Qualcosa su di me

Mi chiamo Andrea Moro, sono un appassionato di informatica da quando avevo 8 anni e da quando mio padre mi regalò il C64.

Qualche anno più tardi, il mio primo pc e nel 1994 la prima esperienza con Internet, di cui mi sono subito innamorato e con cui oggi mando avanti la mia attività di Web Designing e posizionamento nei motori di ricerca.

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Come si fa a scegliere un buon monitor LCD

Pubblicata il 16/10/2007 da Tags: , ,

Oggi acquistare un monitor LCD è al tempo stesso facile e difficile. Non c’è scaffale di supermercato che non abbia la sua bella collezione: monitor LCD di diverse dimensioni, colori e a volte anche forme. Tutti corredati con i prezzi, ma quasi mai dalle reali caratteristiche tecniche che nella stragrande maggioranza dei casi sono completamente ignorate per carenza di conoscenze o perchè pù ingenuamente si pensa che uni monitor LCD siano praticamente tutti uguali.

E allora se sono tutti uguali, perchè ci sono monitor da 150 euro e monitor da 250 euro? Dove sta l’inghippo? E’ solo il negoziante / rivenditore di informatica che “ci sta provando” e che in realtà vuole ricaricare più del dovuto il prezzo?

Tutti sono liberi di pensare quello che vogliono, ma mi piacerebbe invece poter chiarire alcuni aspetti che determinano il “prezzo”.


La dimensione.

Per i monitor LCD si va dal 15 pollici ormai praticamente scomparso fino ai 60/70 pollici. Per un uso “da computer” ovviamente non servono monitor così giganti; li si sta parlando di monitor LCD che hanno anche funzioni TV o cmq monitor utilizzati per proiezioni video e similari.

Per un uno domestico ci si orienta dall’ormai diffuso 17 pollici fino al 22 pollici, assai più raro sulle scrivanie di casa, più frequente – se si è fortunati – negli uffici privati.

C’è da considerare una cosa durante la scelta, il “pollice” del monitor LCD non è lo stesso del monitor CRT (monitor a tubo catodico). Questo non perchè cambi la misura, che è e resta di 2,54cm per ogni pollice, ma perchè nel vecchio CRT la diagonale comprendeva anche i bordi esterni del monitor che rubavano spazio in sfavore delle reali dimensioni dello schermo, mentre nei monitor LCD la dimensione dei pollici è data dalla reale superficie utile.

Quindi, per fare un paragone, un monitor LCD da 17 pollici equivale ad un 19 pollici CRT.

Altro fattore dimensionale è il cosidetto schermo Wide Screen, cioè quello che supporta la cosiddetta risoluzione 16:9 (quella utilizzata nel cinema). In pratica, in questi tipi di schermi il rapporto LxH non è più di 1:1 (o quasi) ma diventa di 2:1, ovvero la base è più larga di quasi due volte l’altezza?
Perchè scegliere questi monitor? Se vi piace guardare film su DVD davanti al pc, sicuramente la risposta ve la siete già data da soli. Diversamente si ha un desktop più grande e capiente che per lavori tipo foto ritocco o video montaggio non guasta mai. Anche per gli IDE dei linguaggi di programmazione lo spazio non sembra bastare mai.


La risoluzione dei monitor.

A differenza dei monitor a tubo catodico, che mantengono la stessa qualità di visione a risoluzioni diverse, gli LCD danno il massimo soltanto alla risoluzione nativa. La spiegazione è semplice: negli LCD la risoluzione nativa dipende strettamente dalla dimensioni dello schermo.

Avremo così un monitor a 15 pollici la cui dimensione nativa è di 1024x768, un 17 pollici con 1280x1.024 e così via. Questo non significa non poter impostare altre risoluzioni (fermo restando i limiti fisici del monitor e della scheda video montata), ma si avrà una significativa perdita di qualità man mano che si usano risoluzioni non idonee. Questo spiega anche perchè quasi tutti i monitor sono dotati di una funzione di autocalibrazione che “sentono” la risoluzione alla quale vengono “forzati” e in alcuni casi se questa non è supportata si autoregolano su quella più idonea.

Concorre alla qualità delle immagini anche il dot pitch, ossia la distanza che separa un pixel dall'altro. Naturalmente più vicini sono questi punti (il valore si misura in millimetri), maggiore sarà la definizione dell'immagine visualizzata.


Luminosità e contrasto.

La luminosità si esprime in candele a metro quadrato (cd/mq). I monitor presenti in commercio sono quasi tutti da 300 candele, anche se ogni tanto mi capita di trovare anche monitor da 250 (che personalmente disdegno a priori).

Sicuramente tra 300 e 100 che invece erano le candele di un monitor CRT di differenza ce ne passa, ma quei 50 che a volte vengono ingiustificatamente (se non per quetione di cost reduction) sottratti vanno ad imputare negativamente sulla qualità dell’immagine.

Più un display a LCD è luminoso più sarà piacevole da vedere, e questo fattore si fa sentire soprattutto in ambienti molto luminosi. Ci sono LCD che arrivano anche a 450 candele, ma più di questo valore è importante il contrasto per assicurarsi che la qualità sia veramente all'altezza delle aspettative. Questo valore è indicato da un rapporto.
Al di sotto di 300:1 è meglio lasciar perdere; sono rari questi monitor, vero, ma ricordatevi che dietro il prezzo competitivo c’è sempre qualcosa che “manca”.


Tempo di risposta.

Uno dei valori più importanti della quale tenere conto è il tempo di risposta dei pixel che compongono l'immagine visualizzata sullo schermo, ovvero la velocità con la quale questi pixel vengono animati e di conseguenza la fluidità dell’immagine stessa.

Per applicazioni di tipo statico la cosa non ha una grande importanza, del resto questo particolare non viene sottolineato fintanto che a passare per i pixel non sono film, giochi o applicazioni che richiedano un certo refresh. Più è basso questo valore meglio è. Normalmente si trovano in commercio monitor intorno agli 8ms, ma recentemente ho preso per me un monitor da 2ms e vi posso assicurare che nel montaggio video la differenza si nota. Ma ho notato anche il prezzo.

L'angolo di visuale.

Quando un display a cristalli liquidi si guarda frontalmente fa tutto bene. Man mano che ci si sposta lateralmente o lo si guarda dal basso o dall'altro la qualità decade. Tutti i produttori forniscono l'angolo di visione orizzontale e verticale entro il quale le immagini visualizzate sono accettabili. Quando si legge in tabella 150°, si deve tenere presente che significa 75° a sinistra (o in alto) e 75° a destra (o in basso).

Il valore citato come esempio, è anche un valore più che sufficiente per l'uso normale di un monitor, del resto a meno che il monitor non sia ad uso film e quindi ipotizzato per essere visto da un comodo divano, ci si siederà normalmente in posizione frontale.


Gli ingressi dei monitor LCD.

Tutti i monitor hanno l'ingresso analogico (RGB), in altre parole il classico ingresso video dal connettore blu.
Quelli di fascia elevata hanno anche l'ingresso digitale (DVI), di nuova generazione, che li rende compatibili anche con i Machintosh recenti.
Se dovete scegliere tra due monitor quasi uguali, scegliete quello con l’uscita DVI, quella bianca (a patto che il vostro pc supporti questa uscita – e tutti i computer da un paio di anni a questa parte lo fanno).
Il segnale video, infatti, nelle schede video tradizionali è convertito in analogico prima di uscire dalla scheda, mandato al monitor che lo riconverte in digitale per essere visualizzato. L’informatica da sembre è stata assimilata ad un concetto semplice 0 e 1, ovvero più le cose sono semplici e meglio è. Quindi se si dispone di una di queste nuove schede video che fanno uscire direttamente il segnale in digitale e lo possono trasmettere per essere visto direttamente senza ulteriori trasformazioni è decisamente meglio. Significa una migliore qualità del segnale e, qualora il monitor abbia un tempo di risposta un pò più alto, questo fattore può anche fungere da compensatore.

Si possono poi trovare altre porte sul monitor, alle quale ognuno da l’importanza che vuole. Cioè non sono così vitali per capirci; per esempio un connettore USB, se proprio si vogliono evitare mal di schiena crucciandosi per inserire il pennino, o una uscita composita S-Video se si vuole attaccare la video camera o il video registratore per riprodurre (e in alcuni casi per acquisire). Onestamente non sono quest’ultime porte “aggiuntive” che influenzano la mia scelta.


Dot
Pitch

Per capire cos'è, dobbiamo sapere che un pixel - l'unità di misura più piccola dello schero - è composto di una serie di "dot", punti, generalmente 9, disposti in 3 file di 3.
Ciascun Dot è in grado di produrre uno solo dei tre colori primari RGB (Red-Green-Blue: Rosso, Verde e Blu) e il dot pitch è quinidi la distanza in millimetri tra il centro di un dot ed un altro adiacente dello stesso colore.
Minore è la distanza, maggiore è la densità di pixel a parità di superfice e di conseguenza migliore è la qualità del monitor (e quindi delle immagini che verranno visualizzate).
Qui la scelta è pressochè irrilevante se si sta comprando un monitor per uso ufficio (text editing piuttosto che fogli di calcolo, programmazione o giochi) ma di vitale importanza per chi fa grafica, indiscutibile per coloro che fanno foto ritocco o stampa digitale.
Il dot pitch medio dei monitor in commercio si attesta intorno allo 0,27, un buon compromesso per la maggior parte degli usi, ma minore di è caldamente consigliato per usi professionali. Allo stato attuale della tecnologia, si possono trovare in commercio anche monitor con Dot Pitch minore di 0,21 mm, ma anche qui non crediate che minore sia il costo e maggiore sia questo valore.

Pixel difettosi

Non per caso l'ultimo parametro, ovvero il metro di valutazione con il quale la casa madre riconosce i difetti dei pixel, cioè quelli che non si accendono proprio o quelli in cui i colori della scala RGB sono sono rappresentabili perchè uno o due canali danno i numeri.
Le informazioni che interessano sono: a quale classe appartiene il monitor e qual è la politica di sostituzione.

Le classi previste dalla norma ISO 13406-2 sono quattro, e specificano quanti pixel difettosi per milione possono esserci, suddivisi in Tipo 1 (accesi), Tipo 2 (spenti) e Tipo 3 (subpixel R, G, B accesi o spenti).
La maggior parte dei monitor in commercio sono oggi di Classe II, che tollera due pixel accesi, due pixel spenti e cinque subpixel difettosi per milione di pixel (contro 5, 15, 50 della Classe III).
Ma come se questo non bastasse, ogni produttore applica dei criteri "proprietari" in base alla distribuzione dei difetti nello schermo, quindi consiglio caloroso, cercate almeno di prendere in considerazione monitor la cui assistenza tecnica sia in Italia. Il più dei monitor a basso costo sono di marche di ditte che con l'Italia hanno a che fare solo per l'importazione. In caso di segnalazione guasti o di "incazzature" varie, potrete almeno parlare nella vostra lingua nativa.

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