Micro tastiera bluetooth (per iPhone)

17 Jul 2010 In: Hardware e software

Nell’attesa che il nuovo iPhone 4 con tanto di bumper mi arrivi, e nell’attesa di sapere se i problemi con l’antenna sono un mito o una realtà così come di sapere se Apple rimborserà i suoi clienti delle spese avute per comprare il loro bumper originale (sembra di si), un paio di settimane fa scarse ho deciso di fare un piccolo acquisto nel vero senso della parola.

tastiera bluetooth

Ho comprato una micro tastiera Bluetooth per evitare di usare la tastiera digitale dell’iPhone.

Read the rest of this entry »

Google Analytics é senza ombra di dubbio uno strumento di web analisi di classe Enterprise. É gratuito, veloce e abbastanza affidabile (se consideriamo i ritardi che ogni tanto ha).

Come tutti gli strumenti di analisi basati su javascript pecca di non poter tracciare tutto, ma di strumenti che fanno uso di una soluzione mixata al momento ne conosco solo uno chiamato Advanced Web Stats.

Insomma non gli si potrebbe dire niente, ma certe volte le cose più semplici, non sembrano essere il forte di Google Analytics.

Un esempio lo abbiamo con la funzionalità di export che, purtroppo limita il numero di righe esportabili a 500.

Aggirare il limite dei 500 record

Questo limite é aggirabile con un piccolo “trucco” che ho scoperto sul blog di GoAnaltycs. Si tratta in sostanza di aggiungere un parametro alla fine della URL che GA mostra dopo aver generato un report, quindi di premere invio.

Il parametro in questione é

&limit=xxxx

dove per xxxx metterete il numero di vostro piacimento.

Attenzione però, perché per entrare in questo “cheat mode” dovete una volta generare il report impostare il numero di righe – dal menù a tendina in basso – su 500. Il report a video mostrerà sempre 500 righe a video, ma nell’export avrete le righe specificate sopra.
Altra cosa da notare è che questo trucco non funziona se il vostro report contiene una seconda dimensione.

Il titolo della pagina nei vostri report

Quante volte vi è capitato che il cliente al quale fate vedere il vostro report di Google Analytics non capisca a quale pagina state facendo riferimento, semplicemente perché per lui le URL non sono chiare?

Il secondo trucco riguarda proprio questa dimensione aggiuntiva, che anche in questo caso GA non mostra di default nell’elenco a discesa, i cui dati vengono comunque raccolti dalla piattaforma durante la visualizzazione di una pagina.

Questo trucco l’ho scoperto giusto oggi sul blog di Lunametrics.

In sostanza si tratta di aggiungere anche qui un parametro alla URL, che nella fattispecie del nostro caso è

&segkey=request_uri|page_title

Il parametro va aggiunto alla URL del report chiamato Top Content o contenuti principali. Da quello che ho notato, almeno lavorando con Safari, il parametro va aggiunto in mezzo, in opportuna posizione, e non alla fine della stringa, altrimenti non si ottiene alcun effetto.

Google Analytics e il report con il page title

Per quale motivo questo report potrebbe ritornare utile?

Oltre per il motivo suddetto, il report si rende utile durante le fasi di ottimizzazione del sito, per scoprire eventuali pagine che hanno un meta tag duplicato, che come sappiamo è uno tra i più importanti fattori on page.

Filtrare le “long tail keywords”

Come chicca da aggiornamento post, perchè in prima stesura mi sono dimenticato, oggi 26/07/10 aggiungo un filtro da applicare al report Keywords per prendere visione della cosidetta coda lunga, ovvero di un insieme di parole che possono costituire la “keyword” di nostro interesse.

^[^ ]+( [^ ]+){2,6}$

Con questo filtro qua sopra si possono controllare parole chiave con un minimo di 3 elementi ciascuno fino ad un massimo di 7.

Technorati Tags: google analytics, trucchi,report, page title, export limit

Non molto tempo fa Google utilizzando le estensioni del protoccolo sitemap, ha integrato la possibilita’ di sottometere un unico file tanto le pagine che le immagini appartenenti ad un sito. Di questo ne avevo parlato in questo articolo (Sitemap per le immagini).

Lo scorso 29 giugno, Google lo ha rifatto di nuovo, ed ha introdotto la possibilità di gestire più formati in un unico file.
Dal 2006, quando cioè il protocollo è stato abbracciato dai tre principali motori di ricerca (Google, Yahoo! e oggi Bing), i tre giganti hanno sempre cercato di mantenere una linea di condotta ineccepibile proponendo modifiche e integrandole di pari passo.

Ma queste “prese di posizione” da parte di Google, non stanno infrangendo la partenership intrapresa?
A che pro fare ed introdurre queste nuove modifiche?

Per carità, sia ben inteso che quando l’estensione per le immagini è stata introdotta, mi sono attivato subito affinchè su un sito che gestisco le immagini – che vengono caricate mediante AJAX – trovassero immediatamente spazio nel file per una migliore indicizzazione.
Ma queste nuove modifiche, ovvero la possibilità di segnalare anche video, news , codice, pagine per il mobile ecc., proprio non mi piace. Stiamo parlando del resto di elementi del web si, ma fortemente contraddistinti tra di loro, in particolare le pagine per mobile, che in realtà godono )o dovrebbero godere) di una vita tutta loro con dei siti appositamente realizzati.

E allora dove sta il vero vantaggio?

Forse, e dico forse, una maggiore semplicità nella creazione della sitemap e nella sua gestione. Non ne sono così convinto, perchè immagginate tutti quei siti o script che attualmente generano le sitemap in automatico. Di fatto richiederebbero di essere aggiornati per abbracciare il nuovo standard. E per portare quale reale vantaggio rispetto al file separato?
Cioè, quello che si sta chiedendo è uno sforzo per produrre qualcosa di tecnlogico che non porterà alcun vantaggio nel processo di indicizzazione.
E come se non bastasse, come sottolinea Vanessa Fox, questa cosa secondo me sarà dannosa per la valutazione dello stato di “salute del sito web”. Se infatti prima, a colpo d’occhio, guardando il numero di pagine indicizzate potevamo renderci conto se qualcosa era andato “diritto o storto”, ora con questa gran confusione, questa valutazione non sarà più possibile.

Morale della storia?

Considero questa modifica come un grande flop da parte di Google, l’ennesimo dopo Wave, Buzz e Orkut, con la differenza che questa volta ha fallito nel suo campo di battaglia principale.

Che Google stia perdendo veramente i colpi?

Technorati Tags: sitemap, google

When your Mic doesn’t work on your Mac

17 Jun 2010 In: English posts

It looks like I’m not so much lucky with audio and Macs. In the last 24 hours, I have been struggling to understand why my Plantronics headphone’s mic wasn’t working in the same manner it was before I left Italy last year.

I even brought the headphone at my workplace and tested on a Windows system to be sure it was a microphone’s fault. However, with big surprise the mic worked fine on Windows. So I thought the London’s air have been beneficial to the set, and almost happy I went back home where I connected the set once more to my Macs discovering that it wasn’t.

I was so upset that I opened the chassis to see if some wire was hampered, then I started looking after a replacement, but the classic “genius moment” arose in my mind.

How is it possible the set worked properly one year ago, it was working this morning, and it is not right now? I suddenly remembered that the headphone was connected to the Mac using an USB adapter. We all know what and USB does, don’t we?

If you don’t know, the answer is pretty simple. USB carries out a slight amount of electricity and that’s what the Line Output socket of a Mac doesn’t.

This apparently seems to be a common problem with all electret type microphones. This means that in the mic there is a field effect transistor that requires a power supply. A so low-level voltage (I would say less than 12V) which both PC’s socket (mic input) and USB connector provide.

So, next time you are wondering why your mic is not working on a Mac, let’s read this post first.

Now the problem is another. Where did I damn stock my Plantronics USB connector?

Technorati tags: macaudiomicrophone

Qualcosa di me

Mi chiamo Andrea Moro, sono un appassionato di informatica da quando avevo 8 anni e da quando mio padre mi regalò il C64.

Qualche anno più tardi, il mio primo pc e nel 1994 la prima esperienza con Internet, di cui mi sono subito innamorato e con cui oggi mando avanti la mia attività di Web Designing e posizionamento nei motori di ricerca.

Andrea Moro's profile on LinkedIn

Profilo Facebook di Andrea Moro


Sponsors


Google Friend