Keyword stuffing o Keyword density?

Iniziamo a dare le due definizioni di queste due frasi, tra le quali c’è una sottile differenza tra ciò che è lecito ed etico e ciò che invece è potenzialmente illecito e puzza di imbroglio.

Con keyword density si intende la densità di parole chiave inserite in un testo di un sito web, ovvero sommariamente il numero di volte che queste parole chiave è stato ripetuto all’interno di una pagina web.

Oltrepassando la soglia di utilità, tenuto presente che gli utenti devono poter trarre beneficio dal sito web nel quale si imbattono, si inizia a parlare di keyword stuffing, ovvero una esagerata propensione da colui che ha disegnato la pagina web ad utilizzare determinate keyword per le quali vuole risultare ottimizzato.

Fino a qualche tempo fa, la Keyword density era un fattore fondamentale per tutti i motori di ricerca, tanto che l’aggiunta di parole chiave in maniera invisibile (l’uso di tecniche di dubbio valore come il keyword stuffing o altri trucchi SEO non etici) era uno dei metodi preferiti di indicizzazione di molti SEO che cercavano di spingere oltre il normale l’attività di ottimizzazione di determinati siti.

In un certo senso questo aspetto è stato profondamente combattuto da Google e per molto tempo ho avuto il piacere di vedere delle SERP libere da questo fenomeno di spazzattura.

Per enfatizzare alcune parole non è necessario ripetere eccessivamente le keyword, anche perchè prima o poi il motore di ricerca si accorgerà di questo tentativo fraudolento di posizionamento e procederà ad un inevitabile penalizzazione.

E’ molto meglio concentrarsi su una struttura organiza del sito e posizionare le parole chiave in maniera sensata e soprattutto nella giusta quantità.

Di solito la presenza di queste parole nel titolo della pagina, nei heading e nei primi paragrafi porta ad un buon posizionamento di una pagina. Ci sono casi ed esempi concreti, nei quali una pagina di un sito ben indicizzato può essere portata in prima pagina dei risultati di ricerca semplicemente cambiandogli il tag title. Se il sito ha un buon ranking allora l’uso della keyword mirata nel titolo, nel tag description, nel primo heading e nel primo paragrafo potrerà ad un buon posizionamento, senza la necessità di ripetere quella parola oltre la densità media del 4%.

Purtroppo non sono tutti diamanti quelli che luccicano. Recentemente il fenomeno keyword stuffing sembra che si stia riproponendo. Sono già infatti un paio di serp nelle quali mi imbatto, in cui ho assistito alla scalata di siti web prima posizionati alla decima pagina e improvvisamente balzati alla prima. Come? Utilizzando per l’appunto il keyword stuffing.

Un esempio concreto l’ho visto nella SERP “realizzazione siti web abruzzo”, con iò dominio sdnmultimedia.com.

Se analizziamo il codice sorgente della pagina principale e di alcune sottopagine ecco sommariamente che si registrano le seguenti densità medie:

Realizzazione siti: 53,00%;
Siti web: 21,00%;

alle quali poi sono state affiancate combinazioni di nomi di città e di regioni che mediamente comportano una prominenza del 50% e oltre.

Addirittura la sola prima pagina pesa ben oltre i 40K, proprio per questo assurdo motivo: tentare di imbrogliare il motore di ricerca.

Per capirci, basta che guardiate queste immagini qui sotto:

sdnmultimedia sdnmultimedia keywordstuffing

sdnmultimedia keywordstuffing

Ovviamente questo è un semplice caso, e ribadisco come ve ne siano diversi altri sparsi per la rete e questo sia stato scelto per una miglior comprensione del fenomeno del keyword stuffing.

Cosa fare in questi casi?

Allo stato attuale è possibile fare una sola cosa, e non è certo quella di contattare il webmaster del sito, il quale se consciamente ha deciso di optare per un certo tipo di strategia, non certo starà a leggere una vostra e-mail nella quale spiegate che certi tipi di ottimizzazioni andrebbero evitate.

L’alternativa è quindi costituita dal Google Webmaster Tool, e la segnalazione di keyword stuffing nello spam report, sperando che gli ingegneri di Google prima o poi prendano in carico la richiesta e modifichino l’algoritmo per cercare di ripristinare il comportamento corretto del motore.

Ovviamente ho chiamato in causa solo Google, in quanto è il solo motore che al momento ha a disposizione una interfaccia di dialogo per poter segnalare questo genere di problematiche nei loro indici denominata Spam Report che al link riportato è disponibile anche come risorsa esterna (quindi per coloro che non hanno un account Google).

Per una esperienza migliore dei vostri utenti e anche personale, vi invito pertanto a farne un uso costante, poichè l’uso di tecniche poco ortodosse non è limitato a pochi soggetti. Tutt’altro.

News del 17 gennaio 2008:

Dopo una segnalazione di Spam Report, oggi il sito sopra analizzato, dopo qualche giorno di inutile gloria ha iniziato la sua nuovo ascesa verso il fondo della Serp, a dimostrazione quindi che per un futuro migliore, per un Web 2.0, è necessario l’impegno di tutti.