Uno sguardo ai canali di advertising

Lavorare con i siti web, ottimizzarli e convertire traffico è quello che si definisce SEM, ovvero interagire con i due principali canali del mondo del web marketing, i motori di ricerca (con il SEO) e gli annessi collegamenti sponsorizzati (PPC).

Tuttavia, in un contesto sempre più dinamico quale quello di internet, oggi inizia ad essere sempre più limitativo il concentrare le proprie strategie su questi due elementi.
Bisogna necessariamente ampliare la propria sfera di conoscenza a tutto il mondo del digital marketing, quindi tutto quell’insieme di elementi digitali atti a favorire l’accrescimento della consapevolezza del brand di una ditta e dei servizi / prodotti che questa offre.

Conoscere resta comunque una faccenda, mettere in pratica è, invece, tutt’altra storia. Con questo voglio dire che non è certo morta – ne morirà mai – la cara vecchia specializzazione nel settore specifico, ma semplicemente che una buona infarinatura è utile per meglio comprendere anche diversi aspetti che girano attorno al mondo web semplicemente per non pensare che il SEO o il PPC sia tutto, come in alcuni casi mi sono sentito dire.

Per questo mi sono preso la briga di riassumere i canali di advertising più comuni:

  • Motori di ricerca. Sono il canale per eccellenza dove deve una presenza è pressoche indispensabile se si vuole affrontare serenamente la propria vita on line. La presenza sui motori è determinata dall’abilità della SEM agency che segue la struttura. Maggiore sarà la preparazione del personale tecnico che vi lavora, maggiori saranno le possibilità di ottenere risultati validi e duraturi nel tempo.
  • Pay per Click Advertising, altrimenti chiamato keyword advertising. E’ sicuramente la forma di sponsorizzazione più comune, immediata, con il maggior controllo sulla tipologia sull’investimento e con una percentuale di ritorno (ROI) elevata. In Italia il canale per eccellenza è costituito da Google AdWords, mentre il suo diretto antagonista di Yahoo!, con grande Yahoo! Search marketing.
  • Display Advertising, ovvero i classici banner, se li vogliamo riassumere in una parola sola. Questi possono essere di diversi formati, testuali, con immagini e oggi perfino animati. Le sperimentazioni in questo settore sono all’ordine del giorno e benchè si trovino in giro affermazioni del tipo che un formato X è migliore di quello Y, nulla e nessuno mi toglierà dalla testa che a farla da padrone sarà sempre il contenuto e il tipo di engagement che riesce ad ottenere.
    In questo frangente, sebbene Google e Yahoo! consentono di utilizzare i loro canali anche per questo genere di pubblicità, è bene ricordare che esistono altri canaalia spesso più targettizati e performanti dei due player operanti nel contesto della ricerca on line.
  • Affiliate Marketing, che volendo estremizzare potremmo definirlo come un’invasione totale di link di un dato brand. Dietro c’è una logica di Call to Action, ovvero lanciare un messaggio affinchè l’utente compia un determinato passaggio che porti all’azione (di solito la vendita) riconoscendo un benefit al vettore.
    Un esempio possono esserlo quei siti di prenotazione come Booking.com che riconoscono una percentuale a siti paralleli che veicolano traffico tramite dei siti esterni e che fanno concludere una prenotazione ad un utente.
  • Email Marketing, ovvero il classico invio di e-mail promozionali ad una lista di utenti. Le liste si possono comprare una volta una tantum, piuttosto che si possono “comporre” dall’estrazione di dati da una propria base dati – supponendo che abbiate un database di utenti registrati piuttosto vasto, o addirittura improvvisare (come spesso accade) raccattando indirizzi a destra e a manca per tutta la rete, in barba a tutte le normative sulla privacy e sul sistema OPT-IN al quale la nostra “giurisdizione” aderisce.
  • Digital Media. Sotto questo contesto rientrano tutte quelle forme di pubblicità che poco hanno a che fare con il web, ma che sempre digitali sono. Per esempio la pubblicità interattiva sul digitale terreste. Un caso abbastanza interessante l’ho visto recentemente nel Regno Unito, dove sul digitale terrestre si poteva ordinare una pizza a casa. Ovviamente, non approfondisco, non tanto per mancanza di conoscenza, quanto perchè un sistema del genere certo da noi non troverà diffusione fintanto che non vi sarà un vero e intenso utilizzo dei canali digitali anche qua in Italia. Cosa quest’ultima impossibile fintanto che avremo una limitata quantità di canali disponibili (e anche allora i costi saranno così tanto proibitivi, che pochissime entità potranno permetterselo).
  • Social Media. In questo contesto rientrano tutti gli elementi del cosidetto web 2.0. Troviamo quindi i contenuti generati dagli utenti (UCG) in primis grazie al cosidetto word-of-mouth, quindi commenti sui forum, post nei blog ecc., piuttosto che social network come Facebook con il loro sistema pubblicitario con il quale generare profitti.
    In particolare quest’ultimo ha un buon sistema propositivo che mi ha particolarmente colpito per la sua semplicità di configurazione, ma soprattutto perchè avendo in pancia dati di milioni di utenti circa la loro anagrafica, riesce a fornire una demografizzazione interesssante attraverso la quale poter meglio distribuire i contenuti pubblicitari. Una cosa questa che permette di ottenere dei ritorni maggiori rispetto al tradizionale PPC o Display Ad.

Questo post mi sarà utile anche durante le prossime volte, perchè cercherò di parlare di un sistema di advertising, quello di Facebook, che nella sua semplcità, offre anche un grande potenziale. Stay tuned.

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