Obiettivo: varianti delle parole chiave

Spesso mi sento dire dalle aziende che contatto per proporre loro il servizio di indicizzazione che il preventivo proposto è elevato.

Facile accusare lo scrivente, specie poi quando dopo una valutazione congiunta delle stesse parole, si è arrivati alla conclusione che le parole di interesse sono – ovviamente – quelle con un più alto numero di risultati in SERP, con un più alto numero di CT e quindi con un maggior costo dei collegamenti sponsorizzati così come di una maggiore attenzione e necessità di lavorare sul sito dell’azienda.

Non sto a polemizzare più di tanto, ormai ci sono abituato a questo primo genere di risposta, ed è per questo che ormai ho preso la briga di offire (quasi sempre) una seconda proposta assieme alla prima, con l’accortezza di sviluppare il preventivo utilizzando parole chiave di importanza minore, che tutto sommato servono comunque e che riducono drasticamente il costo del servizio proposto (e con esso anche il livello di visibilità, ovvio).

Tuttavia, mi preme una considerazione su quanto ho appena detto. Pensare di aggredire i motori di ricerca da subito con parole chiave ad elevato traffico laddove il sito non è neanche ottimizzato, o comunque fino a quel giorno non era mai stata concepita una qualsiasi forma di internet marketing per un miglior posizionamento, è un pò come la storia di Don Chisciotte ed i mulini a vento.

L’attività di indicizzazione e posizionamento va intesa come un sasso lanciato nello stagno. Il sasso non appena entra nell’acqua forma dapprima un piccolo cerchio che via via si espande. Ecco bisogna iniziare dal cerchio più piccolo e poi allargarsi man mano.

Ne consegue che puntare buona parte della strategia iniziale su delle parole chiave alternative o – come dicono i nostri cugini anglosassoni – con il cosiddetto keyword sniping, non è poi così insensata.

Sapete quante parole chiave ci sono meno costose che possono generare comunque un grand traffico? Tante, tantissime! E non sto parlando di parole chiave erroneamente digitate, quindi i cosiddetti typos (errori di ortografica), ma di vere e proprie varianti. Il problema sta tutto nell’individuare queste parole.

Google, così come Live o Yahoo! non rilasciano questi dati, quindi sapere se una specifica parola chiave è più interessante di un altra è solo questione di fiuto e di qualche buono strumento che ci consenta di recuperare la possibile alternativa.

In tutto questo discorso, il grande problema del mercato italiano è che non esistono strumenti specifici per la nostra lingua. Quelli più reclamizzati e che spesso si leggono tra le righe dei vari post fanno tutti riferimento per la maggior parte alla lingua inglese. Alcuni, in limitate circostanze, sviluppano dei risultati soddisfacenti anche per l’italiano, ma sono sempre parole chiave che in qualche modo hanno trovato un riscontro nella ricerca sul mercato estero.

Come fare allora?

Il classico sistema del dizionario dei sinonimi è quello sicuramente più efficace. Trovare una parola chiave interessante, cercare un possibile antagonista, verificare che potenziale interesse ha e che traffico attira (attività quest’ultime che fanno capo all’esperienza di chi redige il preventivo) e quindi spillare il preventivo.

E’ un’attività che porta via discreto tempo: mediamente da 1 a 2 ore, se si vuole fare un preventivo con il senno di poi. Ed è anche per questo che il preventivo poi risulta magari esoso. Questo tempo in qualche modo deve essere monetarizzato nella successiva attività, ma – non dimentichiamolo – un preventivo spillato con certi requisiti equivale anche ad un successo più facilmente raggiungibile.

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