Accessibilità in contrasto con la validazione

Il punto di partenza per capire di cosa tratta l’accessibilit la definizione della parola accessible (accessibile, in italiano), contenuta nelle definizioni WCAG 1.0: Content is accessible when it may be used by someone with a disability, che tradotto in italiano diventa: Un contenuto accessibile quando pu essere usato da qualcuno con una disabilit.
Una definizione molto vicina al pensiero con il quale il padre del web, Tim Berners-Lee (attuale direttore del W3C – ndr), pose le basi del web 1.0. Il suo motto era infatti: La forza del Web sta nella sua universalit. L’accesso da parte di chiunque, indipendentemente dalle disabilit, ne un aspetto essenziale.

L’accessibilit (o meglio dovrebbe essere) quindi al centro delle nostre (web designer) attenzioni; in particolare con l’introduzione della cosidetta Legge Stanca, enti locali, comuni, province e regioni avrebbero dovuto attrezzarsi per garantire l’accessibilit dei siti, come richiesto dall’Aipa. Ma al di l di questo, questo preambolo sull’accessibilit mi serviva per introdurre un’effetto boomerang.

Rendere infatti accessibile un sito, significa potenzialmente non validarlo.

No, non sgranate gli occhi, la verit. Faccio un esempio abbastanza banale. Se avete costrutito il vostro sito con le specifiche XHTML 1.1 e lo avete validato, vi sarete accorti che necessario rimuovere l’attributo affinch la validazione passi.
Ora, se provate a passare al setaccio il sito in questione secondo le specifiche dell’accessibilit a livello 3, vi ritroverete con un errore che vi richiede questo attributo. E’ un bel no-sense! Eppure c’. E come questo ce ne sono diversi altri di esempi che mi sono capitati, ma che non sto a documentare.

Cosa fare allora? La risposta : dipende. Dipende dal sito che state facendo e da chi il committente. Se si tratta di pubblica amministrazione la logica – e anche le regole che puntualmente non sono mai rispettate – (un caso eclatante stato Italia.it) vorrebbe che il sito sia accessibile, quindi magari nell’intento di utilizzare un linguaggio comunque nuovo, fare uso dell’XHTML 1.0 invece che 1.1.

Se, invece, il vostro cliente di riferimento una azienda (Anche le aziende private – finalmente – si sono accorte dell’importanza dell’accessibilit e dell’usabilit per estendere il numero di potenziali clienti) cercate di fare le cose al meglio utilizzando magari l’XHTML 1.1 e non pretendendo di rendere accessibilie il sito a livello 3, ma accontentarsi del livello 1.

Nel mentre che risolvete i vostri dilemmi mentali, vi lascio con un link per la validazione WAI e quelli ufficiali del W3C per la validazione del vostro HTML e dei vostri CSS.

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2 thoughts on “Accessibilità in contrasto con la validazione”

  1. L’accessibilità prima di tutto.. poi la validazione, o almeno io la penso così. Se poi penso che molti siti "importanti" non rispettano per nulla le norme del w3c..allora.. Ottimo post! ciao, a presto!

  2. Ciao Angelo.
    Ti ringrazio del commento. Diciamo che già un buon sito validato è sulla buona strada per l’accessibilità, che spesso e volentieri sono molto meglio dei siti istituzionali di molte, moltissime regioni, enti o similari che rispettano lo standard allo 0,1%.
    Un esempio. L’ultimo che ho visto è il sito dell’Arma dei Carabinieri. Accessibile, non vuol dire strettamente rispettare lo standard WCAG e poi per trovare un link bisogna metterci 3 quarti d’ora.
    Oppure, quanto contattai in privato la responsabile della Provincia dell’Acquila al tg, esordendo… abbiamo realizzato internamente il nostro nuovo portale tutto accessibile. Di accessibile non c’era una vigola, ma secondo te ho mai ricevuto risposta? Assolutamete no!
    Questa è – purtroppo – l’Italia dei burattini. Continuiamo ad andare avanti a scartoffie, affogando nelle prassi e non focalizzandoci sul risultato finale.

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