I motori tematici servono veramente a qualcosa? E’ una domanda importante sotto certi punti di vista a cui vorrei cercare di rispondere perchè il più delle volte è frutto di inusitate e spregiudicate credenze da parte degli utenti e possibili clienti.

Partiamo però con il definire cosa sono i motori tematici, o meglio, cosa realmente ci si dovrebbe aspettare dai motori di ricerca.

Purtroppo, e questa è una amara constatazione, i motori di ricerca non sono perfetti e sebbene stiano cercando di migliorare, sull’altra sponda ci sono sempre webmaster che si affannano a creare siti web senza una testa ne una coda, o chi di proposito crea siti esclusivamente a titolo di “mondezza” rendendo di fatto la rete un enorme calderone dove confluiscono il bene e il male ed è l’utente a doversi raccapezzare su cosa possa essere veramente valido e cosa no.
Quando si trovano siti potenzialmente interessanti, questi sono spesso confusi e complessi da usare.

Purtroppo il panorama dei siti web italiano (quantomeno rispetto al resto del mondo, quello anglosassone in particolare) è ancora molto lontano dall’aver raggiunto livelli ottimali di efficacia, usabilità, chiarezza.
Siamo ancora in una fase in cui è la tecnologia ad essere al centro (flash, banda larga, data base, funzionalità) e non semplicemente l’utente e le sue aspettative.

Non sempre i motori di ricerca sono lo strumento giusto (qualche volta l’interazione umana continua ad essere il miglior sistema di ricerca) e credo ci sia una soglia – data dalla conoscenza dello strumento che si sta usando e delle sue potenzialità – al di sotto della quale è più la fatica di cercare che l’utilità.
C’è poi anche quella soglia conoscitiva del settore di pertinenza, che dovrebbe far parte del bagaglio di conoscenza umana, che secondo me dovrebbe essere alla base di chiunque tenti di usare un qualsiasi strumento per ottenere dei risultati.

Una vecchia battuta racconta di un tale che, davanti ad un gigantesco calcolatore, dopo aver ricevuto spiegazioni sulla sua utilità:  ”Sa tutto, contiene tutte le informazioni esistenti, chiedigli qualsiasi cosa e ti darà la risposta corretta”, chiese semplicemente: “Come sta mia zia?” e il calcolatore ovviamente non seppe rispondere.

Anche le mie ultime vacanze, italiane quest’anno, le ho organizzate prenotando tutto su Internet, e vi posso assicurare che a volte anche per ricerche semplici – o forse più mirate – il NULLA sembra essere l’unica strada offerta.

Ecco allora che i motori tematici, proprio perchè rispondono al requisito universale della ricerca condotta, sembrano essere la chiave di volta necessaria per chiunque voglia ottenere dei risultati seri da internet.
I motori tematici, in parziale deroga al concetto delle directory, trattano di uno specifico argomento che utilizzano come minimo comun denominatore.
Approdando quindi su di un motore tematico è assai più facile che i risultati ottenuti da una ricerca al loro interno sia decisamente più pertinente di una query fatta su di un motore di ricerca.

I motori tematici sono anch’essi gestiti da persone umane, da editori, se così li vogliamo definire, ma nel 90% dei casi, forse anche di più, il loro fine è puramente commerciale.
Quindi i risultati possono venire estrapolati secondo dei criteri economici piuttosto che di pertinenza (utilizzo il condizionale, anche se in alcuni casi l’imperativo sarebbe stato più corretto) .

Detto questo, per quanto ben indicizzati possano essere questi motori, ci ritrova con un problema di fondo: ad essere indicizzato non sarà quasi mai il nostro sito web, bensì una doorway page, quindi il concetto è che la pubblicità vera o comunque almeno il 50% sarà sempre a favore del motore tematico. In sostanza ci ritroviamo con un investimento che già alla partenza perde metà del suo valore.
Ma andiamo oltre. Tutti i motori tematatici conterranno da poche centinaia di risultati fino a qualche milione nei casi più grandi. Questo rende di fatto obbligata una parametrizzazione in fase di ricerca che complica all’utente estremamente le cose, perchè – prendiamo come spunto le Pagine Gialle e il loro sito (che del resto rispecchia la logica della pubblicazione cartacea) – se l’utente non sà che in un dato paese esiste una data attività, di risultati non ne troverà nessuno.

Ecco quindi che l’efficacia di questi motori, a parer mio, è del tutto insignificante, per lo meno quando devono essere utilizzati come unico sistema di pubblicità adottato al fine di far accrescere la popolarità del proprio sito web e convogliare un numero maggiore di utenti interessati ai nostri prodotti o servizi.
Molto meglio investire gli stessi soldi in campagne Pay-Per-Click se proprio non si vuole investire nell’indicizzazione, perchè ai motori tematici, così come per i Pay-Per-Click va destinato un budget che deve essere rinnovato annualmente, pena l’eliminazione.

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Con il termine Doorway si intende una porta di ingresso secondaria, e con page la pagina, quindi miscelando il tutto si ottiene una pagina con un portone di ingresso.
Una doorway page contiene vari elementi associati ad altre pagine dello stesso sito. L’unica differenza è che il titolo, i meta tag e i “vari contenuti” (Quando presenti) sono stati ottimizzati per una specifica parola chiave (o combinazione di parole chiave) o per uno specifico concetto.
In parole povere, si tratta di una pagina ottimizzata pubblicata su su di un server X e indicizzata nei motori di ricerca affinchè il visitatore che entra in quella pagina pensa che “anche” quella dove sono capitati è una pagina del sito che hanno scelto di consultare.

Le doorway pages generalmente non sono considerate spam dai motori di ricerca quando vengono utilizzate correttamente dando informazioni utili, contenuti informativi validi ed elementi grafici contestuali a quelli del sito. Tuttavia il largo impiego di queste doorway pages fatto nel passato non aveva felici riscontri dal punto di vista grafico e le pagine che venivano create davano l’impressione che esistessero due “versioni” di un sito.
Un altro problema è che spesso queste doorway pages venivano inserite sui siti web di coloro che indicizzavano il sito, e questo era un bene, forse, per i motori di ricerca – che a queste cose non badavano, e che quindi trovavano un link naturale verso il sito x – , un male per gli utenti che capitavano su quella determinata pagina, che comunque si accorgevano di qualche cosa di poco “pulito”.
Questo dava luogo anche ad un altro incoveniente; quando il rapporto di collaborazione tra il proprietario e il SEOer terminava, quest’ultimo cancellava immediatamente la pagina ottimizzata, e di li a poco il sito web, che spesso poteva contare solo sulla doorway page, tornava nel limbo assoluto dal quale era inizialmente partivo.

Oggi cosa succede
Oggi c’è una crescente tendenza a considerare le doorway con un pò di scetticismo, poiché alcuni utilizzano le doorway non per offrire contenuti interessanti per i visitatori, ma solo parole chiave e collegamenti ipertestuali studiati per aumentare in modo artificioso la rilevanza della pagina agli occhi dei motori di ricerca. E come non smetterò mai di ricordare, i motori di ricerca sono in costante evoluzione e questi “giochini” prima o poi tenderanno ad eliminarli completamente.
Si dovrebbe pertanto inziare a pensare a delle doorway page un pò più complesse, con del testo eloquente, links, immagini, insomma ad una vera e propria pagina del sito e non quei quattro links che puntano al sito web principale.

Ma veniamo al lato pratico, servono veramente?
Tenuto conto di quanto sopra detto, personalmente preferisco più ottimizzare le pagine del sito web che mi viene affidato piuttosto che creare pagine nuove, anche perchè fare da content-editor spesso non è facile.
C’è bisogno di una spiccata dote nello scrivere e sicuramente una vasta cultura generale per poter trattare i più disparati argomenti con cui si potrebbe avere a che fare.
Questo perchè difficilmente il cliente ha del tempo per scrivere testi da poter inserire nel suo sito, ma soprattutto perchè per quanto si possa essere bravi nello scrivere, non avendo una conoscenza diretta di tutti i comparti aziendali della struttura per la quale si sta lavorando, si potrebbero trasmettere delle informazioni non proprio in sintonia con la struttura stessa, creando più danni che benefici.

In giro trovo parecchie opinioni contrarie, dove si parla di doorway pages, di pagine ben fatte, di utilizzarle nei domini secondari in modo che se le pagine e i domini vengono penalizzate, a risentirne non è il dominio principale.
Onestamente credo che il tempo che debba investire nel creare doorway pages, anche ben fatte, configurare sotto-domini o acquistare domini nuovi, sia tempo e denaro sprecato.
Quindi qui lo dico e non lo nego. Io non uso le doorway pages.

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Uno degli obiettivi primari di un sito web che vuole conquistare i primi posti nei motori di ricerca dovrebbe essere l’aumento di quella che i motori di ricerca definiscono come “link popularity”.
Questo concetto venne introdotto dal motore Altavista qualche anno fa, più o meno nel 2001, ma come per tutte le leggi appena nate poco dopo venne inventato anche l’inganno.

La Link Popularity infatti si basava su un dato molto semplice: più link esistevano per un sito, e più quel quel sito era considerato importante.
Bastava così aprire alcune decine di siti, anche di una sola pagina e su spazi web gratuiti, allearsi con qualche altro webmaster che aveva fatto la stessa cosa, fare uno scambio link reciproco e il gioco era fatto, secondo Altavista avevamo fatto dei gran bei siti, abbastanza importanti, e come premio ci spediva centinaia di visitatori che non avevano nulla da visitare visto che i siti avevano l’unico scopo di linkarne di altri.

Successivamente Google, e pian piano tutti gli altri motori (Fast-AllTheWeb, Inktomi Etc. etc.), hanno corretto questo concetto inventando il PageRank, detto anche PR, che non è altro che il Rank (classifica) di Page (uno dei 2 fondatori di Google) di cui la Link Popularity è una componentente.
Il meccanismo che sta alla base del PageRank è molto semplice: non tutti i link sono uguali, quelli provenienti da certi siti sono più importanti e quindi hanno un peso maggiore, altri ne hanno meno. L’importanza di un sito viene calcolata dalla quantità di link che si ricevono e, sopratutto dal peso (ergo l’importanza) che questi link hanno, ovvero dal PageRank che ha la pagina che ci concede il link.
Contribuiscono per l’importanza di una pagina alcuni fattori come la densità, frequenza e prominenza delle parole chiave, cui fanno seguito altri concetti puramente editoriali che sempre più spesso vengono tenuti in considerazione dai motori di ricerca durante l’analisi del testo di un sito, ovvero nell’interpretazione stile utente che verte principalmente a capire se un determinato sito possa essere “utile” perchè contiene un’ampio spretto di informazioni dal quale l’utente possa trovare realmente ciò che cerca e non imbattersi in una mera pagina di links.
Quanto sopra è ovviamente un’estremizzazione del concetto di PR. Ci sarebbe da eloquire in tal senso per molte molte altre righe, ma tanto basta per far comprendere il concetto di base che ci interessa.

Alla domanda quindi che spesso mi viene posta “Ma è davvero così importante il PR che vedo nella Toolbar” mi viene da rispondere “No, oggi non è più così importante come lo era 2 anni fa”. Questo perchè il PR oggi è un insieme di fattori – e chissà quanti altri elementi contribuiranno al suo indice nei prossimi anni – come poc’anzi spiegato.
Tuttavia quel valore di PR è e continuerà ad essere un ottimo indicatore del livello di apprezzamento che il motore nutre nei confronti del sito o della pagina indicizzata.
Quell’indicatore presente nella Google Toolbar ci riesce a far capire intanto se il nostro sito o la pagina sulla quale stiamo lavorando è stata per lo meno indicizzata, poi quanti link riceve ecc. ecc. Viene da se prendere le dovute attività correttive.

Ma quali sono queste correzioni e cosa posso fare per migliorare il numero di link in ingresso?
La panacea sarebbe non fare niente, cioè attendere che il nostro sito proprio perchè realmente interessante venga linkato spontaneamente da un numero non precisato di altri siti (one-way link). La speranza tuttavia non é una componente della SEO, anche perchè i clienti vogliono risultati concreti e non promesse.

Bisogna quindi adoperarsi per innestare attività di scambio link, meglio se tra siti pertinenti, inviando lettere ai webmaster o responsabili del sito, chiedendo loro di effettuare uno scambio link tra le home page dei due siti o tra pagine secondarie.
Non sempre gli scambi link vengono accettati, anzi mi sono capitate persone sgorbutiche e ignoranti che nella presunzione di “essere tutto io” mi hanno intimato di “rimuovere immediatamente il loro link in quanto non autorizzato a trattare il loro nome e il loro marchio sul mio sito”. Senza commenti.
Evitare poi di scambiare link con pagine che contengono centinaia di link, non serve a nulla.

Qualora si riesca ad ottenere degli scambi links, questi devono essere controllati costantemente verificando che i link rimangono attivi e che webmaster furbi dopo aver acconsentito allo scambio non rimuovano la controparte. Un’attività che se fatta a mano, a seconda del numero di siti da controllare può richiedere anche diverso tempo. Per questo io adopero uno strumento che ritengo ottimo: si tratta dell’Advanced Link Manager della Caphyon.

Si può poi procedere alla segnalazione del sito in questione nelle directory, o qualora si disponga di un numero di siti web discreto (perchè di professione si fa il webmaster), previo consenso dei titolare del rispettivo sito, si può cercare di innescare il medesimo concetto di one-way link tra i diversi siti della web-farm che il webmaster controlla, avendo però l’accortezza di evitare scambi tra siti web che appartengono allo stesso indirizzo IP e cercando nel limite del possibile di effettuare scambi di link tematici.

Come controllo il numero di link senza comprare strumenti?
Uno strumento professionale è necessario se si vuole svolgere un lavoro nel migliore dei modi, tuttavia, se per diletto si vuole solo controllare il numero di link che puntano al proprio sito, si può tranquillamente ricorrere ad analizzatori on-line, che gratuitamente, consentono di verificare il numero di link.
Questi analizzatori non fanno altro che lanciare delle query con comani appropriate ai relativi motori di ricerca, prendere il valore di ritorno e riproporlo in una pagina riepilogativa.
Uno di questi link è quello presente su SEOChat, un sito dove peraltro è possibile trovare altri articoli sul mondo dell’indicizzazione e altri strumenti utili, o ancora meglio Live PageRank che controlla quasi 200 data center.

Technorati tags: inbound link, Link popularity
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Questo post vuole essere puramente tecnico, e servirà più avanti come memorandum per la comprensione di alcune tematiche trattate.

Densità delle keyword

La densità delle keyword si riferisce al rapporto tra il numero di ripetizione di una parola con il resto del testo presente nella pagina presa in esame.
Il valore della densità delle keyword varia a seconda dell’algoritmo utilizzato, che può prendere in considerazione alcuni valori in più o in meno.
In generale, è bene, facendo l’analisi della pagina, ottenere risultati in percentuale che oscillino tra il 3 e l’8%, a volte meno o a volte più. Contribuisce in questa oscillazione il numero di risultati che un determinato motore di ricerca è in grado di estrapolare.

 

Frequenza delle keyword

La frequenza delle keyword si riferisce al numero di volte che una parola chiave appare all’interno della pagina di riferimento. La teoria è che più sono le volte che quella determinata keyword è contenuta nella pagina, più sarà il “peso” riconosciuto a quella pagina per la keyword ripetuta.
Tuttavia, in linea di massima, è bene non abusare con le ripetizioni generando il cosidetto keyword stuffing, in quanto si potrebbe ottenere il risultato contrario a quello desiderato, cioè quello di venir cancellato dal motore di ricerca nel momento in cui, il nostro sito, verrà ritenuto contrario alla policy di correttezza del motore stesso.
E’ invece bene cercare di utilizzare sinonimi delle parole chiave prescelte e di coinvolgere testo che, pur rimanendo nell’attinenza dell’argomento trattato, riesca a coprire un ventaglio informativo più ampio di quello prefisso.

 

Prominenza delle keyword

La prominenza delle keyword si riferisce alla posizione della keyword all’interno della pagina o comunque della porzione di testo presa in considerazione.
Prima comparirà una keyword all’interno di una pagina, e più prominente sarà quella keyword. Per questo motivo la raccomandazione è quella di inserire la parola chiave di riferimento all’inizio della pagina, all’inizio delle frasi, nel tag title e negli meta tag disponibili, con un occhio di riguardo, cercando quindi di non strafare ed evitando una eccessiva frequenza.

 

Prossimità delle keyword

La prossimità delle parole chiave si riferisce invece alla vicinanza tra due o più keyword.

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Qualcosa di me

Mi chiamo Andrea Moro, sono un appassionato di informatica da quando avevo 8 anni e da quando mio padre mi regalò il C64.

Qualche anno più tardi, il mio primo pc e nel 1994 la prima esperienza con Internet, di cui mi sono subito innamorato e con cui oggi mando avanti la mia attività di Web Designing e posizionamento nei motori di ricerca.

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