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Il pacchetto sulla sicurezza approvato dal Senato (dovrà ancora tornare alla Camera) in data 5 febbraio infatti prevede che la sicurezza pubblica passi dalla rete: in caso di apologia di reato e istigazione a delinquere, i provider potrebbero trovarsi costretti a innescare misure per filtrare le pagine sotto indagine. Come se non bastasse, in caso di inottemperanza, la minaccia della corresponsabilità.
Nel testo del DDL si legge infatti: “In caso di accertata apologia o incitamento, il ministro dell’Interno dispone con proprio decreto l’interruzione dell’attività indicata, ordinando ai fornitori di servizi di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine, applicando sanzioni pecuniarie per gli inadempienti”.
Nelle mani dei provider ci potrebbe essere quindi l’onere di spezzare quella sottile linea che vede il diritto e la libertà di espressione compromessa. Una libertà insita ancora oggi nei paesi più moderni e democratici e che ben presto diverrà camuffabile come reato di opinione da un governo che si arroga un potere presente solo nei paesi totalitari come la Cina.
Quando le vogliono tentar tutte per non far sapere la verità, la democrazia perde casa.
Fonte: punto informatico
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Qualche anno più tardi, il mio primo pc e nel 1994 la prima esperienza con Internet, di cui mi sono subito innamorato e con cui oggi mando avanti la mia attività di Web Designing e posizionamento nei motori di ricerca.
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