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Non ho deciso di cambiare lavoro, ma il titolo mi pareva perfetto per indicare qualcosa che in realtà – a mio avviso – non è mai servito a nulla che non fosse modificare artificialmente il modo in cui Google reagisce di fronte ad una pagina web e al meta tag nofollow.
E' ovvio che il suo uso (spropositato) da parte dei vari webmaster partiva dal cosciente obiettivo finale, ma la storia si ripete e ancora una volta a Mountain View hanno capito che quel "qualcosa di buono" che il tag aveva in se, era stato utilizzato più impropriamente che altro.
Questa tecnica, nata nel 2007 quando Matt Cutts parlà del tag rel=”nofollow” per controlare quali video di YouTube passassero PageRank, va sotto il nome di PageRank sculpting.
Lo stesso Cutts non ne condanna l'uso, basta guardare il video che segue dove anzi incoraggia nell'uso del tag, tuttavia ribadisce che è meglio lavorare sul prendere più link e sullo sviluppare contenuti di alta qualità, cose che di fatto non sono certo una novità nel campo del web marketing.
Il tag nofollow, infatti, fino a poco tempo fa (o forse ancora oggi, chissà se hanno già modificato definitivamente l'algoritmo) prevedeva che su una base di 10 link per pagina, dove 5 di questi avessero il nofollow, il PageRank (aka link juice) della pagina venisse trasferito solo ai link che non avessero il tag in questione, di fatto incrementando le "prestazioni" delle pagine di destinazione raddoppiando il punteggio per ognuno di quei 5 link.
Le nuove modifiche dell'algoritmo, di contro, riportano le cose alla normalità, quando di nofollow non si parlava. Sull'esempio di sopra, se la pagina ha 10 link, la link juice della pagina viene divisa per il numero totale dei link e ad ogni link viene assegnato 1/10 del valore. Se la nostra pagina ha 5 link nofollow (perchè il webmaster non gli interessa quella pagina), il punteggio di ogni link rimarrà invariato e per quei link, il valore intrinseco cadrà in un buco nero.
Tutto chiaro?
Randfish dice potrebbe essere un bluff e ha ipotizzato possa trattarsi di una sparata di Matt Cutts fatta per scoraggiare l’uso eccessivo del PageRank Sculpting. Ma potrebbe anche essere vero, cosa che spero ardentemente, in tal caso assisteremo nei prossimi mesi a dei veri e propri stravolgimenti delle SERP.
In conclusione, se avete sempre lavorato nel migliore dei modi, pensando cioè a costruirvi la vostra rete di contatti e di link in maniera naturale, pensando prima agli utenti e poi ai motori, ritengo che vi aspettino solo sonni tranquilli.
Update del 16/06/2009: Matt Cutts, parla (ancora una volta) del PageRank sculpting anche sul suo blog.
Technorati tags: pagerank, link juice, black hat
Mi chiamo Andrea Moro, sono un appassionato di informatica da quando avevo 8 anni e da quando mio padre mi regalò il C64.
Qualche anno più tardi, il mio primo pc e nel 1994 la prima esperienza con Internet, di cui mi sono subito innamorato e con cui oggi mando avanti la mia attività di Web Designing e posizionamento nei motori di ricerca.