Dell'Abruzzo non posso che parlare bene, del resto è la regione in cui - nove anni or sono - ho deciso di trasferirmi. L'Abruzzo è una terra tranquilla, forse anche troppo sotto il profilo lavorativo, piena di splendidi posti da visitare. Un dolce connubio tra mare, collina e montagna nel quale si celano tanti di quei posti interessanti che se davvero si volesse optare per delle gite fuori porta, non si avrebbe che l'imbarazzo della scelta.
D'estate poi, il calendario si riempie tranquillamente di sagre e manifestazioni di ogni tipo, per lo più a carattere gastronomico, di cui la tradizione abruzzese ha profonde radici - come del resto quasi ogni altra regione italiana. Ma così tante sagre come quelle che si svolgono in Abruzzo, difficilmente mi è capitato di vederle altrove. E si che sin da quando avevo 16 anni vado scorrazzando da una parte all'altra dell'Italia (per motivi prima di svago e poi di lavoro).
E qui la nota dolente. Non so se è un fattore tipico solo di questa regione, ma i pochi eventi ai quali ho partecipato nel corso degli anni passati, ivi compreso il più recente, non appena quindici giorni fa a Filetto (CH) per la sagra del peperoncino si sono tutti rilevati eventi all'insegna dell'inciviltà delle persone e della disorganizzazione dei comuni e delle associazioni che tentano di organizzare l'evento. Perché?
Parliamo della gente: incivile. Le persone in Abruzzo sembrano andare al ristorante piuttosto che ad una sagra. I posti a sedere, generalmente su panchine e tavole di legno allestite per l'occasione, dovrebbero far spazio a tutti, a rotazione, ovvero si fa dapprima la fila per prendere la cibaria dopo di che - ordinatamente - si dovrebbe andare a cercare un tavolo nel quale degustare la consumazione. L'italiano tipico immagino, ma l'abruzzese medio con il quale mi sono scontrato in questi anni, invece, è un perfetto cafone che esce con tutta la famiglia e manda in avanscoperta i propri cari per prendere il tavolo anche con mezz'ora di anticipo e sono soliti tenerselo stretto anche nella fase di digestione, impedendo al resto dei visitatori un attimo di meritata pausa.
Quando si alzano dal tavolo, si aspettano, proprio come al ristorante, che qualcuno si preoccupi per loro di sparecchiare, levando gli avanzi del sontuoso pranzo. Non si preoccupano di fazzoletti svolazzanti per il borgo; che importa, tanto gli spazzini puliranno prima o poi. Insomma, mi vergogno a dirlo, ma è una cosa che fa veramente schifo, e come italiano mi sento a disagio, figurarsi quei rari turisti stranieri che qualche volta mi è capitato di incontrare cosa avranno provato.
Ok, parliamo dell'organizzazione ora. Organizzare un evento, significa confrontarsi con problemi tipici della ristorazione in primo, con l'aggiunta di tutti gli aspetti logistici. I borghi e i paesi normalmente sono piccoli, del resto è proprio questo elemento quello che affascina e che attira la gente.
Il più di tutti i paesi non si preoccupa mai di adibire ampie zone di parcheggio con servizi navetta che in continuo fanno la spola per smaltire l'innumerevole massa di persone che invece si accalcano con la macchina e che parcheggerebbero anche verticalmente lungo i lampioni se solo si potesse. L'unica semi organizzata che ho visto quest'anno è stata la sagra a Pretoro, però come al solito non si è impedito alle macchine di andar su per il paese con il risultato che cmq il traffico ha reso complicata anche la circolazione agli autobus allestiti per l'occasione.
Sai già che la tua manifestazione avrà successo perché non è il primo anno che la organizzi? Bene, ci vuole tanto a fare delle stime su quanti generi alimentari occorrono? Casi di sagre alla terza o quarta edizione che anche alle 9:30 di sera avevano già il tutto esaurito. E il resto della notte che cosa si fa, visto che la sagra è generalmente una raccolta di indefessi amanti della buona tavola? Rare sono infatti quelle sagre che accorpano l'evento mondano (rievocazione storica, sfilata o quel che vi pare) al piacere della buona tavola.
Non parliamo poi degli stand dove si distribuisce il cibo. Devo ancora capire perché è necessario fare quasi sempre la fila e pagare da un lato e ritirare la consumazione ad uno stand anche a 100mt di distanza. Ci vuole tanto a mettere tutto assieme, ovviamente separando la cassa dalla zona distribuzione con una serpentina come quella degli aereoporti per evitare la calca delle persone che finiscono come sempre con lo spintonare e far corse a chi conquista per primo il piatto di sagne e ceci?
Ok, la finisco qua. Questo post è abbondantemente fuori tema rispetto allo scenario tecnologico del quale sono solito scrivere. Ma con qualcuno dovevo pur condividere il mio sfogo!.
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