Traffico dai social media con i segmenti avanzati

Il tempo speso sui social media é diventato un numero di proporzioni gigantesche, che detto fra noi mai avrei immaginato.

Qua in UK, si stima che su 60 milioni di abitanti, 40 sono connessi ad Internet utilizzano l’alta velocità (con connessioni fino a 100mbit al secondo, in via di espansione a 200 NDR) e di questi 10 milioni sono utenti che quotidianamente accedono al web con il cellulare.
Di 40 milioni é stato stimato che 10 spendono almeno 25 minuti sui social media, primo fra i quali – mi duole dirlo per i non simpatizzanti – risulta essere Facebook.
Ma un social media sarebbe valso l’altro a questo punto.

Purtroppo non ho dati per il mercato italiano, non li ho mai avuti e ho sempre fatto una fatica enorme a trovarli. Ma una cosa é chiara; con un tal mole di dati é imperativo assoluto una loro corretta identificazione.

Questo perché, inutili le chiacchiere, i social media sono diventati parte del digital mix che va studiato e proposto durante le fasi di ottimizzazione di un sito, in quei famosi fattori off-page.

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I social media sono per tutti … nessuno escluso.

Un titolo forse emblematico quello che ho scritto sopra, ma del resto è la verità. Lasciamo perdere gli “esperti” del settore che fanno a gara a chi si rincorre di più, iscrivendosi a pagine fan di Facebook, followando un account twitter o leggendo i feed RSS.

Facebook, Twitter, LinkedIn ...

Passiamo per un momento nella realtà di una azienda, negli uffici della segretaria poliedrica che tra il rispondere alle telefonate e controllare la posta, ha ora anche questo nuovo ardito compito, quello di capire chi parla della azienda per la quale lavora. Quante segretarie pensate che facciano questo lavoro? Su una scala da 1 a 10, mi sbilancerei con 2. Questo per quanto riguarda le piccole e medie aziende, che in Italia sono la stragrande maggioranza.

Nelle grandi aziende, se siamo più fortunati, [more]e la dirigenza ha iniziato a comprendere che fuori le loro mura vi è qualcosa di più che la carta stampata e la televisione alla quale sono soliti rivolgersi, forse potremmo trovare un ufficio marketing che potenzialmente in parte sarà stato riconvertito in digital marketing.

Ma ciò nonostante, più di una volta mi sono sentito dire, si ma tanto che cosa mi ci iscrivo a fare a questo o a quel canale?

Nessuno perde tempo a parlare di me!

Questo pregiudizio può esservi fatale. La straordinaria semplicità nel poter oggi innescare una conversazione grazie alla molteplicità di questi strumenti sociali è qualche cosa che sta sconfinando ogni oltre più rosea aspettativa. E il potenziale timore che avete pensando “si ma poi qualcuno scriverà commenti negativi” è ancora una volta una castroneria. Perchè?

Semplice, con o senza pagina di Facebook o account di Twitter (o quello che vi pare) i vostri clienti stanno già parlando di voi e della vostra azienda. Se siete una società di considerevoli dimensioni quasi certamente, qualcuno da qualche parte ha parlato di voi e de

i vostri prodotti dicendo cose scioccanti oppure elogiandovi e lavorando al posto vostro.

La domanda da porsi a questo punto è, non sarebbe meglio canalizzare queste discussioni in qualche cosa di più costruttivo?

La risposta è ovviamente si, ma bisogna iniziare a fare delle considerazioni di fondo sula sfera sociale in generale e capire veramente se i social media sono fatti apposta per voi.

In primo luogo, vi è una differenza tra le critiche isolate che una società può ricevere qua e là sul web da parte di persone di diversa influenza, questo senza considerare la loro veridicità.
In secondo luogo, e cosa più importante, bisogna capire quando una società sia disposta ad investire in questi mezzi di comunicazione sociale, ovvero monitorando il canale e recependo tutto quello che può essere andato storto, ma al contempo instaurando un rapporto diretto con queste critiche e i loro autori.

Se non siete disposti a prendere in considerazione il primo fattore e ritenete di non avere sufficiente tempo e persone per il secondo, allora operare forse potreste esimervi dall’operare – non senza danni futuri – nei social media.

Technorati Tags: SMOTwitter, Social Media

Cos’è la Social Media Analytics

Il coinvolgimento degli utenti nei confronti di internet con l'avvento dei social media si ulteriormente accentuato. Basti vedere a quanto, negli ultimi periodi, nuovi account twitter o facebook sono stati creati solo qua in Italia: questo senza contare gli altri social media, che escludo al momento dall'articolo per non divagare troppo.
Si parla, a livello italiano, di milioni di persone, a livello mondiale di miliardi. Un brusio di persone che ogni giorno si connette e interagisce con la rete e con questi social media, lasciando tracce delle proprie attivit ad ogni singolo click di mouse.
Sono numeri spaventosi, assai differenti dai tempi in cui io chattavo con il Videotel e poi con Mirc sulle IRC.

Ma tutti questi numeri ci portano anche ad una riflessione: quale il coinvolgimento di questi utenti?

L'invio e l'interscambio di brevi messaggi (twitter) e la possibilit di iscriversi a gruppi o sottoscrivere l'aggiornamento delle pagine (facebook) significa che dato un input (uno qualsiasi) gli "amici" di un dato mittente, saranno pi o meno interessati a proseguire ed approfondire quanto stato scritto.

Ecco allora che si forma una sorta di reazione a catena: io scrivo, tu leggi, sei interessato e cliccki su di un link, il sito magari ti piace, lo inoltri ad un amico (via mail o con lo stesso canale) o magari scrivi un articolo od un micro messaggio a tua volta …
Questo solo un breve esempio ovviamente, un esempio di coinvolgimento il cui fenomeno oggi non pi sottovalutabile e anzi necessita di nuovi standard di tracciabilit e misurazione.

Questo perch le metriche sinora adottate dalla web analytics iniziano a non essere pi sufficienti. Il coinvolgimento degli utenti rispetto ai socia media tutta un'altra storia.
Un micro messaggio potr anche portarmi su un sito di e-commerce (lead) e magari potr anche generare una vendita (transaction), per i quali si avr ancora bisogno di sapere tutto sulle page views, il numero di visitatori, il bounce rates e le altre metriche, ma sar anche necessario analizzare specifiche metriche che si differenziano a seconda del canale sociale dal quale il tutto ha avuto origine.
Al riguardo ho trovato estremamente chiaro quello che gli amici di Marketing Web hanno approfondito nel loro blog, quando hanno parlato di metriche dei social media.

Queste nuove metriche sono state prese in considerazione dallo IAB (Interactive Advertising Bureau), nei cui uffici si sta lavorando alla definizione di un nuovo standard di analisi che andr sotto il nome di Social Media Analytics.

Misurare i risultati per fare sempre meglio.

Il concetto di fondo della Web analytics quello di analizzare i risultati ottenuti, quindi misurare le azioni di marketing per fare un marketing migliore.

La Social Media Analytics di contro non serve per fare un marketing migliore, piuttosto offre uno strumento di comprensione immediato rispetto al consumatore finale; del resto non scordiamoci che il fine ultimo proprio analizzare (in senso lato) il comportamento dell'utente, e da questo ricavare dei feedback per azioni immediate di business piuttosto che di marketing.

Ad esempio, se leggo che un gruppo di consumatori ha comprato il mio frullatore, ma questi si lamentano che il filo della corrente troppo corto, non devo certo fare una azione di marketing per migliorare l'immagine del prodotto stesso, piuttosto informare i vari reparti di produzione di allungare quel filo.

La sfida ha inizio qui.

Esistono ottimi tool (gratuiti) per monitorare le conversazioni come Google Alerts, Technorati Watchlists, FriendFeed, Yahoo Pipes e altri a pagamento (anche abbastanza costosi). Ovviamente si paga ci che si prende, ma quandi sono disponibili ad investire cifre a 5 zeri?
Se proprio siete curiosi, cos almeno per iniziare, potete concentrarvi sugli strumenti gratuiti.

La vera sfida, una volta scelto lo (gli) strumento(i), non pi tecnologica bens operativa.
Quello che bisogna fare ora definire delle regole per pilotare il coinvolgimento degli utenti tramite i social media, catturare i loro feedback, trasmettere le informazioni giuste alla persona giusta.
E' una vera sfida, che richiede sacrifici, perch il monitoring deve essere costante, ma i vantaggi che ne possono derivare sono – ovviamente – notevoli.

Technorati tags: ,

Social media e le tue vacanze

Imparare a comunicare, aprirsi a nuovi fronti di partecipazione la ricetta di questo web 2.0. Usare i Social Network sicuramente la cosa che va pi di moda, in particolare quella di aprire un account su Facebook, uno tra gli strumenti pi immediati per condividere con un gran numero di persone le proprie idee ed i propri interessi. Creando un “Gruppi” poi, si possono coinvolgere molte persone intorno ad una particolare proposta. E’ un mezzo formidabile per mantenere vive le relazioni…

Non da meno, e un peletto pi professionale Linkedin dove i professionisti, gli imprenditori si rincontrano e si scambiano messaggi sui gruppi professionali o dove semplicemente ci si collega per dire “ci sono anche io”.

Pubblicare video su You Tube, sembra poi essere una moda degli smanettoni con la videocamera, anzi con il videofonino facile. Non parliamo poi di fotografie on-line su Flikr, Picasa e Panoramio.

Ma la cosa che sta andando secondo me molto per la maggiori, quasi al pari di Facebook Twitter, lo strilla cinguettii, dove ogni giorno veicolano milioni di micro messaggi da 140 caratteri (e anche oltre con delle estenzioni – NDR).
Twitter un ottimo strumento di diffusione anche di link interessanti e strategici, infatti molti lo usano (il sottoscritto compreso) per portare all’attenzione dei propri follower link verso risorse e siti web giudicati interessanti.

Ma cosa fare se si in vacanza?

200905110930.jpgNon tutti gli strumenti sopra citati prevedono il concetto di ferie; al momento solo Twitter, anzi Futuretweets lo prevede, uno strumento studiato appositamente per Twitter di cui dovete avere un account (ma era sottointeso, vero?).
Futuretweets permette di programmare l’invio di messaggi quotidianamente, settimanalmente, mensilmente e addirittura annualmente! Basta entrare nel proprio account e sfruttarne le potenzialit.

Un esempio molto utile? Pensate infatti ai post che schedulate per il vostro blog; non sarebbe bello poterli schedulare anche per cinguettare su Twitter? Oppure pensate ad un cinguettio ricorrente (magari abbinando il vostro account Twitter con l’applicazione Facebook che pubblica i medesimi messaggi).

Se questo cinguettio programmato vi stuzzica l’intelletto, allora usate Futuretweets per informare tutti i vostri fan del nuovo articolo.

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