Utilizzare Windows sotto il Mac: parte 2

La volta scorsa ho parlato del mio approccio alla virtualizzazione su Mac e del problema di una vera scrittura su dischi NTFS con il sistema di sicurezza di Windows. Avevo promesso la soluzione. Eccola.clip_image002

Il primo passo è quello di avere ovviamente un disco NTFS. Se non lo avete, e non avete nemmeno un pc con Windows con il quale procedere, si può ipotizzare l’uso di BootCamp (facendo partire l’installazione di Windows che formatterà quindi il disco – NON USARE ASSOLUTAMENTE LA FUNZIONE DI CREAZIONE PARTIZIONE DI BOOT CAMP).
Una tecnica che onestamente non so quanto sia corretta. Io stesso per uscire da BootCamp ho dovuto ripartire con il Dvd di installazione di Leopard e cambiare il disco di avvio con quel tool. Non so quanto sia quindi corretto l’aver fatto così, ma la mia esperienza su Mac è relegata a pochi mesi ancora.

Presupponendo che abbiate il vostro disco NTFS, quello che bisogna fare è creare un file puntatore di Fusion per il disco fisico.

Prima di procedere è necessario conoscere il nome BSD del disco che si vuole utilizzare. Di regola dovrebbe essere /dev/disk0 per il primo disco, /dev/disk1 per il secondo e così via; ma per essere veramente certi, meglio ricorrere al System Profiler e cercare sotto il disco che volete utilizzare la stringa BSD Name e prendere nota.

A questo punto dovrete creare il file puntatore utilizzando un tool a riga di comando di Fusion. Il tool lo potrete raggiungere utilizzando il Terminale al seguente path: “/Library/Application Support/VMware Fusion/vmware-rawdiskCreator”. Sono di estrema importanza i doppi apici a inizio e fine percorso, ne più ne meno come lo sono per Windows, visto che il percorso contiene degli spazi.

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Come vedete nell’immagine, utilizzando lo switch print e il BSD Name del disco recuperato in precedenza – tramite il comando

"/Library/Application Support/VMware Fusion/vmware-rawdiskCreator" print /dev/disk2

– potrete analizzare la tabella delle partizioni del disco.
Nel mio caso unica partizione NTFS.

A noi ci serve quel valore Nr, che ci indica il numero della partizione che vogliamo utilizzare. Se per esempio il vostro disco ha due partizioni, e quella NTFS è stata aggiunta in un successivo momento, molto probabilmente dovrete utilizzare la partizione 2.

Raccolta questa informazione, si procede con la creazione dei file virtuali. Usando lo stesso comando di prima, con uno switch differente: create

"/Library/Application Support/VMware Fusion/vmware-rawdiskCreator" create /dev/disk2 1 "/Virtual Machines/virtualfiledisk" ide

Questo switch deve ricevere come valori di input il BSD Name del disco che vogliamo utilizzare, il numero della partizione con la quale scambieremo i dati, il percorso locale dove i file virtuali verranno scritti, e il tipo di disco.

Dopo aver premuto invio, se ci spostiamo con il Finder dentro al percorso sopra specificato (/Virtual Machines/”) troveremo a questo punto due file che si chiamano rispettivamente:

/Virtual Machines/virtualfiledisk.vmdk
/Virtual Machines/virtualfiledisk-pt.vmdk

A questo punto la parte finale della modifica. Cambiare – rigorosamente tramite editor di testo – il file vmx della virtual machine. Questo file è contenuto all’interno del pacchetto della virtual machine. Dovrete quindi aprire il contenuto del pacchetto e quindi aprire il file (l’unico) che trovate. Il nome sarà identico a quello che avrete dato originariamente alla vostra virtual machine.

In questo file si tratta di aggiungere il nuovo disco. Per farlo è sufficiente aggiungere queste due righe:

ide0:1.present = "TRUE"
ide0:1.fileName = "/Virtual Machines/virtualfiledisk.vmdk"

Abbiate l’accortezza di verificare che il disco creato per voi non esista, altrimenti cambiate i parametri. Come?

La Virtual Machine ragiona esattamente come un normale computer. Ha la possibilità di aggiungere sino a quattro unità fisiche (o virtuali in questo caso). Ide0:0, ide0:1, ide1:0 e ide1:1.

Il primo parametro dirà che il disco è presente, il secondo specifica il percorso del file virtuale che a sua volta punterà al disco fisico. Se guardate infatti l’immagine qua accanto, vedrete che la dimensione fisica del file è di pochi byte, mentre la capacità sarà pari (nel mio caso) alla larghezza totale del mio disco, visto che io avevo una sola partizione.

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Abbiamo quasi finito. Dato che l’accesso al disco esterno può risultare compromesso in caso di sospensione o di snapshost, consiglio (come a mia volta consigliatomi) di disabilitare entrambe le funzioni aggiungendo i seguenti comandi:

suspend.disabled = "TRUE"
snapshot.disabled = "TRUE"

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Salvate il tutto e caricate la vostra Virtual Machine. Mi raccomando a quando salvate, anzi a quando aprite il file di testo. Apritelo con il TextEditor integrato nel Mac. Io che all’inizio l’ho aperto con l’editor di testi di PathFinder, sono stato due giorni a capire perché il file – dopo le modifiche – risultava corrotto sulle righe interessate. Alla fine, la prova più semplice, quella di usare un altro editor si è dimostrata vincente.

Ed ecco qua, finalmente, una immagine che descrive gli sforzi fatti.

N.B. Il disco l’ho chiamato io NTFS, voi potete chiamarlo come volete.