Google pensa che i link in chiaro sono link normali?

Una delle teorie SEO che ho letto spesso durante le mie ricerche è quella che Google consideri i link testuali – non attivi – e li consideri come una sorta di segnale.

Suona strano ed incredibile al punto che Matt Cutts, il Google Search Engineer, ci ha dedicato un video a proposito (anche se è vecchio, notate che ha ancora i capelli in questo video)..

Allora perchè questo post? Perchè starsi ad annoiarsi con una cosa del genere se lo stesso Matt Cutts dice che questo genere di link non sono interprerati come inbound link validi?

[more]Questa è la mia piccola esperienza in merito, che magari potrà non essere affatto interessante, ma potrebbe aprire le porte ad un certo numero di discussioni in merito.

Lavorando con la rete tutto il giorno, con i social media, e gli UGC (contenuti generati dagli utenti) per capire cosa succede la fuori è necessario utilizzare dei sistemi per monitorare anche in modo automatico la rete.

Uno dei sistemi che preferisco è Google Alert che periodicamente invia una email (o più di una, a seconda del numero di SERP controllate) con tutti i link che il motore di ricerca ha trovato nell’arco del timeframe specificato.
Questo è il punto. In più di una occasione ho ricevuto degli alert impostati per ritornarmi eventuali link scoperti per la rete, ma andando a verificare veramente il link non sono stato capace di trovare un link attivo, ma solo una menzione. Per capirci, invece di trovare qualcosa tipo (immaginando di leggere il codice html), ho trovato solo la referenza scritta in questo modo http://www.andreamoro.eu/

A questo punto un paio di domande mi sono balzate in mente. Vengono i link non attivi considerati come quelli attivi? Possono questi link contribuire alla cosidetta link authority?

Ritengo che questo al momento non possa succedere, ma il fatto è che non si può mai essere troppo confidenti delle dichiarazioni che Google rilascia perchè in più di una occasione ho avuto modo di verificare il contrario delle loro dichiarazioni. Qualche volta queste teorie sono parzialmente vere, ma loro stessi non le confermano perchè non hanno mai avuto modo di validarle.

Nofollow o No follow o NO nofollow?

Un interessante post di Seoaroundtable poco più di un mese fa, è molto utile per capire che Google non tratta il tag Nofollow alla stessa maniera del no follow, quindi con lo spazio in mezzo. Anzi, come si evince dalla risposta di Matt Cutts nei confronti dell'autore, il no follow con lo spazio è totalmente ignorato.
Questo non significa che lo sarà per sempre; al contrario, laddove vi saranno i presupposti, Google potrà riconsiderare la cosa e tenere presente questo typo.

Al di là di questo, tu cosa ne pensi del tag nofollow? Lo trovi utile?

Google parlò per la prima volta del nofollow nel gennaio 2005: l’intenzione iniziale era quella di introdurre un tag atto a prevenire i commenti spam nei blog, poi considerato il proliferarsi di situazioni tipo link farm, il concetto si è mano mano esteso fino a diventare sinonimo di "questa risorsa che linko non è completamente affidabile, per cui non la considerare". Ora, la cosa è di per se quanto mai emblematica, perchè se è vero che non si ha "quasi" controllo sui commenti di un post di un blog, questo non è vero per un link dentro ad un documento. Quindi mi domando, visto che in più di una occasione mi sono trovato in situazioni simili, se davvero non ti fidi di colui che stai linkando, caro webmaster, cosa lo linki a fare?
Hai paura di perdere del PR? Hai paura che Google scopra e ritenga interessante il sito che stai linkando? Non lo sò, preferisco non commentare oltre e concentrarmi di più sull'attributo stesso.

Prima che il tag nofollow fosse utilizzato per i singoli link, impedire ai robot di seguire i singoli link su una pagina richiedeva un notevole impegno (ad esempio, reindirizzare il link a un URL bloccato in robots.txt). Per questo motivo è stato creato il valore attributo nofollow dell'attributo rel, che consente ai webmaster di effettuare un controllo più mirato. Diverso, seppur simile comportamento, hanno gli altri due motori Yahoo e Ask, che sebbene non attribuiscono valore al sito linkato dal link con il nofollow, rendono comunque disponibile il sito ai loro algoritmi. Anche qua un bel controsenso, ma il mondo è bello perchè vario.

L’attributo rel=nofollow non è stato ancora ratificato dal W3C, ma lo sarà nell'HTML 5, le cui specifiche sono in corso di stesura e il draft più recente risale a febbraio scorso. Ci si aspettano quindi profondi cambiamenti nel momento in cui vi sarà una legge che dica cosa bisogna fare e come, soprattutto mi aspetto delle serie penalizzazioni per i disinvolti dofollowers, ma al contempo non mi dispiacerebbe una profonda revisione nel modo di considerare i più restrittivi webmaster.

Del resto, non scordiamoci che la rete è fatta di link, senza i quali non avrebbe senso che Internet esista.

Update del 02/05/2009: Un interessante video in inglese circa il pericolo sull'uso incauto del no follow.

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