Centrali di rischio: una sicurezza per le banche o una condanna per i malcapitati?

Quest’oggi vorrei parlare delle centrali di rischio. Sapete cosa sono? No? Bene in due parole cercherò di spiegarvelo (Magari non sarà una spiegazione esaustiva, ma cercherò di rendere le cose semplici a chiunque).
Mai sentito parlare di credito al consumo … si proprio quello, quando andate al supermercato e aprite una pratica di finanziamento per il vostro nuovo TV al plasma 48 pollici attacco VESA HDMI e tutti gli accidenti che non gli pigliano.

Bene, nel momento in cui fate una qualsiasi pratica il cui obiettivo è a carattere monetario, sappiate che ognuno di noi viene inserito in uno schedario – passatemi il termine – che poi ognuna delle diverse centrali di rischio che ci sono in giro per lo stivale utilizzano per successivi controlli.
La prima volta che non pagate – quindi siete insolventi – automaticamente venite classificati come cattivi pagatori e la successiva volta dopo che vi serve un prestito, o dovete aprire un conto corrente, o qualsiasi cosa che abbia a che fare con il giro di soldi, quando l’istituto di finanziamento/credito richiede le informazioni su di voi, la vostra operazione verrà sicuramente scartata perchè non siete solventi. La stessa cosa succede quando richiedete la carta di credito o se traete delle cambiali che poi vengono protestate e marcate come insolute.

Ora, tutto questo processo, per quanto abbia estremizzato, può anche starmi bene. Diciamo che chi vi concede fiducia sui pagamenti, deve pur esser certo che prima o poi questi soldi gli torneranno indietro.

Ma che succede se siete vittima di falsi?

In breve è successo a mia moglie che una omonima (anzi molto probabilmente il figlio di costei) che abita nel nostro stesso paese, solo che la signora ha oltre 70 anni, abbia utilizzato il codice fiscale di mia moglie, il suo nome e il suo documento di identità per firmare delle cambiali (per la precisione due di 100 euro) non pagandole al momento opportuno e mandandole in protesto, con la conseguenza che l’omonimia in questione, ma il codice fiscale errato hanno attribuito l’insolvenza a mia moglie piuttosto che a questa signora.

Conseguenza? Dal 2006 ad oggi, nei due conti correnti che ho dovuto aprire (cointestati) ho dovuto tribolare non poco per riuscire nell’operazione. E recentemente, qualche settimana fa (ma anche qualche mese fa con Fineco), cercando di aprire il conto BancoPosta click, sono ricaduto nuovamente nel problema.

Nulla è valsa la mia parola e le mie spiegazioni. Fineco non ha nemmeno voluto che gli si trasmettesse la denuncia ai Carabinieri fatta e la successiva richiesta di archiviazione della magistratura perchè ignoti non erano stati trovati (già perchè pur sapendo chi è il colpevole, abbiamo per legge – senza poter disporre dei titoli di debito in originale – sporgere denuncia contro ignoti). Quanto a BancoPosta, sono ancora in attesa di riscontro. Nulla è infatti servito anche chiedere l’estratto della posizione di mia moglie ad altre due centrali più grandi (Crif e CDC). BancoPosta, infatti, si serve di una tal Ribes che si approvvigiona dei dati della Camera di Commercio.

Non sò in quale punto della catena i dati siano stati interpretati erroneamente, ma fatto sta che qualcuno lo ha fatto, perchè in una precedente visura camerale che io richiesi, era lampante che non vi fossero protesti a suo nome. E su tale visura, oltre a nome, cognome, città e codice fiscale, vi è riportato anche l’indirizzo di residenza della persona colpevole.
Sarebbe quindi bastato un pò più di attenzione da parte del preposto di BancoPosta immagino, per evitare tutto questo casino. O forse da parte di Ribes nel mostrare i dati. Non sò di chi sia colpa in questo specifico caso.

Sicuramente ravviso una grandissima colpa nel soggetto che emise le due cambiali o che comunque le accettò non sincerandosi che la settantenne firmataria, con tanto di documento di identità alla mano, non potesse avere quel dato codice fiscale perchè l’anno era chiaramente differente. Ma a buon bisogno, questa persona, non sapeva nemmeno come si leggeva il codice fiscale.

Resta comunque il fatto. Sono queste centrali di rischio una vera sicurezza per gli istituti di finanziamento o solo un rischio per i malcapitati?

Perchè, oltre a detenere – ora per soli 3 anni – questi dati, non viene istuito anche un numero verde nazionale al quale comunicare eventuali discrepanze e un archivio collettivo con le quali queste centrali devono comunque fare ulteriori verifiche?
Basterebbe una procedura studiata a tavolino e uno staff al pari di quello che ogni centrali di rischio ha e che si interessa per l’estrapolazione dei dati.

Ma del resto siamo in Italia, ci si può aspettare tanto dal nostro paese? Ovviamente no.