’anno ha visto il lettore da una sua amica e allora ho pensato bene (anche per la pace dei miei sensi - specie in macchina mentre guido) di comprare anche a lei un lettore portatile così che nei tragitti lunghi invece di assillarmi e di zompare per i sedili posteriori distruggendo la tappezzeria della macchina probabilmente riuscirà a star seduta nel seggiolino per la sua sicurezza e per evitarmi multe.

Piccola premessa a parte. Sono arrivato al lettore Toshiba dopo diverse analisi, letture e confronti. L’esperienza infatti con la videocamera JVC MC500 comprata lo scorso anni mi è stata da insegnamento sul non fidarmi delle prime apparenze.

Così se in un primo momento la mia scelta si stava orientando su prodotti della Sigmatek o della Takara (ditte Nipponiche a quanto pare) quindi il cui senso tecnologico è insito nel sangue, alcuni commenti e recensioni negative in senso generale su altri prodotti che non erano gli stessi che avevo visto io, mi hanno fatto desistere.
A supporto di questa mia tesi, ho cercato inoltre di capire cosa sarebbe successo se avessi mai avuto problemi con i lettori, quindi ho cercato il sito web del produttore e a dirla tutta non è stata nemmeno una cosa semplice.
Per SiGMATek in particolare (http://www.sigmatekcomputer.com/) sembra che la distribuzione sia affidata ad una filiale europea facente capo ad una ditta in Inghilterra il cui responsabile è stato più volte citato in giudizio per bancarotta. Queste ovviamente sono cose su cui non ci metto la mano sul fuoco, ma che riferisco esattamente così come le ho lette da alcuni post sparsi per la rete. Ho sbagliato solo a non segnarmi dove ho reperito queste informazioni, ma vi assicuro che se anche voi aveste letto quello che ho letto io vi sareste subito guardati bene dal procedere oltre.
Oltretutto, il PDX-4200 che ero intenzionato a prendere, non si trovava nemmeno tra la lista dei prodotti disponibili della ditta, ma alla fine lo si trova solo sulla home e della versione inglese. Cmq, ho voluto chiedere per e-mail alcune cose al distributore, il quale prontamente ha mandato un messaggio automatico che entro 48 ore avrei ricevuto una risposta che sto ancora aspettando da 2 settimane. Se tanto mi da tanto, meglio scappare via.

Così alla fine ho optato per questo Toshiba. Cosa cercavo esattamente? Un lettore portatile, ovvio, ma che avesse uno schermo di almeno 10’’, cioè una caratteristica rara. La maggior parte dei modelli in circolazione hanno lo schermo di 7’’. il Toshiba in questione è un giusto compromesso perchè è un 9’’ wide (quindi 16:9).

Che fosse compatibile con i miei 320 film tutti rigorosamente originali, quindi che fosse in zona 2. Qui c’è da fare attenzione; spesso i prodotti che arrivano dall’estero, non prodotti quindi in Europa o destinati ad un dato mercato, potrebbero essere predisposti per esempio per la zona 1 (America) piuttosto che la zona 3 (Medio Oriente se non erro). Quindi questo avrebbe significato non avere un lettore DVD portatile, ma un bel soprammobile. E questo può succedere in particolar modo se si compra su Internet.

Altra cosa non meno importante era l’aspetto del pannello LCD, cioè candele e livello di contrasto. Informazioni che le due case sopra citate non erano assolutamente disponibili.

Accessori in dotazione, quindi caricabatterie (che il Toshiba ne ha due, il classico da tavolo e quello accendisigari per la macchina), il telecomando (di cui detesto nel Toshiba che sia l’unico strumento per poter accedere al setup del lettore), o una pratica borsa da trasporto che con apposite cinte la si può ancorare anche al poggiatesta del sedile anteriore per una comoda visione stile poltrona.

Infine un buon livello audio, quindi un decoder Dolby Digital e possibilmente quello DTS, di cui il Toshiba ne è entrambe provvisto (gli altri non saprei, dicono che hanno l’altoparlante integrato ... che direi che è fondamentale per il requisito di portabilità).

Cosa manca al Toshiba SD-P1901SE. La cosa che più mi ha veravigliato quando l’ho aperto è stato il manuale solo in inglese e francese. Poco male, l’inglese lo parlo e il francese qualcosa mi ricordo. Ma trovo assurdo che per esempio l’OSD ci sia in Inglese, Francesce, Spagnolo, Tedesco, Turco ... ma non in italiano. E quel che è peggio non c’è nemmeno la lingua italiana nel setup del disco, ovvero quella parte dove si dice al lettore di preimpostare - per i dischi che supportano questa cosa - la lingua italiana come lingua di riproduzione. Non significa non poter ascoltare il film in italiano, perchè poi entrando nel top menu, e scegliendo la funzione seleziona audio si può sempre e comunque alterare la configurazione di riproduzione.

La risposta del supporto tecnico che ho prontamento contattato è stata che il Toshiba in questione non è un prodotto destinato al mercato italiano, quindi è normale che sia così.
Giustamente però faccio notare ai signori che se quello che dicono fosse vero, non capisco come mai nella confezione che mi è arrivato, il film DVD in omaggio (in sola lingua francese) fosse solo con codifica Zona 1!!!
Vabbè, prendiamo questa cosa con spirito e attendiamo una conferma sulla possibilità di eventuali aggornamenti firmware che mi comunicheranno  per e-mail o per telefono. Staremo a vedere se non faranno come la SiGMATek.

Cosa manca al Toshiba. Sicuramente un lettore SD  / Mini card che invece molti altri lettori hanno e che sarebbe potuto risultare estremamente utile durante le ferie per vedere le fotografie scattate con la digitale, ma ci si può passare sopra, o un decoder DTT che invece altri modelli con schermo più piccolo (mi pare sempre Toshiba) hanno.

Non ho poi minimamente considerato prodotti della Thomson, perchè il loro schermo era per tutti un 7’’ o quelli della Philips. Dopo le recenti disavventure con i monitor Philips, non credo che possa rivalutarmi con un lettore portatile. Detto questo la qualità dei lettori DVD e masterizzatori DVD della Philips è sempre stata latente, quindi era meglio non rischiare, anche perchè il prezzo (quasi il doppio del Thoshiba che ho pagato 200 euro) non era certo incoraggiante.

Technorati tags: Lettore dvd portatile, Toshiba SD-P1901SE

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Sei sicuro del tuo Antivirus?

Pubblicata il 18/12/2007 da

Oggi essere certi che il proprio sistema antivirus sia efficace è difficile stabilirlo da soli. Non siamo più ai bei tempi del 1985 dove c'erano la McAfee e pochi altri.

Oggi i virus si sono moltiplicati e si moltiplicano a dismisura, e così dicasi delle case che producono antivirus (e forse pure i virus stessi - altrimenti come venderebbero i loro prodotti :) ).

Ma ci si può fidare veramente del proprio antivirus? Leggendo le recensioni di ognuno dei produttori, ognuno ha il proprio pupillo imbattibile, ma se invece si analizzano i test di laboratori indipendenti, allora le cose cambiano davvero.

Allora è interessante farsi un giro su questo sito: http://www.av-comparatives.org/ dove si possono trovare delle tabelle di confronto tra i prodotti più popolari. Sorprendentemente i prodotti Panda Security non vengono presi in considerazione e di questo avrò modo di chiedere domani al supporto commerciale che mi segue, oppure il PcCillin della TrendMicro (che comunque non mi piace).

Non sono comunque sorpreso dai giudizi positivi di Nod32, resto invece sconcertato da quanto scritto del Norton Antivirus che ormai trovo un prodotto estremamente pessimo e ho qualche riluttanza in quello che si dice del McAfee. Tutti prodotti che ovviamente ho provato in molteplici occasioni e che dopo diversi anni di fidelizzazione ho silurato dalla finestra.

Se, invece, non siete sicuri che un certo file possa essere o meno un virus, vi suggerisco di sottporlo a questo sito: http://www.virustotal.com.
VirusTotal è un servizio che analizza files sospetti e permette la rapida identificazione di virus, worms, trojans, e di tutti i tipi di malware rilevati dai motori antivirus. Soprattutto è un servizio gratuito che ti confronta il file con una caterba di engine periodicamente aggiornati. Direi veramente eccezionale e da segnare nei bookmark.

Concludo chiedendo ad ogni di voi lettori di lasciare un commento - se vi va - scrivendo che sistema operativo utilizzate, che sistema antivirus avete installato e cosa ne pensate.
Potrebbe essere interessante scrivere qualcosa tipo: velocità di scansione, efficacia, appesantimento macchina, moduli in uso (visto che alcuni AV hanno diversi moduli aggiuntivi tipo Firewall, Antispam ecc. ecc.)

Technorati tags: Sistema Antivirus, Panda Software


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Quante volte vi sarà capitato che dopo un aggiornamento di XP il sistema debba riavviarsi e voi avete scocciati di premere su riavvia in seguito avrete detto "se potessi fargli capire che adesso sto lavorando e non ho tempo di riavviare la macchina..."

Bene, questo softwarino della IntelliAdmin sembra fare al caso nostro. Un semplice doppio click e il fastidiosissimo splash screen che ci avvisa di riavviare ogni 10 minuti sparisce dalla nostra vista.

This program enables or disables the automatic reboot 'feature' of windows XP SP2 after an update has been installed. Saves you from losing important work when you walk away from your computer at the wrong time - and XP decides it is going to close everything without saving.

Fortunatamente in Vista hanno messo la possibilità di impostare un delay maggiore di 10 minuti, quindi questo software si rileva inutile.

Sempre in tema di riavvio segnalo, dalla stessa ditta, un software che consente il riavvio remoto di pc Windows-Based. Per usi  locali (e non distruttivi ovviamente).

Technorati tags: Riavvio XP, Riavvio Remoto

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