Un paio di trucchi per Google analytics

Google Analytics é senza ombra di dubbio uno strumento di web analisi di classe Enterprise. É gratuito, veloce e abbastanza affidabile (se consideriamo i ritardi che ogni tanto ha).

Come tutti gli strumenti di analisi basati su javascript pecca di non poter tracciare tutto, ma di strumenti che fanno uso di una soluzione mixata al momento ne conosco solo uno chiamato Advanced Web Stats.

Insomma non gli si potrebbe dire niente, ma certe volte le cose più semplici, non sembrano essere il forte di Google Analytics.

Un esempio lo abbiamo con la funzionalità di export che, purtroppo limita il numero di righe esportabili a 500.

Aggirare il limite dei 500 record

Questo limite é aggirabile con un piccolo “trucco” che ho scoperto sul blog di GoAnaltycs. Si tratta in sostanza di aggiungere un parametro alla fine della URL che GA mostra dopo aver generato un report, quindi di premere invio.

Il parametro in questione é

&limit=xxxx

dove per xxxx metterete il numero di vostro piacimento.

Attenzione però, perché per entrare in questo “cheat mode” dovete una volta generare il report impostare il numero di righe – dal menù a tendina in basso – su 500. Il report a video mostrerà sempre 500 righe a video, ma nell’export avrete le righe specificate sopra.
Altra cosa da notare è che questo trucco non funziona se il vostro report contiene una seconda dimensione.

Il titolo della pagina nei vostri report

Quante volte vi è capitato che il cliente al quale fate vedere il vostro report di Google Analytics non capisca a quale pagina state facendo riferimento, semplicemente perché per lui le URL non sono chiare?

Il secondo trucco riguarda proprio questa dimensione aggiuntiva, che anche in questo caso GA non mostra di default nell’elenco a discesa, i cui dati vengono comunque raccolti dalla piattaforma durante la visualizzazione di una pagina.

Questo trucco l’ho scoperto giusto oggi sul blog di Lunametrics.

In sostanza si tratta di aggiungere anche qui un parametro alla URL, che nella fattispecie del nostro caso è

&segkey=request_uri|page_title

Il parametro va aggiunto alla URL del report chiamato Top Content o contenuti principali. Da quello che ho notato, almeno lavorando con Safari, il parametro va aggiunto in mezzo, in opportuna posizione, e non alla fine della stringa, altrimenti non si ottiene alcun effetto.

Google Analytics e il report con il page title

Per quale motivo questo report potrebbe ritornare utile?

Oltre per il motivo suddetto, il report si rende utile durante le fasi di ottimizzazione del sito, per scoprire eventuali pagine che hanno un meta tag duplicato, che come sappiamo è uno tra i più importanti fattori on page.

Filtrare le “long tail keywords”

Come chicca da aggiornamento post, perchè in prima stesura mi sono dimenticato, oggi 26/07/10 aggiungo un filtro da applicare al report Keywords per prendere visione della cosidetta coda lunga, ovvero di un insieme di parole che possono costituire la “keyword” di nostro interesse.

^[^ ]+( [^ ]+){2,6}$

Con questo filtro qua sopra si possono controllare parole chiave con un minimo di 3 elementi ciascuno fino ad un massimo di 7.

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Google Analytics: merge the traffic from the whole domain

A couple of days ago I get in a small issue working on a google analytics account and the referrers showed into the traffic sources. GA was showing the domain monitored as a traffic source without no apparent reason.

Google AnalyticsAfter a bit of investigation, the problem has been identified. The web site was serving its contact module with an SSL protocol under a subdomain.
The problem wasn’t the SSL Certiicate nor the subdomain; the webmaster was simply unaware that subdomains are treatead as different entities into the web analytics platform unless they are instructed to do the opposite.

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Traffico dai social media con i segmenti avanzati

Il tempo speso sui social media é diventato un numero di proporzioni gigantesche, che detto fra noi mai avrei immaginato.

Qua in UK, si stima che su 60 milioni di abitanti, 40 sono connessi ad Internet utilizzano l’alta velocità (con connessioni fino a 100mbit al secondo, in via di espansione a 200 NDR) e di questi 10 milioni sono utenti che quotidianamente accedono al web con il cellulare.
Di 40 milioni é stato stimato che 10 spendono almeno 25 minuti sui social media, primo fra i quali – mi duole dirlo per i non simpatizzanti – risulta essere Facebook.
Ma un social media sarebbe valso l’altro a questo punto.

Purtroppo non ho dati per il mercato italiano, non li ho mai avuti e ho sempre fatto una fatica enorme a trovarli. Ma una cosa é chiara; con un tal mole di dati é imperativo assoluto una loro corretta identificazione.

Questo perché, inutili le chiacchiere, i social media sono diventati parte del digital mix che va studiato e proposto durante le fasi di ottimizzazione di un sito, in quei famosi fattori off-page.

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Full Referer in Google Analytics

Una delle cose che mancano a primo impatto quando si usa Google Analytics è la visione completa del full referer, cioè il path completo della pagina dalla quale un visitatore è arrivato.gafullreferer.jpg

Perchè è importante conoscere il Full Referer?

Esistono almeno due buone ragioni perchè conoscere il referer è estremamente importante.

La prima motivazione fa capo ad un discorso di Branding (Reputation, Spreading, etc); è importante capire se qualche sito contiene dei riferimenti verso il nostro sito, e se questi riferimenti sono negativi piuttosto che positivi. Nel primo caso, è d’obbligo dar seguito con apposite azioni rivolte a capire cosa a spinto tal sito a pubblicare qualche elemento negativo nei nostri confronti (recensione, commento di un utente, ecc.)

La seconda ragione, verte ad un discorso più tecnico legato al SEO. Spesso ci si può ritrovare linkati da un sito x per il quale magari vale la pena andare a verificare il link, l’anchor text, la descrizione e magari approfondire con l’autore un rapporto più evoluto di scambio link e attività affini al mondo del web marketing. Tutta roba sana e pura, che poco c’entra con il referer spamming di cui ho parlato qualche giorno fa.

Ho capito l’importanza del Full Referer, ma come lo imposto su Google Analytics?

I passaggi sono pochi e semplici, la cosa più rognosa è che bisogna ripeterli per ogni singolo account che gestite, anche se li avete raggruppati sotto un unico profilo utente di Google. Per Google Analytics, infatti, non sembra esistere un profilo ombrello (MCC) come per AdWords.

Non vorrei sbagliarmi, ma sicuramente una cosa che potrebbero migliorare è questa storia dei filtri; basterebbe solo attivare una funzione di “copia e incolla”, ma fino ad allora bisogna seguire questi pochi passi.

  1. Entrate nel vostro account di Google Analytics
  2. Selezionate l’account al quale volete applicare il filtro, quindi nel menù principale, quello denominato “Analytics Settings”, cliccate su Gestione filtri in basso a destra.
  3. Cliccate su Aggiungi filtro in alto a destra nella nuova pagina che si presenta e riempitelo come segue dopo aver selezionato dal primo menù un filtro personalizzato.

Filter type: Advanced
Field A: Extract A: Referral (.*)
Field B: Extract B:
Output To: Constructor: User Defined $A1
Field A: Required: Y
Field B: Required: N
Override Output Field: Y
Case Sensitive: N

A questo punto, premesso qualche ora (giorno) di latenza durante i quali la piattaforma raccoglierà i dati, per vedere i vostri full referer non dovete far altro che andare in “Sorgenti traffico” dal menù a sinistra, scelgiere il sottomenù “siti di riferimento”, e dalla parte centrale del vostro report, sopra la testata della tabella riassuntiva cambiare la dimensione in “User defined value” (l’ultima della lista).
Et voilà! Il gioco è fatto.

Esisterebbe anche una seconda possibilità di modificare il referer, che poco mi ispira fiducia, e che per completezza vi rimando al post originale da dove ho recuperato le informazioni per impostare il full referer su Google Analytics.

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