Questione di tecno spazzatura

Frigoriferi, lavatrici, computer e più in generale tutti gli apparecchi elettrici ed elettronici (comprese le lampadine) quando decidono di passare a miglior vita dovrebbero essere correttamente smaltiti secondo le normative che alimentano la gestione del RAEE.

In Italia, manco a dirlo, siamo come al solito indietro. E dopo averci già preso diversi richiami e forse anche una o più ammonizioni, siamo – sembra – arrivati ad un punto di svolta. Sembrerebbe infatti che a partire dal 12 novembre scorso l'ecocontributo per lo smaltimento di detti rifiuti sia stato ufficializzato. Ovvero, per capirci, al momento dell'acquisto di un nuovo apparecchio elettrico, automaticamente al consumatore viene addossato un costo addizionale di smaltimento che tuttavia non corrisponde ancora in termini pratici all'obbligo di ritiro dell'usato, il quale, per effetto del decreto "Mille Proroghe" di dicembre scorso dovrebbe – fatto salvo ulteriori slittamenti – entrare in vigore 30 giorni dopo il decreto attuativo previsto per fine febbraio 2008.

Difficile dire ora se questo decreto realmente verrà fatto, data l'attuale – calda – situazione politica italiana.

Quello su cui vorrei soffermarmi però è un aspetto decisamente poco chiaro di questo recepimento della normativa. Ovvero quanto si dovrà far pagare il futuro smaltimento. Ad oggi non mi è stato ancora possibile trovare un soggetto addetto ai lavori ai quali potessi chiedere delle cifre certe da applicare per gli smaltimenti sinora effettuati. Nell'incertezza mi sono comportato, durante lo smaltimento di rifiuti elettrici ed elettonici prodotti dalla mia ditta, applicando sul costo che pago al consorzio di smaltimento un ricarico a titolo di copertura spese per il tempo per raggiungere la discarica e i costi del carburante necessario al suo raggiungimento.

Spero quanto prima, e magari prima dell'effettiva entrata in vigore del decreto di poter riuscire a reperire dette informazioni al fine di evitare le sanzioni previste dall'articolo 16 del decreto legislativo 151 del 2005, che prevedono sansioni a carico di chi pretende denaro per lo smaltimento.

Dette sansioni avranno comunque carattere attuativo solamente dopo l'entrata in vigore del decreto di fine febbraio, però detto fra noi, vorrei onestamente che questa cosa qualcuno me la chiarisse prima.

  

L'aspetto pratico della legge sullo smaltimento dei rifiuti

Sono perfettamente d'accordo sull'introduzione di questa legge, e anzi come al solito sono contrariato di quanto tempo sia stato necessario per arrivare ad un epilogo (che ancora non vede la sua fine). Per tutti coloro che si stanno chiedendo perchè non si è pensato ad un sistema del "pago quando smaltisco" la mia risposta trova fondamenta in quello che dovrebbe essere il principio di logica.

Applicando infatti l'eco-tassa al momento dell'acquisto del bene, tecnicamente il consumatore dovrebbe a questo punto sentirsi in un certo senso invogliato a dire "ho pagato, adesso ti riporto il rifiuto da smaltire". Si è cercato quindi di favorire un concetto preventivo piuttosto che dispositivo, incentivando il corretto smaltimento che lo si dovrebbe riportare dove lo si è comprato, e a questo punto dovrà essere il negoziante o  il centro commerciale a preoccuparsi di effettuare un corretto smaltimento.

Questo dovrebbe limitare in un certo qual modo il menefreghismo totale della gente nell'abbandonare questi rifiuti ingombranti, dannosi per l'ambiente e osceni per la vista, accanto ai cassonetti o peggi ancora in mezzo a dei prati o in fondo a delle scarpate in attesa che il servizio ecologico del paese o della città di competenza passi a ritirare questi rifiuti.

Auspico davvero che questo succeda, ma anche qua mi si sorgono spontanei due interrogativi.

1) Considerando che lo smaltimento è composto da due fasi, quella del rientro del bene (a carico del consumatore) e quella dello smaltimento (ad opera del produttore – dove per produttore si intende a questo punto il cedente del bene al consumatore), baasterà davvero un minuscolo contributo ad invogliare il consumatore a riportare indietro il tecno-rifiuto al produttore? Per capirci. Da fonti non ufficiali leggo che per lo smaltimento di un Tv questo costi 3,5 euro, o per una lavatrice 5 euro.
Ora se facciamo due rapidi conti, a meno che non compriate tutta questa roba al negozio sotto casa, e difficilmente questa è una situazione veritiera, quanto costa riportare indietro il rifiuto al produttore? Sicuramente di più delle cifre che ho appena detto, senza contare i disagi aggiuntivi in caso di rifiuti particolarmente ingombranti come la lavatrice poc'anzi citata che difficilmente c'entrerà nella vostra utilitaria.

2) E se l'eco-tassa l'ho pagata ad un esercente che oggi non esiste più? Dove lo mollo adesso il mio eco-rifiuto?

A mio avviso, se non si risponderà in maniera precisa a questi interrogativi, con degli spot televisi tipo quelli di Pubblicità Progresso, continueremo a trovare montagne di televisori e pile di frigoriferi accanto ai cassonetti, annebbiando quindi completamente quelli che sono i buoni propositi della legge e rendendo la gestione del RAEE italiano una vera odissea che spero non sfoci una Napoli e provincia 2.