La sicurezza … ahi ahi ahi

E' incredibile come al giorno di oggi esistano ancora siti web fatti da veri incompetenti che non sanno mettere assieme due righe di codice. E' il caso della Nortek, azienda abbastanza famosa in Europa per l'indecenza dei suoi prodotti informatici che ho – ahimè – più volte sperimentato durante passate visite presso clienti terzi.

Quest'oggi a mio padre gli regalano una webcam che sembra essere supportato dal suo antiquato portatile che monta ancora Windows 2000 (alla faccia ancora della sicurezza informatica) che l'azienda per la quale lavora (non vi faccio il nome) non gli ha ancora aggiornato per non sò quale ragione.

Tralasciando i dettagli, mi dice che il tizio che gli ha regalato la webcam si è perso il cd di installazione ed escludendo a priori l'ipotesi che lui sia in grado di completare la procedura di registrazione, ho detto adesso lo faccio io e poi gli passo il link dove scaricare il file.

Vado sul sito della nortek, non ha importanza quale versione regionale decidiate di prendere, tanto l'archivio è lo stesso e procedo. Inserisco i miei dati e già noto una cosa di strano, invece che il tradizionale campo password protetto, ti lasciano scrivere la password in chiaro.
Pazienza, tanto è solo per adesso penso tra me e me, quindi continuo e completo la registrazione.

formregistrazione.jpgIn un attimo mi arriva la mail di attivazione con un link attivo per completare la procedura. Clicco e vengo rediretto sulla pagina di login. Non mi appare nessun messaggio e penso, avranno fatto tutto, ma inserendo i dati mi dice che il mio account non è stato attivato. Riprovo, nulla. Neanche il copia e incolla diretto (nel caso il link non fosse corretto), ma ancora nulla.

Dò uno sguardo al querystring e noto che il parametro user ID accoda il valore numerico con un punto esclamativo.

200910152047.jpg

Per carità, ogni linguaggio server side gestisce le cose a modo suo, ma ASP accettava solo il simbolo uguale e notando un punto esclamativo penso a qualche errore così lo sostituisco e, dopo aver caricato la pagina, ecco la magia!!!

Nel campo username della loro form compare l'indirizzo e-mail del malcapitato registrato. Così adesso io potrei scrivere ad un tizio che si è registrato con la mail di "El bistecca" o ad un tal "connessione_di_prova@libero.it". Insomma è veramente scandaloso.

Non oso cercare di approfondire con ulteriori tecniche malevole quanto il loro sito sia facilmente attaccabile. Questo lo lascio fare a voi se avete tempo e voglia. Io sono sufficientemente stanco e avvilito di vedere certe cose ancora, al punto che non me ne frega manco nulla di mandare una mail ai signori del supporto tecnico. Magari avranno previsto un form online che con buona probabilità non funzionerà nemmeno!

Con questo passo e chiudo … ma vi lascio con una richiesta. Se avete un link dove poter scaricare questi benedetti driver della webcam Element one, mi fareste un favore.

Technorati Tags: sicurezza on line, siti web

Alcune affermazioni (false) sui siti internet

Realizzando siti web, stando a contatto con i clienti, fare del brainstorming, ovvero fargli esprimere le loro necessità, è qualcosa di assolutamente indispensabile, ma al tempo stesso un momento dove mettere i puntini sulle i. Già, perché spesso e volentieri i clienti partono da delle assunzioni quanto mai errate con le quali poi vanno in giro, credendo che tutto sia possibile e tutto funzioni come loro pensano.

Nulla di più sbagliato. Ho riassunto allora quelle che sono le più comuni assunzioni che in questi anni mi sono capitate. [more]

Tutti sanno che io ho fatto un sito internet, ovvero sanno come raggiungerlo!

Questa forse è quella più comune di tutti, ma è anche la più sbagliata. Fatto il vostro sito internet, voi siete nel limbo più assoluto. Parafrasando, immaginate il vostro sito internet come ad numero di telefono appena installato. Quanti lo conoscono? Nessuno, non fintanto che siete voi a dare questo nuovo numero di telefono (direct marketing) oppure il vostro numero verrà inserito nell’elenco telefonico alla prima ristampa. Ma attenzione, l’essere inserito nell’elenco (motore di ricerca) non vi assicura certo visibilità, non per lo meno quella di cui un sito internet ha bisogno per iniziare a trasformarsi da una spesa in un vero investimento che ritorni del ROI.
Questo ci collega alla seconda affermazione.

Ma io ho aperto il negozio x (o la struttura y) è chiaro che capiscano quello che vendo!

Siete davvero sicuri che un sito internet funzioni allo stesso modo di una vetrina di un negozio? Un sito internet, magari progettato con un pò troppa fretta, può non lasciare margini di comprensione al visitatore in quei famosi 10/20 secondi (quelli fatidici in cui l’utente medio decide se continuare la visita sul vostro sito).
Un esempio abbastanza lampante mi è capitato un paio di mesi fa, quando si presenta un possibile cliente che mi interpella per un nuovo sito internet. Si trattava di una nuova azienda, quindi uno dei lavori più complicati se vogliamo perché si deve ancora costruire una identità, e fatto salvo il logo, e un modesto payoff, questo personaggio non aveva nulla.

Il suo payoff recitava “progettazione e realizzazione di locali commerciali”, che per colui che legge lascia un messaggio abbastanza chiaro in mente e ci si aspetta di trovare delle belle foto di locali realizzati (per esempio), mentre il personaggio, avrebbe – a suo gusto – aperto il sito con due o tre foto di articoli di arredo del locale tipo sedie e tavoli, che sono invece articoli di complemento d’arredo.
Un messaggio fotografico sbagliato, non c’è che dire, perché entrando nel sito e trovando un messaggio abbinato a delle foto che non sono immediatamente rappresentative rispetto alla vera natura del business, può portare il visitatore a pensare di essere atterrato sul sito sbagliato.

Tanto è evidente che…

Sul web nulla è evidente! Gli utenti sono variegati, dai più avvezzi ai meno portati per l’uso del computer, quindi non diamo nulla per scontato, specie se si considera che un sito web non è come un libro che (solitamente) si inizia a leggere dalla prima pagina.
Questo per dire che ogni singola pagina deve essere chiara, parlare di un singolo argomento ed invitare a quella che si chiama la call-to-action, cioè fare qualcosa. Inserire un prodotto nel carrello se si tratta di un e-commerce, iscriversi ad una newsletter o molto più semplicemente andare nel form dei contatti e mandarvi una mail o telefonarvi.

Se però manca l’elemento chiave, l’evidenza del messaggio, sarà altrettanto evidente che il vostro sito avrà fallito nel suo obiettivo: la conversione.

Un menù chiaro e cristallino come l’acqua

Il vostro menù di navigazione dovrebbe essere semplice e cristallino, nonchè sempre presente per permettere al visitatore di “girare” il vostro sito senza per questo perdersi. Offire poi una breadcrumb toolbar, cioè delle molliche di pane come per Pollicino, è senza dubbio una buona scelta per grandi siti, o in alternativa lasciare “accesi” dei pulsanti per far capire immediatamente ad un primo impatto visivo dove ci si trova, anche se si sta all’interno di una sotto-sezione.

Quanto al tasto home. C’è chi sostiene sia meglio specificarlo, con un pulsante aggiuntivo, chi invece preferisce il logo come punto di ritorno. Non ho una personale opinione in merito, piuttosto lascio che sia il design del sito a guidarmi verso la scelta migliore.

Io voglio sapere nome, cognome, indirizzo e numero di telefono di chi mi visita

Benissimo! Voi sareste disposti a fornire i vostri dati? No? E’ perchè mai un utente dovrebbe farlo? Che cosa gli offrite in cambio? Niente? E allora? Con questo cliente sono stato un’ora a discutere sul fatto che fintanto che non offre un servizio – gratuito – in contropartita, non potrà mai sperare di ricevere informazioni preziose come l’e-mail con le quali poi tu cliente lo tampinerai di e-mail a più non posso offrendogli i tuoi prodotti e i tuoi servizi dei quali al povero malcapitato magari non gliene frega nulla.

Internet è bello, nel contesto del marketing, perchè sono io cliente che vengo in cerca di te fornitore quando ne ho bisogno, non il contrario. Cercare di equiparare il digital marketing al marketing tradizionale, è quasi spesso il primo errore che si fa e con il quale si sottovalutano i vari vantaggi che il canale offre.

Nella progettazione di un form di raccolta dati, cercate quindi di essere il più stringati possibile, richiedendo solamente quello di cui avete bisogno per la vostra specifica campagna. Ogni informazione da raccogliere in più, non necessaria, per quanto bella perchè vi fornirebbe un database estremamente ricco ed eterogeneo con il quale magari ipotizzare mille usi, può spaventare l’utente e farlo scappare ancora prima di aver riempito il secondo campo.

Pubblicalo così, tanto se poi non va bene lo aggiustiamo e chi è interessato ritorna

Anche questa è una delle più forti che ho sentito. Se sono interessato, ma trovo una incongruenza in quello che si dice, come lo si propone, se trovo foto scopiazzate a destra e a manca, testi ripetuti, e incollati senza nemmeno un controllo grammaticale e via dicendo, quanto veramente pensate che l’utente sia disposto a ritornare sul vostro sito?

Gli scenari sono due, o veramente siete l’unico fornitore della terra per quel dato prodotto / servizio, oppure voi quel visitatore non lo rivedrete più. Del resto perchè perdere tempo, quando la fuori, sul web, nascono ogni giorno 100 mila nuovi siti (tra siti personali, aziendali, blog … )?

Alla luce di queste mie esperienze, concludo lasciando un link di un post che ho scritto qualche mese fa, circa dei consigli utili per un sito web oppure potresti essere interessato ad alcune affermazioni false sulla SEO.

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Il Flash proprio non mi piace

Il flash, sin dai tempi di Macromedia (acquisita poi da Adobe) è sempre stata una tecnologia vista in modo abbastanza controverso. C’è a chi è piaciuta subito, a chi no, chi l’ha saputa usare e chi, invece, ne ha abusato (e tutt’oggi ne abusa).

Non si può negare che un tocco di Flash nelle pagine in certi casi è molto utile, in altri affascinante, ma al contempo non si può negare che per il download tutti siano disposti ad attendere diversi secondi (o anche minuti) affinchè il filmato – così in gergo – prenda forma sullo schermo.

Vero che ormai Internet veloce è quasi arrivato dappertutto, ma quanti sono disposti ad attendere, o soprattutto perdersi nei meandri dell’inusabilità di quei siti mal progettati?

Per carità, poi ci sono dei siti che sono a dir poco F-A-V-O-L-O-S-I ! L’ultimo che ho visto è stato quello realizzato da una società americana per conto della Renault con la quale hanno fatto un gioco in 3D per presentare la 4×4 della casa francese, ma c’è pur da dire che con un 1MBit di banda ci ho messo 5 minuti per vedere qualcosa comparire sul mio schermo.

Ora, senza voler andare a parare su lavori di grosso calibro come quello, spesso e volentieri, grafici più profani si azzardano nella creazioni di animazioni o elementi animati, abusando dello strumento, con l’inevitabile conseguenza che pure per un piccolo menù ci vogliono 30 secondi di download.

La mia esperienza in Flash risale ancora a Flash 4 per Windows, di cui ancora conservo scatola e cd originali, sono passato poi a riaverlo con la Adobe CS1 per PC e tutt’oggi me la ritrovo nella datata CS3 per Mac. Ma per dirla alla Pannello di controllo di Windows, quel software è usato raramente.

Ecco perché non realizziamo siti in Flash.

  1. La stragrande maggioranza dei visitatori non ama i siti in Flash. A supporto di questa tesi vi sono analisi di statistiche, sondaggi, ma anche semplici scambi di opinione con navigatori abituali piuttosto che casuali.
  2. I siti in Flash sono malvisti da tutti i motori di ricerca per la difficoltà ad indicizzarli. E’ vero che ultimamente Google ha migliorato il suo algoritmo, consentendo l’analisi dei file in Flash. Ma gli altri motori? Non scoridiamoci che un 34% delle ricerche viene fatto con altri motori di ricerca, e molte di queste – almeno qua in Italia – vengono fatte senza che Google sia mai chiamato in causa (circa il 6% riferito a quei motori nei motori, cioè che fanno uso dei risultati di terzi).
  3. Abuso dello strumento: flash per molto tempo ha significato animazione iniziale. Una bella splash screen o welcome page per dirla più 2.0, che tutti (in alcuni casi senza possibilità di escludere la cosa) erano costretti a sorbirsi. Oggi anche la più piccola animazione ha il pulsante skip, ma vogliamo parlare della sua utilità?
    A cosa mi serve una introduzione, con un logo in movimento, o qualche foto che entra in fading se poi la mia azienda dall’altra parte non è capace di rispondere ad una mail?
    Senza essere troppo cattivi, parliamo poi di numeri. Mediamente un sito web viene apprezzato in 10 secondi e circa 2 pagine. Se ho la mia home page in Flash, considerando una visita di 2 pagine, ho già sbriciolato il 50% di possibilità di vendere i miei servizi o prodotti al cliente, perchè lo stesso, per quanto potrà aver capito cosa faccio, non ha trovato però quello che realmente sta cercando: il prodotto (o il servizio) stesso. Per l’occasione leggete quest’altro mio post con alcuni consigli utili per la realizzazione di un sito.
  4. Necessità di un plug-in. Per vedere le pagine che contengono un file in Flash, bisogna far ricorso ad un plug-in. Ora mentre Internet Explorer se lo scarica e installa da solo, Firefox per qualche strana ragione non lo fa e bisogna procedere manualmente. Considerato che la quota di utenti Firefox sta crescendo sempre di più, ma non tutti gli utenti sono pratici con il computer, quante possibilità ci sono che il vostro contenuto non venga visto?
  5. I siti in Flash sono in genere modificabili solo da chi li ha realizzati, o comunque solo se si ha in mano il sorgente del filmato. Non è quindi raro il caso in cui si è costretti a dover ricorrere ad un sito nuovo anche solo per una modifica banale come quella del numero telefonico. Anche ammettendo poi di avere il sorgente del filmato, siete davvero così bravi da riuscire a farlo da soli? Quasi sempre bisognerà ricorrere ad una web agency, mentre con un sito statico, le probabilità di interagire da soli con il proprio sito sono notevolmente maggiori, specie se si utilizza un CMS.
  6. I siti in Flash non ottengono quasi mai la validazione dal consorzio internazionale W3C.
  7. Flash, 99% is bad” (il 99% dei siti in Flash è da buttare). Per saperne di più consulta il sito di Jakob Nielsen (da tutti ritenuto il massimo esperto mondiale di usabilità web) o leggi il suo articolo.

Tutto questo vi basta, oppure siete ancora convinti di voler utilizzare il vostro sito in Flash?

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Dico la mia sul web 2.0

E’ passato ormai più di un anno abbondante da quando tg e giornali hanno inziato a parlare di questo web 2.0 come se fosse il prodotto dell’anno. Lo scorso anno, tutti, ma proprio tutti, sembravano improvvisamente diventati degli scienziati informatici.
E oggi non sembra da meno; certo con minor frequenza, ma ancora sentiamo qualche notizia che parla di web 2.0, di blog, di reputazione on-line e chi più ne ha più ne metta. Ne prendo atto, ma voglio dire anche la mia su questa storia del web 2.0.

Sono stato uno tra i primi in Italia ad avere Internet a casa – almeno credo – (era il tardo 1993 primi del 1994 – non ricordo nemmeno più ne la data ne tantomeno il provider, forse Flashnet e con un bel modem 11,400 baud – anche 9.600 a buon bisogno – larghi come un tostapane).

Erano anni che bazzicavo sulle chat dei videoterminali all’epoca SIP che ti collegavano in quella rete virtuale “privata” di messaggeria di cui tutti i locali più trendy erano dotati, erano gli anni in cui l’accesso a queste risorse era strettamente riservato a pochi adepti capaci di capire cosa rimbalzasse dietro a quei monitor catodici a caratteri verdi fluorescenti. E tralascio il commodore 64, e il synclair zx80. Continue reading Dico la mia sul web 2.0