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In questi giorni si è fatto un gran parlare di Bing, specie perché il 24 agosto scorso il motore ha finalmente ultimato la “fusione” dei suoi algoritmi con Yahoo!, iniziando ad usare la sua struttura e i due database per servire entrambe le “popolazioni” di utenti che recenti stime danno intorno al 20% (almeno nel mercato EMEA).
Non si tratta certo di gran numeri, e la partnership tra i due motori verte proprio a trovare un nuovo punto di slancio per cercare di ribaltare la situazione. Cosa questa non certo facile.
Di esempi in rete dove la fidelizzazione degli utenti é dura a morire ne abbiamo tanti, uno per tutti Firefox vs Internet Explorer.
E proprio in questa minoranza trovo la risposta a questa nuova funzionalità di Bing, di cui sembra pochi ne siano a conoscenza. Anzi, a dire il vero direi nessuno, visto che tra tutti i blog del mio RSS reader, nessuno ne ha fatto menzione.
Sto parlando dei risultati espansi di Bing.
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I guai della localizzazione non si fermano solo alla corretta configurazione del proprio computer o delle cartelle del proprio sito, ma impattano un pò tutti quanti i servizi che quotidianamente utilizziamo.
Sull’iPphone, per esempio, una volta mi sono dimenticato di impostare correttamente la visualizzazione degli appuntamenti nell’ora della timezone locale, e quando sono arrivato in Inghilterra, gli appuntamenti che avevo per quel giorno – sincronizzati con il mio Mac Cal – mi vennero mostrati un’ora più tardi rispetto a quello che gli appuntamenti erano.
Ma non e’ questo quello di cui vi voglio parlare, sebbene la localizzazione sia il nocciolo della questione, bensì della
Lo sbaglio più grosso che fanno le aziende online é quello di pensare di essere più furbe dei propri utenti. Utenti che, nel loro “innocuo” gesto di lasciare un commento – su di un blog, forum o canale ufficiale dell’azienda quale Twitter o Facebook – cercano con l’azienda un confronto.
Non si può volergliene a queste persone. Tutt’altro bisognerebbe lodarle proprio perché hanno compreso quelle che sono le dinamiche del web 2.0 e cercano di utilizzarlo con il fine ultimo di migliorare i processi evolutivi dell’azienda stessa spronandola ad essere più partecipativa e – come direbbero a Roma – meno gnorri.
Le aziende però sono così tanto sciocche che credono che insultare gli utenti, ignorarli o trovare sistemi per cancellare i commenti sia la strada più veloce da perseguire.
Di casi di mala gestione della reputazione la rete ne é pieno.
A grande richiesta – visto che sembro uno dei pochi Italiani ad avere un iPhone – ecco che mi accingo a fare la mia recensione sul nuovo giocattolo della Apple.
Mi chiamo Andrea Moro, sono un appassionato di informatica da quando avevo 8 anni e da quando mio padre mi regalò il C64.
Qualche anno più tardi, il mio primo pc e nel 1994 la prima esperienza con Internet, di cui mi sono subito innamorato e con cui oggi mando avanti la mia attività di Web Designing e posizionamento nei motori di ricerca.