E’ solo questione di accessi

Misurare gli accessi ad un determinato sito web, visto sotto un profilo SEO / SEM non può che aiutare la controparte che lavora sul sito a rendersi conto di quanto egli stia o non stia lavorando bene (e ovviamente aiuta anche il cliente a rendersi conto degli accessi che riceve e di conseguenza si rende conto di come le cose migliorino tendenzialmente con il tempo).

Tendenzialmente sarebbe più corretto dire che le statistiche dovrebbero interessare in realtà solo l’aspetto SEM di un sito, ma sovente – per lo meno qua in Italia – dato che le due figure tendono a miscelarsi uniformemente, tali analisi vengono compiute dalla stessa identica persona.

Sapere chi è entrato, da che parte del mondo, quanto tempo è rimasto … serve a capire i nostri utenti, capire se il nostro sito soddisfa le loro esigenze, capire in cosa possiamo migliorare il sito ecc. ecc.

E’ quindi di vitale importanza rendersi conto – con strumenti appropriati – quali e quanti risultati il vostro sito web ottenga. Questo genere di confronti, in buona misura, si possono fare utilizzando un software di statistiche che legga i cosiddetti RAW log files, ovvero i dati di accesso che il server web registra ad ogni singola chiamata da parte di un referral cioè di un riferimento voglia esso essere un crawler/spider piuttosto che un utente singolo.

Ovviamente esistono anche dei servizi di statistiche si appoggiano su del codice javasript inserito nelle pagine web che compiono lo stesso identico lavoro:  l’aggravante in questo caso è  però quella di avere un processo di caricamento della pagina più lungo, piuttosto che una attendibilità dei dati non sempre completa laddove il visitatore non supporti o non abbia abilitato il codice javascript. Ne consegue che questo genere di strumenti lascia il tempo che trova, sebbene siano parimenti completi a quei software di statistica che analizzano i log files: un esempio di quest’ultimi software javascript based lo abbiamo con l’ormai celebre Google Analytics, basato sulla versione 5 del popolare Urchin.

Indipendentemente dal sistema di analisi utilizzato, vorrei aggiungere una nota che probabilmente qualcuno potrà contestare. Recentemente ho letto di un post che sbandierava ai quattro venti il collegamento dove le statistiche di un dato blog erano posizionate e sul quale semplicemente entrandoci sopra si poteva visualizzarne il contenuto.

Non voglio con questo colpevolizzare l’autore del post (che chiariamoci non ha fatto nulla di illecito, semmai è il gestore del blog che ha  peccato lasciando in bella evidenza l’iconcina dove poter reperire tali dati), ma per il mio modo di vedere le statistiche di un sito sono un dato personale che dovrebbe essere visionato esclusivamente dal proprietario del sito e dal suo SEO/SEM manager; non dovrebbe quindi essere un dato di pubblico dominio.

Questo perchè dalle statistiche si possono, come già detto sopra, desumere i comportamenti degli utenti verso un particolare sito e il suo contenuto e con i dati di accesso alla mano si può – volendo – anche cercare di replicare le medesime strategie adottate dal sito di cui si stanno visionando le statistiche al fine di catturare parte dell’interesse di quei visitatori, dirottando magari parte del traffico. Non sto qui a spiegare ne come si possa fare, ne perchè lo si voglia fare, ma in uno scenario attuale quale quello di Internet, dove gli illeciti e le truffe, il forging e lo spam sono all’ordine del giorno, onestamente nutro qualche serio dubbio che in situazione di estrema competitività questo non possa non avvenire.

Analizziamo le nostre statistiche

Le statistiche spessono offrono una tale vastistità di dati (o al contrario per alcuni software gratuiti potrebbero offrirne talmente tanto pochi) che spesso non è facile orientarsi su cosa sia più appropriato tenere in considerazione.

Sintentizzando, l’elenco qui sotto proposto, sono le parti che personalmente ritengo più essenziali. Per ognuna cercherò di dare un abstract su cosa il dato rappresenti.

  • Numero di visite
  • Pagine viste
  • Numero di conversioni
  • Provenienza dei visitatori
  • Parole chiave utilizzate nella ricerca
  • Tempo medio di permanenza

Numero di visite

Una visita inizia nel momento in cui un utente entra per la prima volta all’interno del sito e finisce nel momento in cui lo abbandona o nel momento in cui la pagina web rimane aperta per un periodo troppo lungo senza che venga movimentata (generalmente 20 minuti).

Questo mette in luce un aspetto spesso sottovalutato di alcuni siti che usano il meta tag refresh per aggiornare la pagina (coscenziosamente o meno è un’altra storia) che in questo modo falsano le statistiche.

image Al di là di questo, guardando al trend delle visite si capisce immediatamente l’impatto complessivo dell’attività di SEOing condotta, a cui però non bisogna dimenticare di sottrarre l’eventuale fattore ciclico dei periodi stagionali. Ad esempio un sito web di un agriturismo in abruzzo potrà riscontrare picchi di visite nei periodi di festività o quando coincidono i periodi di ferie globali (luglio-settembre, dicembre-gennaio), mentre magari un sito che si preoccupa di progettazione giardini avrà dei picchi nei momenti della pre-semina (marzo-giugno o ottobre-novembre).image

Isolare il numero di visite, ovvero saper distinguere da utenti attirati dal momento di picco o da utenti attirati da una particolare condizione impartita dall’attività di SEOing può a volte essere fondamentale. Ma questo non si può sempre fare, in particolar modo se non si lavora per l’indicizzazione di parole chiave che possano in qualche modo essere collegate all’attività, ma per questo fuori dal contesto del picco stagionale.

Un esempio: riferendoci all’attività turistica, se mettiamo che un hotel stia in riva al mare e indicizziamo per hotel abruzzo mare sarà chiaro che nel momento di picco il numero delle visite si andrà ad amalgamare. Se invece indicizziamo per evento per la ricorrenza di … per un hotel in abruzzo sul mare, non molto distante dal luogo della ricorrenza e quindi utilizzabile come base d’appoggio, sarà sicuramente più semplice scernere le due tipologie e numeri di visite.

Pagine viste

Ogni file infatti è costituito da una o più risorse (immagini, file audio, codice javascript, css) e queste vengono contate separatamente e in aggiunta alla pagina stessa.image

Questo dato è utile per capire in linea di massima (e a seconda della tipologia di pagine viste che si sta consultando, perchè alcuni software di statistiche offrono diverse proiezioni di questo dato) l’interesse generale verso il vostro sito.

Per essere più chiari: se il numero di visite coincide (o vi è uno scostamento minimo) con il numero di pagine viste, è chiaro che il vostro sito non interessa, perchè il visitatore che è entrato, quasi subito non è stato attratto dal contesto proposto ed è scappato. Il perchè sia scappato, può essere ricondotte a diverse ragioni (una landing page mal progettata, un sito web poco accattivante dal punto di vista grafico, ecc.).

Diversamente vuol dire che l’utente ha trovato – presumibilmente – quello che gli interessava e ha proseguito nella navigazione e qusto ci introduce al prossimo aspetto.

Numero di conversioni

In realtà non tutti i sistemi di statistiche offrono questo dato, anzi direi proprio che a parte Analytics nessun sistema che io conosca è in grado di offrirlo. Anche perchè, a dire il vero, la conversione è capire quando la visita di un utente si trasforma in qualcosa di concreto. E nella stragrande maggioranza il punto di conversione è una richiesta di contatto (nei siti di e-commerce è un’acquisto). Ma anche Analytics non è in grado di gestire scenari piuttosto complessi di punti di conversione, quindi queto è un dato che va ricavato. Come?

Prendiamo l’esempio precedente. L’agriturismo: supponiamo un periodo morto, vediamo 50 visite, 70 pagine viste. Togliamo – se non lo abbiamo fatto – il numero delle visite dei motori, supponiamo 10, quindi rapido cacolo una media di 1,75 pagine viste a visita (veramente basso come valore).

Di queste pagine viste, 15 risultano essere alla pagina con i contatti, quindi una percentuale di conversione del 4,6% che tradotto in richieste utente, significa che di quei 40 visitatori (10 erano gli spider) 8,6 sono stati attratti a tal punto da andare a finire nella pagine dei contatti.

I numeri sono inventati in questo caso, quindi non corrispondono a nessun caso reale, ma tramite questo sistema e raffrontando poi le e-mail ricevute, piuttosto che il numero di telefonate, si ha un’idea di quanto l’attività di seoing svolta porti risultati.

Provenienza dei visitatori

Altrimenti chiamato in inglese Referrals, ovvero la provenienza in termini di risorsa web, quindi non una provenienza geografica. Sapere in sostanza da che sito web il nostro visitatore è arrivato.

Maggiore sarà il numero di visitatori che arriva dai motori di ricerca, migliore è l’attività di SEOing svolta. Si ponga però l’attenzione a scernere i visitatori che arrivano da canali PPC piuttosto che dal motore per ricerca naturale.

A questo dato va comunque aggiunto e considerato il numero di visitatori che arrivano comunque dagli altri siti, laddove la risorsa l’avranno presumibilmente trovata perchè il SEO manager si sarà adoperato per stringere una serie di simage cambi link con altri webmaster o attività analoghe.

Se poi vogliamo tenere in considerazione la provenienza geografica, con questo dato possiamo avere un’idea della nazione di origine della richiesta. Se vediamo che abbiamo un dato piuttosto elevato di richieste da stati esteri, ma il nostro sito non è tradotto in lingua, forse sarebbe un buon segnale avviare un processo di traduzione del sito per catturare anche l’interesse di quei visitatori (che sebbene possano usare traduttori automatici, sarebbero assai più avvantagiati dal trovare il testo tradotto direttamente nel sito. Questo a patto che sappiate parlare la lingua e in grado di dialogare con il visitatore in caso di bisogno).

Parole chiave utilizzate nella ricerca

Un altro aspetto da visionare è l’analisi delle parole chiave che il visitatore ha utilizzato durante la ricerca. Questo vale sostanzialmente per i motori di ricerca. Analizzare questo dato è fondamentale per capire se la scelta delle parole chiave è stata valutata bene o meno. Una distribuzione media degli accessi tra tutte le parole chiave vuol dire che l’analisi e gli sforzi del seoer sono sufficienti, di contro qualcosa è andato male.

Peggio se poi, tra la lista delle parole chiave non ne figura qualcuna. Vuol dire che quella data parola non è completamente e correttamente associata al sito internet indicizzato e quindi sono richiesti degli interventi immediati.

Tempo medio di permamenza

Quanto tempo – generalmente minuti – i nostri visitatori sono rimasti. Tra una richiesta di una pagina e l’altra, oltre all’indirizzo IP del client che ve ne fa richiesta viene tracciato anche il momento della richiesta stessa. Quando non vengono più tracciate richieste per quell’IP si potrà sapere quanto l’utente è rimasto sul sito. Ovviamente i sistemi di statistiche non danno un dato riferito al singolo visitatore, piuttosto in una data fascia di tempo dicono quanti visitatori ci sono.

Generalmente più il numero dei visitatori è alto rispetto ad un valore di permanenza basso e peggio è.

Tuttavia non tutti i sistemi di statistiche offrono questo tipo di dato. Alcuni danno molto più semplicisticamente un valore ATOS (Average time on site) mediano per giorno o per settimana. Cioè sommano tutto il calderone e poi dicono un valore unico.

Non mi piace questo modo di rappresentare il dato, ma se il software di statistiche in compenso offre diverse altre proiezioni e viste di dati, tutto sommato ci si può anche passare sopra.

Con questo concludo questo post e mi auguro di aver chiarito i dubbi degli utenti che mi hanno scritto per avere un parere.